Per la discarica a Caserta l’assessore regionale Ganapini e il sindaco PetterutiE’ il caso di ricordare che già nel 2005, infatti, la Regione Campania aveva inserito la discarica Lo Uttaro nel piano regionale di bonifica come sito di interesse nazionale. Ma allora non se ne fece nulla. Anzi, nonostante fosse stato informato dettagliatamente della gravità della situazione dai comitati civici, nel 2007 il Commissario Guido Bertolaso, d’intesa con il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis e il sindaco del capoluogo Nicodemo Petteruti ^, decise di realizzare proprio lì una nuova discarica. Quella stessa discarica chiusa dalla magistratura 7 mesi dopo per “disastro ambientale” ^dovuto ad “inquinamento irreversibile”. Quella stessa discarica che il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il senatore Robero Barbieri aveva definito, nel corso di una puntata della trasmissione AnnoZero, un “bomba chimica” ^.
Ci aspettiamo che la magistratura faccia piena luce sulle responsabilità di chi ha avvelenato il territorio e di chi glielo ha consentito, sia con riferimento alla vecchia discarica privata Ecologica Meridionale, sia con riferimento alla discarica Lo Uttaro, voluta dal Commissariato e gestita dal Consorzio ACSA CE3. Per questo motivo il ComER si costituirà parte civile nel processo che dovrebbe iniziare nei prossimi mesi presso il Tribunale di Napoli.
Oggi Lo Uttaro necessita innanzitutto di una messa in sicurezza d’urgenza che preveda l’aspirazione del percolato, presente per migliaia di tonnellate nell’invaso, e ne impedisca l’ulteriore formazione e dispersione nella falda sottostante. Poi ci auguriamo possa arrivare finalmente la bonifica che è operazione assai complessa e delicata.
Ci preoccupa, però, che sia l’ARPAC a doversi occupare della caratterizzazione di Lo Uttaro. Quella stessa ARPAC che nel 2007 aveva ritenuto sussistenti le condizioni ambientali necessarie per la realizzazione della nuova discarica nonostante lo scempio già realizzato con l’Ecologica Merdionale. Quella stessa ARPAC che, dopo il sequestro penale della discarica, ancora negava la gravità della situazione nell’elaborare il piano di caratterizzazione del sito. Come ci preoccupa che ad occuparsi del progetto esecutivo sia l’ASTIR, il carrozzone regionale una volta denominato RECAM, lo stesso che era stato incaricato della mai avvenuta bonifica dei Regi Lagni.
Per questi motivi manterremo gli occhi aperti, affinché questa volta la bonifica si faccia davvero. A tal proposito chiederemo all’assessore Walter Ganapini di consentire ai tecnici che indicammo nel 2007 alla struttura commissariale come componenti del comitato dei garanti della discarica, e che hanno avuto un ruolo decisivo nel consentirci di denunciare l’illecita gestione dell’impianto ^, poi provata dalla magistratura, di poter vigilare sulla corretta esecuzione delle attività di caratterizzazione, di messa in sicurezza e di bonifica dell’intera area.
Già nei primi mesi del 2007 avevamo lanciato l’allarme, anche sulla base di uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità commissionato proprio dalla protezione civile, sui rischi per la salute delle opolazione che vive nei dintorni de Lo Utttaro. Oggi le nostre preoccupazioni vengono raccolte dall’assessore Ganapini, che parla di segnali allarmanti, provenienti dai medici di base, dell’insorgenza, soprattutto tra i bimbi, di leucemie e tumori che potrebbero avere una causa scatenante nell’inquinamento delle falde acquifere del territorio, in particolare nel quartiere Acquaviva di Caserta. È però necessario, a questo punto, che gli enti competenti (Ministero della Salute, Regione Campania e Aziende Sanitarie Locali) si facciano carico una buona volta di impostare studi scientifici epidemiologici che ci mettano nelle condizioni di monitorare dal punto di vista sanitario la popolazione in queste zone, con particolare riferimento alle malattie tumorali e alle malformazioni congenite per le quali è dimostrato un nesso di causalità con l’inquinamento del territorio.
È paradossale che nonostante tutte le denunzie, e nonostante il sequestro preventivo della magistratura, proprio nello stesso sito il governo con il decreto legge 90/2008, poi legge 123/2008 ^ , abbia pianificato una nuova discarica (la famigerata cava Mastroianni, in “località Torrione”), e che ora, dopo tutte le incriminazioni e gli stessi annunci di bonifica, a nessuno sia venuto in mente di stralciare quella cava tra le discariche da aprire. Ed è ancora più paradossale che il sindaco di Caserta – lo stesso che quella discarica ha fortemente voluto nel 2007 – sia oggi al fianco di Ganapini per annunciare la bonifica dell’area mentre la sua amministrazione ha intenzione di localizzare proprio in quella zona, appena fuori dell’area da bonificare, nell’ex macello della città di Caserta (costato più di 6 milioni di euro e mai utilizzato a causa della presenza dei rifiuti) un impianto di digestione anaerobica per la cui realizzazione ha chiesto un finanziamento proprio alla Regione Campania.
Sarebbe un grave errore se l’assessore Ganapini avallasse tali scelte inserendo l’impianto di digestione anaerobica nell’area Lo Uttaro tra quelli finanziabili. Come a suo tempo la discarica non è servita a risolvere l’emergenza, ma solo ad aggravare la devastazione ambientale di un’area già fortemente compromessa, con prevedibili conseguenze sulla salute di migliaia di persone che abitano nei dintorni, così quell’impianto non servirà a risolvere i problemi della gestione dei rifiuti della conurbazione casertana ma impedirà ancora una volta la bonifica dell’area de Lo Uttaro.










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