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Blog di Resistenza Ambientale

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VIGILARE SULLA BONIFICA A LO UTTARO

Pubblicato da ambienti su Dicembre 28, 2009

Per la discarica a Caserta l’assessore regionale Ganapini e il sindaco Petteruti
ammettono finalmente la minaccia contro la salute dei cittadini.
Sull’annuncio di intervento dice la sua il Comitato Emergenza Rifiuti: 
“Sarà la volta buona per bonificare quell’enorme palude di veleni?
No di certo se si progetta lì accanto un’impianto di digestione anaerobica.
E intanto nessuno ha cancellato l’articolo di legge che prevede
alla cava Mastroianni, sempre lì, una nuova grande discarica.
Si tratta di distrazioni? Di incongruenze alle quali presto si rimedierà?
O c’è chi vuole ricominciare a prenderci in giro per tessere nuovi “affari”
a danno delle nostre tasche e della nostra salute? “.
      Comunicato Com.E.R. – Comitato Emergenza Rifiuti del  27 dicembre 2009
Non è la prima volta che si parla di bonifica della discarica Lo Uttaro, speriamo almeno che questa volta sia quella buona. Come Comitato Emergenza Rifiuti ci auguriamo che l’annuncio di qualche giorno fa da parte dell’assessore regionale all’ambiente della Campania Walter Ganapini circa lo stanziamento dei fondi per la bonifica dell’intera area ^ sia effettivamente un primo passo nella direzione giusta.
E’ il caso di ricordare che già nel 2005, infatti, la Regione Campania aveva inserito la discarica Lo Uttaro nel piano regionale di bonifica come sito di interesse nazionale. Ma allora non se ne fece nulla. Anzi, nonostante fosse stato informato dettagliatamente della gravità della situazione dai comitati civici, nel 2007 il Commissario Guido Bertolaso, d’intesa con il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis e il sindaco del capoluogo Nicodemo Petteruti ^, decise di realizzare proprio lì una nuova discarica. Quella stessa discarica chiusa dalla magistratura 7 mesi dopo per “disastro ambientale” ^dovuto ad “inquinamento irreversibile”. Quella stessa discarica che il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il senatore Robero Barbieri aveva definito, nel corso di una puntata della trasmissione AnnoZero, un “bomba chimica” ^.
Ci aspettiamo che la magistratura faccia piena luce sulle responsabilità di chi ha avvelenato il territorio e di chi glielo ha consentito, sia con riferimento alla vecchia discarica privata Ecologica Meridionale, sia con riferimento alla discarica Lo Uttaro, voluta dal Commissariato e gestita dal Consorzio ACSA CE3. Per questo motivo il ComER si costituirà parte civile nel processo che dovrebbe iniziare nei prossimi mesi presso il Tribunale di Napoli.
Oggi Lo Uttaro necessita innanzitutto di una messa in sicurezza d’urgenza che preveda l’aspirazione del percolato, presente per migliaia di tonnellate nell’invaso, e ne impedisca l’ulteriore formazione e dispersione nella falda sottostante. Poi ci auguriamo possa arrivare finalmente la bonifica che è operazione assai complessa e delicata.
Ci preoccupa, però, che sia l’ARPAC a doversi occupare della caratterizzazione di Lo Uttaro. Quella stessa ARPAC che nel 2007 aveva ritenuto sussistenti le condizioni ambientali necessarie per la realizzazione della nuova discarica nonostante lo scempio già realizzato con l’Ecologica Merdionale. Quella stessa ARPAC che, dopo il sequestro penale della discarica, ancora negava la gravità della situazione nell’elaborare il piano di caratterizzazione del sito. Come ci preoccupa che ad occuparsi del progetto esecutivo sia l’ASTIR, il carrozzone regionale una volta denominato RECAM, lo stesso che era stato incaricato della mai avvenuta bonifica dei Regi Lagni.
Per questi motivi manterremo gli occhi aperti, affinché questa volta la bonifica si faccia davvero. A tal proposito chiederemo all’assessore Walter Ganapini di consentire ai tecnici che indicammo nel 2007 alla struttura commissariale come componenti del comitato dei garanti della discarica, e che hanno avuto un ruolo decisivo nel consentirci di denunciare l’illecita gestione dell’impianto ^, poi provata dalla magistratura, di poter vigilare sulla corretta esecuzione delle attività di caratterizzazione, di messa in sicurezza e di bonifica dell’intera area.
Già nei primi mesi del 2007 avevamo lanciato l’allarme, anche sulla base di uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità commissionato proprio dalla protezione civile, sui rischi per la salute delle opolazione che vive nei dintorni de Lo Utttaro. Oggi le nostre preoccupazioni vengono raccolte dall’assessore Ganapini, che parla di segnali allarmanti, provenienti dai medici di base, dell’in­sorgenza, soprattutto tra i bimbi, di leucemie e tumori che potrebbero avere una cau­sa scatenante nell’inquina­mento delle falde acquifere del territorio, in particolare nel quartiere Acquaviva di Ca­serta. È però necessario, a questo punto, che gli enti competenti (Ministero della Salute, Regione Campania e Aziende Sanitarie Locali) si facciano carico una buona volta di impostare studi scientifici epidemiologici che ci mettano nelle condizioni di monitorare dal punto di vista sanitario la popolazione in queste zone, con particolare riferimento alle malattie tumorali e alle malformazioni congenite per le quali è dimostrato un nesso di causalità con l’inquinamento del territorio.
È paradossale che nonostante tutte le denunzie, e nonostante il sequestro preventivo della magistratura, proprio nello stesso sito il governo con il decreto legge 90/2008, poi legge 123/2008 ^ , abbia pianificato una nuova discarica (la famigerata cava Mastroianni, in “località Torrione”), e che ora, dopo tutte le incriminazioni e gli stessi annunci di bonifica, a nessuno sia venuto in mente di stralciare quella cava tra le discariche da aprire. Ed è ancora più paradossale che il sindaco di Caserta – lo stesso che quella discarica ha fortemente voluto nel 2007 – sia oggi al fianco di Ganapini per annunciare la bonifica dell’area mentre la sua amministrazione ha intenzione di localizzare proprio in quella zona, appena fuori dell’area da bonificare, nell’ex macello della città di Caserta (costato più di 6 milioni di euro e mai utilizzato a causa della presenza dei rifiuti) un impianto di digestione anaerobica per la cui realizzazione ha chiesto un finanziamento proprio alla Regione Campania.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a decisori politici che, oscillando tra incapacità e malafede, invece di pianificare l’utilizzo del territorio continuano a navigare a vista operando scelte contraddittorie che impediscono la soluzione dei problemi penalizzando gli interessi della collettività.
Sarebbe un grave errore se l’assessore Ganapini avallasse tali scelte inserendo l’impianto di digestione anaerobica nell’area Lo Uttaro tra quelli finanziabili. Come a suo tempo la discarica non è servita a risolvere l’emergenza, ma solo ad aggravare la devastazione ambientale di un’area già fortemente compromessa, con prevedibili conseguenze sulla salute di migliaia di persone che abitano nei dintorni, così quell’impianto non servirà a risolvere i problemi della gestione dei rifiuti della conurbazione casertana ma impedirà ancora una volta la bonifica dell’area de Lo Uttaro.

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ZERO IN RIFIUTI

Pubblicato da ambienti su Settembre 13, 2009


L’EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA E LE POSSIBILI SOLUZIONI IN 8 MINUTI
a cura del Co.Re.Ri. e con la voce di Patrizio Rispo

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L’IMPRONTA ECOLOGICA

Pubblicato da ambienti su Giugno 15, 2009

A Caserta martedì 16 giugno, alle 17.30 nella libreria Pacifico di piazza Vanvitelli a Caserta, ci sarà un incontro con Giuseppe Messina per la presentazione del suo libro

Indicatori per una pianificazione territoriale ecosostenibile
Il Caso Campania
La scuola di Pitagora editrice, 7 euro

Introduce: Prof. Nicola Capone, responsabile collana editorale “I Quaderni” promossa dalla Società di studi politici ed economici
Presenta: Arch. Raffaele Cutillo – Docente di Estetica c/o la Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” SUN, Aversa

Come ci si deve approcciare alla pianificazione territoriale? Nel ricercare una corretta risposta ad una questione cruciale per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio in cui si vive, l’autore ci propone un indicatore aggregato – l’impronta ecologica – e altri tre indicatori: la sostenibilità, la desertificazione e l’energia. Su questi indicatori Messina articola la sua analisi, avanza proposte, presenta esempi su come si dovrebbe pianificare. Prospetta, inoltre, un “Manifesto per il recupero della frazione organica dei rifiuti” e presenta il “Metodo Dialogico” quale strumento utile, specie per la pubblica amministrazione, per coinvolgere nelle scelte che riguardano la localizzazione di impianti con un sensibile impatto ambientale tutti i soggetti interessati, al fine di giungere alla scelta più giusta e quanto più condivisa.
Giuseppe Messina ^ , agronomo, lavora al Ministero dello Sviluppo Economico, è un esperto ambientalista, fondatore di Legambiente Campania e membro del Comitato scientifico di Legambiente. Da anni è impegnato per la difesa del territorio, del paesaggio agrario e delle produzioni tipiche. Esperto in pianificazione ambientale, si è occupato del Piano rifiuti in provincia di Caserta, del Piano Regionale Attività Estrattive in Campania e del Piano di recupero delle aree di cava abbandonate abusive e dismesse in provincia di Caserta.

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PUNTI DI VISTA

Pubblicato da ambienti su Giugno 5, 2009

Di monnezza in strada a Caserta quanta ce n’è? Non ce n’è? E dove finisce o non finisce? Il Comune è la Saba hanno raggiunto davvero il 51% per cento di raccolta differenziata, come ha strombazzato il Comune, in modo da rendere il territorio meno inquinato e la Tarsu più leggera o meno pesante di come potrebbe prossimamente diventare?
Sembra che la risposta a queste domande sia questione di punti di vista. Dal punto di vista del Comune, ovvero del sindaco Nicodemo Petteruti e dell’assessore addetto Luigi Del Rosso, tutto va a meraviglia. Dal punto di vista dei cittadini, come stanno le cose lo ha raccontato ieri anche un articolo – che di seguito riportiamo – del giornale on line interno18.it ^ .

Caserta, torna lo spettro dei rifiuti

Un mese fa il dato ufficiale sul 51% di differenziata, oggi tra via De Nicola e via Fabricat si avvistano nuove mini discariche a cielo aperto
04/06/2009 - Carlo jr. Desgro


Un’immagine di via Enrico De Nicola (foto interno18.it)

Caserta – Lo spettro dell’emergenza rifiuti torna ad aleggiare su Caserta. Critica la situazione che si registra da qualche giorno nell’area adiacente via Enrico De Nicola. Desolante lo spettacolo che si offre a chi transiti lungo quella strada, costeggiando il campo di calcetto sul lato sinistro della Chiesa Ss. Nome di Maria: buste di plastica abbandonate sul marciapiede da cui fuoriescono rifiuti di ogni genere, cassette di legno, pezzi di elettrodomestici in mezzo a stracci e vecchi indumenti ai piedi di un contenitore del tessile e del vetro.
Interpellati telefonicamente, i responsabili della sede centrale napoletana della SA.BA, l’azienda preposta al servizio di raccolta differenziata in città, hanno affermato che interverranno al più presto, sta di fatto che per adesso i rifiuti continuano ad accumularsi ora dopo ora e il risultato è che sembra di essere tornati indietro nel tempo, all’emergenza di due anni fa con le strade di Caserta sommerse dalla spazzatura.
Una situazione analoga si registra infatti a poche centinaia di metri da via De Nicola: in via Fabricat, nei pressi dell’incrocio in cui è localizzato l’ufficio postale di zona, si sta creando da qualche giorno un’ulteriore discarica a cielo aperto, con rifiuti di diversa natura accumulati disordinatamente vicino ad altri raccoglitori di tessile e vetro.
Solo un mese fa la comunicazione di ‘dati ufficiali’ sulla differenziata da parte del Comune di Caserta con cui si gridava al successo della percentuale del “51%” di differenziata realizzata in città. La settimana scorsa, poi, l’annuncio, sempre da parte dall’assessorato all’ecologia del Comune di Caserta, che sarebbero stati intensificati controlli e sanzioni per i trasgressori degli obblighi in tema di raccolta differenziata.
Ma ora, invece, più pragmaticamente ecco parlare i fatti: e i cumuli di rifiuti riversati lungo i marciapiedi e abbandonati ormai da giorni parlano da soli.

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SMALTIMENTO AL TOP

Pubblicato da ambienti su Giugno 3, 2009

La notizia è di stamattina e si trova già in tutta la rete. Per una panoramica e per aggiornamenti si può consultare Lo Uttaro Google News ^ . Riportiamo qui dal Corriere della Sera on line ^ un articolo che ci sembra, anche per la titolazione, tra i più chiari.
Intanto all’inceneritore di Acerra “non c’è controllo per le emissioni” denuncia Tommaso Sodano, ex presidente della commissio­ne Ambiente al Senato, e chiede il sequestro dell’impianto ^.

Hanno attestato l’idoneità degli impianti di smaltimento

Campania, 15 arresti per il caos rifiuti

Ai domiciliari l’attuale presidente della Provincia di Benevento Cimitile (Pd), docenti universitari, funzionari

NAPOLI – C’è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile (Pd), tra le 15 persone arrestate dalla Guardia di finanza e dalla Dia di Napoli nell’ambito dell’operazione “Green” sulla gestione dei rifiuti in Campania durante il commissariamento. Le ordinanze di custodia cautelare, tutte ai domiciliari, hanno raggiunto anche alcuni professori universitari e funzionari della Regione. L’indagine è stata condotta dai pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita.
COLLAUDO IMPIANTI – Nell’elenco figura un solo politico, Cimitile appunto, eletto nel 2008 a capo della Provincia di Benevento con una coalizione di centrosinistra. All’epoca dei fatti contestati era docente e membro della commissione collaudo degli impianti di smaltimento. Dal 2000 al 2006 è stato rettore dell’università del Sannio. L’inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti CDR (combustibile derivato dai rifiuti) campani, in grado di produrre ecoballe di combustibile dalla spazzatura. Le persone arrestate sono accusate di falso: avrebbero attestato la conformità degli impianti, e quindi la capacità di produrre CDR e FOS (frazione organica stabilizzata) a norma, quando le aree erano già sotto sequestro.
ECOBALLE IRREGOLARI – Tra gli arrestati ci sono anche Claudio De Biasio, ex-subcommissario del sottosegretario Guido Bertolaso, e Giuseppe Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo, all’epoca dei fatti direttore dei lavori nei CDR. Altri arrestati sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione, ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco Scalingia. L’attività dei CDR, dal 2005 fino a circa un anno fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di smaltimento, poiché non essendo a norma non possono essere bruciate nei termovalorizzatori di ultime generazioni. Attualmente i CDR continuano a trattare i rifiuti, ma in modo diverso da quanto previsto dalla normativa. (Corriere della Sera on line, 3 giugno 2009)

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VI PROTEGGERÒ SENZA SCAMPO

Pubblicato da ambienti su Maggio 30, 2009

Un altro intoccabile si aggira per l’Italia. Ora in Campania, poi in Sardegna, un intermezzo a Roma, una gita in Abruzzo. No, non è quello che racconta barzellette. Questo che diciamo non cerca mai facili consensi, anzi si può considerare uno specialista nello scatenare dissensi. Tanto lui passa indenne attraverso ogni governo – come gli piace ricordare – e non ha da combattere con avversari e alleati politici o con una moglie scontenta.
Tra i cittadini arriva quasi sempre insieme alle disgrazie: il suo compito dovrebbe essere trovare rimedi. Ma quanti ne ha trovati davvero finora? Difficile stabilirlo: il suo operato è insindacabile, all’occasione segreto di stato e segreto militare.
Quando non diventa un segreto di Pulcinella ^.
Una volta si è dimesso clamorosamente, però solo parzialmente: limitatamente a un incarico che con ogni evidenza non era in grado di gestire e che era diventato per lui una patata bollente.
In genere chi si dimette clamorosamente da incarichi di alta responsabilità torna a casa, almeno per un po’, a meditare sui propri errori o sull’ingratitudine umana. Lui no, neanche un giorno. Comodo. Ha mantenuto intatto il suo impero che dovrebbe proteggerci e che protegge certamente e soprattutto lui e la sua corte. Alla prima occasione, quando ha ottenuto di poter agire oltre ogni rischio di critica, oltre le leggi che lo avevano infastidito, si è ripreso l’incarico in cui aveva dato pessima prova, per giunta potenziato.
Decide su questioni gravi, che spesso riguardano la salute e la vita dei cittadini. In pratica ha potere di vita e di morte sulla popolazione. Dovrebbe essere un motivo in più per sottoporre a regolari e pubblici esami il suo operato, ascoltando anche i cittadini interessati. Ma lui ha chiesto e ottenuto la rassicurazione di prove d’esame stabilite da lui stesso. E’ riuscito a farsi scrivere leggi su misura, piene di “deroghe” alle norme che tutelavano l’ambiente e la salute pubblica. Quasi una patente di infallibilità e di impunità. Un po’ in ritardo rispetto ai suoi desideri. Ma a quel che è stato si può rimediare con gli stralci.
L’agiografia incoraggiata dai suoi fedeli lo rappresenta come un eroe o un santo.
O forse è quasi un papa, come ha azzardato un personaggio autorevole ^.
Con lui si ripropone una questione che per una moderna democrazia dovrebbe essere centrale, uno dei nodi in cui si decide se ci sarà o no ancora una democrazia. La magistratura è al servizio delle leggi e dei cittadini o è al servizio dei governanti di turno, sottosegretari compresi?

NEW  «RIFIUTI STOCCATI IN SITI SOTTO SEQUESTRO»
ECCO L’INCHIESTA CHE ALLARMA BERTOLASO
leggi l’articolo su Il Messaggero on line ^

PRIMA DELL’EMERGENZA RIFIUTI
Un breve profilo di Guido Bertolaso datato 13 gennaio 2005 ^

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MESSAGGI CONFUSIONALI

Pubblicato da ambienti su Maggio 29, 2009

Dopo le notizie sul superamento dei valori di sicurezza per le emissioni inquinanti nell’area di Acerra ^ , l’ARPAC ha diffuso il comunicato che segue. Con precisazioni che intendono frenare le polemiche ma potrebbero invece riattizzarle. Se l’area di Acerra era già tanto inquinata l’anno scorso, e probabilmente nei precedenti, perché andarci ad aggiungere un inceneritore? Avevano ragione gli “ambientalisti” a dire che se un inceneritore fa danni comunque, lì ne avrebbe fatti anche di più?

Con riferimento alle notizie di stampa relative al superamento dei limiti di concentrazione media giornaliera di PM10, si ritiene opportuno precisare che i dati, registrati nel periodo marzo/maggio 2009 dalle tre centraline ARPAC dell’area acerrana, non si discostano da quelli misurati nel corso delle campagne di monitoraggio ex-ante della qualità dell’aria, effettuate negli anni 2006/2007 in ottemperanza alle prescrizioni della competente Commissione Ministeriale di Valutazione Impatto Ambientale.
Si rileva, altresì, che alcuni dei superamenti dei limiti di PM10, riscontrati nello stesso periodo marzo/maggio 2009 dalle centraline ARPAC, sono stati registrati anche durante i periodi di fermo dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra.
ARPAC ha, comunque, programmato per le prossime settimane una specifica attività di controllo e monitoraggio finalizzata all’individuazione della incidenza percentuale delle molteplici fonti di emissione presenti in zona, anche attraverso la speciazione del particolato.
(aggiornamento ARPAC 28 maggio 2009)

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MA CHE BRUTTO AMBIENTE

Pubblicato da ambienti su Maggio 29, 2009

dall’edizione on line della rivista Valori

AMBIENTE, UE: L’ITALIA IL PAESE MENO RISPETTOSO DELLE LEGGI COMUNITARIE

L’Italia è il Paese europeo più indisciplinato dal punto di vista delle politiche ambientali. Lo dimostra il rapporto annuale sullo stato di attuazione della legislazione ambientale europea che per l’Italia registra il record di 45 infrazioni. Il documento, non ancora definitivo, è stato distribuito dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europa per consultazione, prima della versione ufficiale.

leggi tutto l’articolo su Valori on line ^

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CARA, TROPPO CARA

Pubblicato da ambienti su Maggio 29, 2009

È ORA DI RIDURRE LA TARSU !

crowdgreenA CASERTA UN’INIZIATIVA DI:
CITTADINI AUTOCONVOCATI, COMITATO EMERGENZA RIFIUTI, COMITATO RIONE TESCIONE, COMITATO PARCO ARANCI, COMITATO RIONE ACQUAVIVA, GLI AMICI DI ELEONORA
Il volantino:
CASERTA HA LA TASSA SUI RIFIUTI TRA LE PIÙ ALTE D’ITALIA. Eppure il servizio è stato carente negli anni passati ed oggi ancora stenta a decollare il tanto atteso sistema del “porta a porta”. Per questo, dopo una serie di riunioni nei vari quartieri di Caserta, in cui abbiamo raccolto il malcontento e le giuste lamentele di buona parte della cittadinanza, ti invitiamo a richiedere con forza la riduzione della Tarsu 2009 e la compensazione della Tarsu 2007 e 2008 a causa della carenza del servizio.

FIRMA ANCHE TU ! la petizione popolare che inoltreremo al Comune per la riduzione della Tarsu e la sospensione delle procedure di fermo amministrativo per quei cittadini che ancora non hanno provveduto ai pagamenti della relativa tassa per un servizio inesistente o quasi. In Consiglio comunale la petizione dovrà essere discussa ai sensi dell’art. 32 dello Statuto Comunale.

Vieni presso i sottoindicati punti di raccolta firme e chiedi con noi la riduzione della Tarsu:
Comitato Rione Tescione – Sede Venerdì 29 maggio
dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Piazzetta s. Matteo di Tredici – Sabato 30 e Domenica 31 maggio
dalle ore 10.30-12.30
Rione Acquaviva – Parrocchia N.S. Lourdes Venerdì 29
dalle ore 18 alle ore 20
Parco Aranci – Parrocchia Maria SS. Del Carmine e San Giovanni Bosco Via dei Ginepri – Sabato 30 maggio dalle ore 10 alle ore 12

qui il testo completo della petizione per la riduzione della Tarsu
in formato pdf scaricabile ^

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SOFFRIRE E PER GIUNTA PAGARE

Pubblicato da ambienti su Maggio 29, 2009

TRA LE VERITÀ UFFICIALI RIFILATE AI CITTADINI SULLA CRISI DEI RIFIUTI
A CASERTA ARRIVANO CARTELLE TARSU TRA LE PIÙ ALTE D’ITALIA
I rifiuti ricominciano ad accumularsi vistosamente in vari luoghi della Campania, da Ercolano ad Aversa. L’inceneritore di Acerra è avvolto da una nube di mistero oltre che di sostanze inquinanti. Il sottosegretario Guido Bertolaso dice che dei problemi di raccolta sono responsabili i sindaci e promette di punire i colpevoli con il commissariamento. Bertolaso dice che comunque la situazione è sotto controllo e avverte che gli interrogatori della magistratura intralciano i suoi collaboratori, possono spaventarli e intimidirli.
Bertolaso pretende mani libere e impunità per eventuali imprevisti. Tipo il sequestro della discarica e l’accertamento di un disastro ambientale a Lo Uttaro, Caserta. Un impianto a suo tempo garantito da Bertolaso come ”a basso impatto ambientale”, gestito con criteri molto diversi da quelli che nel novembre 2006 aveva garantiti. Al contrario di quanto promesso, arrivarono  rifiuti da tutta la regione e vennero sversati appena un po’ frullati, infinitamente puzzolenti e inquinanti, senza adeguate coperture periodiche, senza adeguati controlli di quel che avveniva “sotto”, in fondo al pentolone tossico della discarica. A Caserta e in comuni vicini, per mesi avvolti nella puzza asfissiante de Lo Uttaro, Bertolaso è noto come un emerito bugiardo. Il che provoca, evidentemente, anche danni di credibilità per ogni legittimo governo e ogni legittima autorità. Danni alle istituzioni prodotti dall’ex commissario per i rifiuti ora sottosegretario, non dai cittadini.
Bertolaso sostiene che le verità sui rifiuti stanno tutte nel sito ufficiale per l’Emergenza Rifiuti (il terzo o quarto, ognuno differente dagli altri). A Bertolaso piace l’ufficialità perché , ora che è anche sottosegretario, probabilmente ritiene di esserne il padrone. Sembra non sfiorarlo il dubbio che i magistrati stiano cercando verità oltre quelle ufficiali, per dar conto ai cittadini di un sistema di gestione dei rifiuti folle, che ha provocato immensi danni alla Campania e all’Italia e i cui autori vengono ancora definiti “eroi” in discorsi ufficiali.
Tra i danni da rifiuti per molti cittadini campani ci sono le tariffe, o tasse, tra le più alte d’italia per il servizio di smaltimento. Nonostante la qualità scadentissima del servizio fornito. Le bollette pesanti non sono i danni peggiori se paragonati con quelli possibili alla salute, ma per molte famiglie le richieste economiche esose aggiungono alle sofferenze e alla paura altri disagi, ai danni la beffa. Perciò a Caserta un coordinamento di comitati e associazioni lancia un’appello per la riduzion della Tarsu e chiede ai cittadini di firmare una petizione da inoltrare al Comune e da discutere in Consiglio comunale, ai sensi ell’articolo 32 della Statuto comunale.
Al prossimo post la petizione e il volantino con tutti gli appuntamenti per firmarla.

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CRISI DIOSSINA NEL CASERTANO 1

Pubblicato da ambienti su Maggio 28, 2009

DOPO L’INCENDIO ALLA ECOREC DI MARCIANISE

UN APPELLO DEL SI.A.A.B
Sindacato Agricoltori Allevatori Bufalini e Bovini

IL SECONDO GIORNO DELL’INCENDIO DEI PNEUMATICI AVEVAMO LANCIATO IL GRIDO “VERGOGNA”. ADESSO SI STA OLTREPASSANDO LA MISURA. SIAAB E ALTRAGRICOLTURA CHIEDONO PER CASERTA L’IMMEDIATA COSTITUZIONE DI UNA UNITA’ DI CRISI.

NEW     la lettera inviata dalla ASL agli allevatori ^
una mappa del nuovo disastro ^

Non solo gli incomprensibili ritardi con cui si è provveduto a domare un incendio di pneumatici al centro dell’interporto Marcianise Maddaloni, costringendo per giorni, tutti gli agricoltori dell’area, non solo gli allevatori, a lavorare barrandosi la bocca con i fazzoletti quasi come i banditi del Far West; poi nessun aiuto, nessun incontro di orientamento, nessuna iniziativa, nessun impegno visibile per salvaguardare lavoro e risorse; solo il solito mezzo sbrigativo che può anche assumere l’ultimo impiegato di un qualsiasi ufficio pubblico: “vi diffidiamo a somministrare ai propri animali alimenti provenienti dalle zone che ricadono entro il raggio di 10 km dall’epicentro dell’incendio”
Dopo il massacro dei poveri nigeriani a Castelvolturno vi è stata la solita gara di big nazionali e rappresentanti di grandi istituzioni, tutti con la frase di rito: Lo Stato c’è.
Lo Stato c’è per chi, per le banche, le imprese in fallimento ad opera di eccellenti truffatori? Perché non c’è mai più per l’agricoltura, i coltivatori, le bufale? Anzi quando si è chiesto di andare fino in fondo per indagare sulla effettiva presenza della brucellosi, hanno fatto finta di non sentire trincerandosi dietro il procedimento amministrativo; alla data attuale solo il 12% degli indennizzi è stato erogato per la mattanza bufalina e quando abbiamo lanciato il pericolo usura magari hanno pensato a qualche trovata propagandistica-corporativa fino a quando non hanno dovuto prendere atto del primo caso eclatante di Francolise.
Da questa ultima vicenda sulla diossina emergono numerose domande e quesiti a cui pretendiamo avere una risposta:

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CRISI DIOSSINA NEL CASERTANO 2

Pubblicato da ambienti su Maggio 28, 2009

L’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Roberto Della Seta, del PD, membro della Commissione permanente Territorio, ambiente e beni ambientali, già presidente nazionale di Legambiente.

Si chiede ai Ministri del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare e dell’Interno di conoscere:
se non intendano urgentemente assumere il provvedimento amministrativo che autorizza la Ecorec allo stoccaggio di pneumatici usati in modo da stabilire se tale autorizzazione è in linea con la normativa vigente;
se non intendano immediatamente verificare se, e quali, azioni di prevenzione la Ecorec srl ha posto in essere dopo che un analogo incendio ha devastato il territorio e l’ambiente circostante allo stabilimento;
se e quali controlli tecnici, ambientali, territoriali e amministrativi e monitoraggio hanno eseguito gli organi competenti, in questi anni, per assicurare che l’attività della Ecorec, così come autorizzata dalla Provincia, fosse sicura e non costituisse problema per gli operatori , per l’ambiente, la salute pubblica e l’agricoltura;
se non intendano immediatamente verificare se esiste un collegamento fra la Ecorec srl di Marcianise e la Ecorec srl di Adro in provincia di Brescia specializzata in servizi ambientali ad operare nel settore artigianale e industriale e nella lavorazione di particolari tipologie di rifiuti non pericolosi;
se non intendano urgentemente verificare se corrisponda a vero che la Ecorec ha ricevuto risorse pubbliche per una bonifica mai avvenuta e che tipo di controlli siano stati promossi dalle autorità preposte alla bonifica stessa;
se non intendano urgentemente effettuare idoneo monitoraggio sanitario su persone e animali esposti ai livelli tossici di IPA, Diossine ed Elementi Potenzialmente Tossici (PTE) liberatesi dopo l’ultimo incendio, in quanto si presume che ci possano essere effetti negativi sulla catena alimentare,
se non intendano immediatamente effettuare, a tutela della salute dei lavoratori, un controllo clinico ed epidemiologico sul personale dei Vigili del Fuoco intervenuto per lo spegnimento dell’incendio;
se non intendano dotare di mezzi e fondi aggiuntivi in modo da permettere alle forze dell’ordine di perseguiti i responsabili materiali, e i mandanti, di questi incendi che hanno causato, quasi certamente, una grave contaminazione ambientale che potrebbe avere notevoli ripercussioni anche a distanza di tempo sulla salute dei cittadini.

il testo completo dell’interrogazione parlamentare sull’incendio a Marcianise ^

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ACERRA OLTRE OGNI LIMITE

Pubblicato da ambienti su Maggio 27, 2009

L’ARPAC RILEVA ECCESSI DI EMISSIONI NOCIVE DALL’INCENERITORE. GLI OPERAI NELL’IMPIANTO NON VENGONO PAGATI E MINACCIANO SCIOPERO. I MEDICI PER L’AMBIENTE DENUNCIANO CON UNA CONFERENZA OGGI AD ACERRA

notizie da ilnolano.it ^

SFORATI ANCHE I COSIDDETTI “VALORI DI SICUREZZA”
Emissioni oltre i limiti dal “termovalorizzatore” di Acerra. Lo ha rivelato mercoledì 27 maggio il Sole 24 Ore. Il quotidiano ha scritto che le centraline attivate dall’Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale Campania) – secondo il report del 17 maggio pubblicato on line – hanno segnalato per nove giorni in due mesi lo sforamento (consentito 35 volte in un anno) dei valori di sicurezza relativi alla concentrazione nell’aria di micro particelle Pm10. Un impianto, quello di Acerra sul quale, secondo il Corriere del Mezzogiorno, pesa anche l’ultimatum di alcune imprese: “O ci pagate o ci fermiamo”.
Il 15 maggio l’Arpac ha registrato la presenza nell’aria di polveri inquinanti per una media giornaliera di 76,3 micron per metro cubo, ben piu’ alta del valore consentito di 50 micron. ”Riteniamo che la concentrazione di tali sostanze sia senza dubbio eccessiva – ha detto il direttore dell’Arpac, Luciano Capobianco – Servono piu’ controlli”. Le imprese, invece, chiedono ”i 10 milioni di euro che lo Stato ci deve, se Bertolaso non ci paga entro la fine di questa settimana, da lunedì chiederemo a molti dei nostri operai impegnati nel cantiere del termovalorizzatore di restare a casa o di lavorare altrove”. La tesi di Bertolaso e’ che i ritardi nei pagamenti sono da addebitare alla mancata o incompleta produzione da parte delle societa’ dei documenti che attestino il regolare pagamento dei contributi ai lavoratori.
IN CAMPO I MEDICI PER L’AMBIENTE
Dopo la notizia del superamento dei valori massimi di emissioni nocive dall’impianto di termovalorizzazione di località Pantano, è sceso in campo il coordinamento campano dell’ Associazione dei Medici per l’Ambiente, sezione italiana dell’ISDE (International Society of Doctors for the Environment). Lo sforamento di Pm 10 per 17 volte su 35 giorni di funzionamento dell’ inceneritore di Acerra (inaugurato il 26 marzo) e la liberazione nell’aria di alte concentrazioni medie di monossido di carbonio e idrocarburi policiclici aromatici, ha messo in allerta i medici che in un loro comunicato hanno sottolineato “quanto sia importante il monitoraggio di tali elementi potenzialmente tossici e ancor di più di quanto l’ incenerimento dei rifiuti indifferenziati, ritenuto a torto, e in maniera superficiale, toccasana dello smaltimento sia una pratica dannosa per l’ambiente e la salute dei cittadini”.
“La gestione industriale,profumatamente pagata con il CIP 6 – proseguono i medici- deve tener conto degli effetti sulla salute delle emissioni gassose senza sottostimarne i rischi, perché l’aria è di tutti ed è assurdo il concetto di ‘discarica aerea … controllata!’ ”. Per questo i medici invitano tutti i cittadini “ad una giusta riflessione auspicando che il controllo ci sia sempre e che le istituzioni competenti ci garantiscano obiettività e trasparenza”.
Oggi giovedì 28 maggio, alle 16, i Medici per l’Ambiente terranno una conferenza stampa nella Casa dell’Umana Accoglienza di Acerra. Parteciperanno Gaetano Rivezzi dell’Isde Campania, Antonio Marfella dell’Isde Napoli, Gennaro Esposito dell’Isde Acerra-Nola.

l’articolo Emissioni oltre i limiti ad Acerra sul Il Sole 24 ore ^

Acerra nel sito dell’ARPA Campania ^

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DELIZIE TURISTICHE CASERTANE, CAPITOLO CAVE

Pubblicato da ambienti su Maggio 26, 2009

Caserta di nuovo alla ribalta. Questa volta a sconcertarsi per il paesaggio della città della Reggia vanvitelliana è stato il giornalista de La Stampa Giuseppe Salvaggiulo. Il suo pezzo, apparso su La Stampa ieri, lunedì 25 maggio, con il titolo L’Italia sventrata e svenduta ^, attacca: “Lo spettacolo è agghiacciante e non si dimentica: un’intera montagna sventrata. Si apre ogni giorno davanti agli occhi degli automobilisti che percorrono l’Autostrada del Sole, all’altezza del casello Caserta Nord. È l’immagine di un paese che deturpa il suo paesaggio, disseminandolo di migliaia cave, e soprattutto lo svende, concedendo concessioni a canoni irrisori, se non gratis. Oltre al danno ambientale, quello economico”. Il resto dell’articolo – ispirato dall’ennesima denuncia di Legambiente – prova a inquadrare la questione cave in generale in Italia, in particolare nel Sud dove è più grave.
Non vorrà dire niente che il giornalista cominci proprio da Caserta? Sarà colpa dell’attore scozzese Ewan McGregor il quale ha dato di Caserta il giudizio “un buco di merda” (“a shit hole”) che sta facendo il giro dei media e della rete internazionali? O non sarà un merito di McGregor? Eh, si, perché bisogna pure che qualcuno fuori di qui se ne accorga che questa città, immaginata da Vanvitelli come un trionfo, intorno alla Reggia, dell’intelligenza urbanistica dell’Illuminismo, si è col tempo sempre più materializzata come effetto della più avida e retrograda stupidità di chiunque decidesse di fare fetenzie che altrove – in luoghi meglio gestiti dai poteri locali e statali, meglio presidiati dall’opinione pubblica – sarebbero state più complicate e rischiose. Vedi la questione monnezza, per la quale a molti è sempre sembrato naturale ripulire Napoli venendo a scaricare i rifiuti a Caserta e nel casertano, nei modi peggiori, come a Lo Uttaro e a Ferrandelle. Contando sul fatto che “tanto quelli sono cafoni e i rifiuti se li tengono senza reagire”, nonché sulla complicità di certi nostri “leader” locali incredibili e fedifraghi (almeno nei confronti del loro elettorato).
A Caserta c’è chi si è indignato per l’uscita di McGregor. Il sindaco Nicodemo Petteruti – in un intervista sul Mattino – ha cercato di farlo passare per un ragazzaccio sprovveduto e ignorante. In realtà McGregor, pur se si esprime da rude scozzese, senza peli sulla lingua, è considerato nel suo paese un personaggio intellettualmente vivace ed è un appassionato di lunghi viaggi nel corso dei quali ha sviluppato un occhio fino per i luoghi, girando quasi tutto il mondo. Basta andarsi a leggere una sua breve biografia per rendersene conto ^.
Indignarsi per i casertani è giustissimo. Ma è inutile e ipocrita farlo contro chi rileva il degrado. Sarebbe molto meglio indignarsi contro chi gli schifi li provoca.

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CASERTA: UNA FAMA INTERNAZIONALE

Pubblicato da ambienti su Maggio 24, 2009

Il ricordo di Caserta di Ewan McGregor comincia al minuto 5.10″, la definizione “shit hole” è al 5.45″

“Ha ragione lui”. “Ma no, dai, ha un po’ esagerato. Quando è venuto a Caserta, la Grande Puzza dello Uttaro ^ eravamo riusciti a bloccarla facendo sequestrare la discarica ^ “. ”La puzza è solo una parte del problema,  forse ha visto come in certe zone hanno costruito palazzi nuovi rubandosi quel po’ di verde che c’era e persino i marciapiedi pubblici”. “O ha cercato di andare in bicicletta e si è accorto che le piste ciclabili sono una presa in giro, si interrompono all’improvviso in mezzo al traffico”. “O conosce De Franciscis, il quale, da presidente della Provincia, l’aveva dichiarato ufficialmente che Caserta è un cesso ^ “.
“Hai visto la pagina che il Mattino ha dedicato alla notizia e alle reazioni?”. “Si, il sindaco Petteruti l’ha presa male … ha detto che McGregor è un maleducato. Ma se fosse per il sindaco, prima con Lo Uttaro, poi col capannone all’ex Ucar, poi con la differenziata truccata … altro che buco di merda! Qui lo sappiamo che abbiamo dovuto respirare come in mezzo a una megafogna a cielo aperto”. “Una volta, in piena Grande Puzza, l’ho vista io una comitiva di turisti giapponesi con mascherine e fazzoletti sul naso. Loro non sono andati in tv, ma chissà che avranno raccontato tornando a casa”. “Te lo ricordi il servizio sui rifiuti di Newsweek con Caserta in copertina? ^
Conversazione sabato sera tra amici in pizzeria sulla nuova  fama di Caserta nel mondo. Tema suggerito dal giudizio sulla città espresso attraverso la tv britannica dell’attore Ewan McGregor, uno degli interpreti del film Angeli e demoni girato in parte alla Reggia di Caserta nel giugno 2008. McGregor, rievocando il suo breve soggiorno, ha dichiarato: “Ho trascorso un paio di giorni a Caserta con mia moglie, ero entusiasta, ricordavo un posto magnifico per averlo visto nel film di Lucas. Dimenticavo che George aveva creato tutto al computer … Il palazzo è in mezzo al più grande buco di merda (“shit hole” in inglese) che ho mai visto” ^.
Chissà, forse McGregor è andato al Crowne Plaza e ha visto e annusato lì a due passi lo stoccaggio di rifiuti nel capannone dell’ex Ucar ^, che in quel periodo sbuffava fetore di fronte alle case della città. O, non conoscendo bene le strade, ha sbagliato a un bivio ed è passato davanti alle montagne di rottami della Ricicla Molisana ^, o davanti al “panettone” ^ , ormai noto monumento delle amministrazioni di questa città e del Commissariato Emergenza Rifiuti, o tra San Benedetto e Maddaloni, in mezzo a cementifici e cave che non dovrebbero esistere ^ . Tutto, effettivamente, a poche centinaia di metri dall’abitato e nel raggio di 2/3 di chilometri dalla Reggia. E McGregor non sa che avrebbe potuto andargli peggio se fosse capitato a Caserta in pieno trionfo de Lo Uttaro, qualche mese prima … o un annetto dopo, con i signori della monnezza che vogliono rimettere le mani sulla discarica raccontando le solite bugie ^.
Un’altra pagina sulla questione il quotidiano Il Mattino, edizione Caserta, l’ha pubblicata oggi, anche raccogliendo un po’ di commenti tra i visitatori della Reggia.

Voi che ne dite?

Il sondaggio permette un solo voto per visitatore del blog. Nella riga finale si può aggiungere un brevissimo commento in alternativa alle tre opzioni precendenti. Per eventuali interventi più lunghi usare il normale spazio di commenti al post. I risultati appariranno in percentuale per il numero di partecipanti.

leggi qui  La Reggia di Caserta tra il degrado e la fiaba in un editoriale di Casertacè ^

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UNA SPORCA NOTIZIA

Pubblicato da ambienti su Maggio 22, 2009

IL CONSORZIO UNICO DI BACINO VUOLE METTERE LE MANI SULLA DISCARICA LO UTTARO
A CASERTA SI TEME CHE SIA PER 
COPRIRE IL VECCHIO DISASTRO E PROVOCARNE NUOVI
SUBITO DIFFUSO UN 
COMUNICATO DI MESSINA E MAIETTA, MOBILITATO IL COMER

blogcimg0002Il Consorzio Unico di Bacino per i rifiuti delle Province di Napoli e Caserta vuole mettere le mani sulla discarica criminale de Lo Uttaro, Caserta. Non è che per ora siano ben chiari il senso e il retroscena della notizia della richiesta di dissequestro apparsa ieri sul Corriere del Mezzogiorno on line. Probabilmente si tratta della frettolosa trascrizione di un comunicato del Consorzio stesso, senza alcuna verifica. Al più sfessato dei giornalisti non dovrebbe riuscire difficile, volendo, stabilire che in particolare le righe in cui è scritto ”Attualmente nella discarica Lo Uttaro sono stoccati, in assoluta sicurezza e senza alcun rischio per l’ambiente circostante, 203.000 tonnellate di materiale risultante dalla lavorazione dei Cdr” sono un assoluto e pericolosissimo delirio, o la prova generale per nuovi misfatti.
Che Lo Uttaro sia stato e sia ancora un disastro ambientale lo hanno stabilito, oltre che
decisivi atti della magistratura ^ , una relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse ^ (organismo bipartisan), nella passata legislatura, e le documentazioni delle molte denunce presentate dal Comer (Comitato Emergenza Rifiuti) in coordinamento con altri comitati e associazioni per l’ambiente della Provincia di Caserta. Lo Uttaro, benché per ora sia sopita la sua asfissiante nube di puzza e di veleni, che a lungo ha reso la vita impossibile a Caserta e dintorni, è tuttora una bomba ecologica. Una bonifica certo è necessaria. L’hanno chiesta a gran voce anche comitati e associazioni. Ma chi la dovrà fare? Con quali criteri e con quali controlli? Avviare l’opera affermando che lì è stoccato “in assoluta sicurezza e senza alcun rischio per l’ambiente circostante … materiale risultante dalla lavorazione dei Cdr” è da imbecilli o da delinquenti. Tra l’altro, non lo sappiamo tutti che schifo usciva dagli impianti per CDR? E se fosse come affermato nel testo sul Corriere, perché ci sarebbe stato il sequestro? E perché la clamorosa denuncia della Commissione Parlamentare, peraltro variamente divulgata dai media ? (vedi un estratto da Anno Zero ^ , vedi un’inchiesta di Raitre ^)
Al diffondersi della notizia della richiesta di dissequestro, da Caserta è stato subito diffuso un comunicato di contestazione firmato da Giuseppe Messina, del comitato scientifico di Legambiente, e da Giovanna Maietta, responsabile del comitato di quartiere Cerasola-Centurano, due personaggi “storici” della battaglia contro la discarica criminale. Il Comer è mobilitato e sta preparando opportune iniziative per la comunicazione ai cittadini e in campo legale.

la notizia apparsa sul Corriere del Mezzogiorno ^:
Lo Uttaro, il consorzio chiede il dissequestro
La richiesta sarà presentata alla Procura di Napoli
dal responsabile del consorzio unico di bacino

CASERTA – La prossima settimana la direzione ed i tecnici del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta avranno in Procura a Napoli un incontro nel corso del quale sarà formulata una proposta di dissequestro della discarica Lo Uttaro, finalizzata alla bonifica del sito al confine tra i territori comunali di Caserta e San Nicola La Strada. Lo annuncia Giuseppe Venditto dirrettore dell La discarica Lo Uttaro fu aperta nell’autunno del 2006 sulla scorta di un protocollo d’intesa siglato dall’allora commissario per l’emergenza rifiuti Guido Bertolaso, dall’allora presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis e dal sindaco della città capoluogo Nicodemo Petteruti. Entrò in funzione nell’aprile 2007 ricevendo materiale di risulta dell’attività dei Cdr, fu sequestrata nel novembre 2007 dal gip del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, Raffaele Piccirillo, e il sequestro venne confermato dalla cosiddetta superprocura di Napoli nel giugno dello scorso anno.
Attualmente nella discarica Lo Uttaro sono stoccati, in assoluta sicurezza e senza alcun rischio per l’ambiente circostante, 203.000 tonnellate di materiale risultante dalla lavorazione dei Cdr. La bonifica di Lo Uttaro e della ex cava Mastropietro, qualora venga accolta la domanda di dissequestro, rientrerà nel programma di bonifica delle discariche attivate nella fase più acuta dell’emergenza rifiuti in Campania e punterà a costituire le condizioni per il ritorno alla gestione ordinaria dei rifiuti su base provinciale.

vai al comunicato di Giuseppe Messina e Giovanna Maietta ^

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FERRANDELLE. FRAGOLE, BUFALE E VELENI

Pubblicato da ambienti su Maggio 21, 2009

Il video su Ferrandelle diffuso da La Repubblica Multimedia mercoledì 13 maggio. Ora anche su You Tube.

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PROVA DI REATI

Pubblicato da ambienti su Maggio 18, 2009

Il video realizzato dal Comitato Mamme e Famiglie di Marcianise, Caserta, poche ore dopo lo scoppio del grande incendio di rifiuti all’Interporto di Marcianise ^ . Perché nessuno è intervenuto con tempestività ed efficienza? Semplice inettitudine, che sarebbe già colpevole, o complicità? Perché le guardie dell’Interporto si preoccupano di mandare via i cittadini che cercano di capire quel che sta succedendo anziché di sollecitare adeguati interventi? La vedete poi l’automobilna dela protezione civile? E’ quella che ci manda il sottosegretario Bertolaso in caso di disastro? E perché nessuno – ambientalisti a parte – ha detto alla popolazione quel che stava succedendo e se c’era almeno da usare qualche precauzione? E ora quali saranno le conseguenze? Nessuna autorità ha fiatato, a partire dai sindaci dei comuni più direttamente interessati: Marcianise, Maddaloni, San Nicola la Strada, Caserta. Ma questi sindaci non sono anche responsabili sanitari del territorio?

qui la denuncia dell’Associazione Medici per l’Ambiente ^ qui l’esposto alle autorità del COMER – Comitato Emergenza Rifiuti ^  da leggere e scaricare in formato pdf

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