AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

A LO UTTARO 2+2 FA MORTE

Posted by ambienti su maggio 24, 2007

NON C’È ALCUN ALIBI PER I RESPONSABILI
LA DISCARICA È UN DISASTRO SANITARIO

Il cuore nero dell’”affare monnezza” in Campania è Lo Uttaro, a Caserta. Qui, intorno alla discarica, gli abitanti di interi quartieri del capoluogo e di tre comuni adiacenti – San Nicola, Maddaloni, San Marco – vivono con la Grande Puzza in casa. Qui ci sono i maggiori rischi permanenti di malattia e di morte per la popolazione a causa della spazzatura. Qui semplicemente la spazzatura viene tolta dalle strade – quando viene tolta – e, insieme a quella proveniente dall’intera provincia e da chissà dove, viene accumulata un po’ più in là. Dovrebbe essere trattata in un impianto per CDR, ma il trattamento se c’è è inefficace, ne cambia poco la sostanza. Con il fetore e con tutti i rischi di infezioni e di altre aggressioni alla salute spostati infine solo di poche centinaia di metri. A distanza di niente dal punto di vista sanitario.
Finora c’erano l’ossessione della puzza e la preoccupazione per i danni a medio e lungo termine provocati dalla varia contaminazione dell’ambiente in corso. Ora, dopo la perizia di Lembo e Santagata, le cui conclusioni si trovano in un post precedente, il disastro diventa immediato. I due esperti hanno affermato che Lo Uttaro è una “scimmiottatura” di discarica e che a loro giudizio lì finiscono rifiuti “tal quali”, oppure sottoposti a sommaria vagliatura. Loro tra l’altro hanno visto stracci, bottiglie di plastica e scarpe. Tutti oggetti che non potrebbero esistere interi in rifiuti “trattati” come dovrebbero essere.
Che significa per la salute avere a pochi passi da casa un deposito di rifiuti “tal quali”, in condizioni di assoluta inefficienza? Un deposito dentro il quale – come è stato documentato – non si provvede nemmeno ad effettuare le operazioni di copertura protettiva quando non è in corso lo sversamento.  E in più ci sono accanto un “sito di trasferenza” malamente gestito e inverosimili siti di stoccaggio tra cui uno, quello chiamato “panettone” →, che da anni marcisce sotto teli di plastica e lascia scorrere percolato all’aria aperta nel terreno circostante, a nutrimento di flora e fauna.

Una breve intervista al professor Marcello Piazza, illustre medico e scienziato specialista di malattie infettive, apparsa oggi sul quotidiano Il Mattino, a firma Bruno Buonanno, chiarisce la situazione.

Ecco il testo dell’intervista.

«Infezioni e tumori, rischio alto»

        Professore Marcello Piazza, i cumuli di rifiuti provocano problemi infettivi?

«Nessuno se la spazzatura venisse raccolta ed eliminata con puntualità. Ma siccome questo non si verifica i rischi di malattie infettive in Campania sono altissimi».

Perché?

«Nei sacchetti dei rifiuti ci sono assorbenti igienici e un’infinità di materiali biologici contaminati. I pannolini dei bambini, i pannoloni degli anziani, iniezioni e flebo utilizzate da malati in cura domiciliare. La sola presenza di feci rappresenta un serio pericolo infettivo perché rende possibile il contagio da epatite A, ma anche da tifo, paratifo, batteri e germi patogeni».

Quei rifiuti rappresentano un forte richiamo anche per i ratti.

«I servizi di prevenzione delle Asl e i Comuni stanno eseguendo derattizzazioni che hanno un’efficacia immediata ma i risultati, dopo pochi giorni, sono superati. I topi diffondono la leptospirosi, malattia grave, che con emergenze del genere diventa di facile trasmissione. I ratti durante le loro incursioni sui rifiuti eliminano la leptospira 2 con le urine. Toccando un sacchetto “sporcato” da un topo è facile contagiarsi».

La spazzatura attira le blatte.

«Purtroppo sì. E la loro presenza rappresenta un rischio forte di presenza di batteri, strafilococchi, salmonella e psaeudomonas. Ma ci sono pericoli ancora più gravi».

Quali, professore Piazza?

«Recenti studi hanno dimostrato che la presenza nei cumuli di spazzatura di helicobacter pylori – responsabile dell’ulcera gastrica e dell’insorgenza di tumori gastrici – aumenta sensibilmente quando c’è scarsa rimozione dei rifiuti. In quei contenitori ci possono essere aghi usati dai tossicodipendenti contaminati dal virus dell’epatite B. Un contagio accidentale è possibile anche a distanza di giorni perché il virus resiste settimane».

Si rischia il contagio solo avvicinandosi ai cumuli di rifiuti?

«No, purtroppo non è così. Mosche, colombi, gabbiani, topi e blatte possono trasferire gli agenti infettivi ovunque».

Basta fare due più due, sommare quello che hanno detto i periti su Lo Uttaro a quello che dice uno scienziato come Piazza, per capire che chi tiene ancora aperta la discarica, nelle condizioni accertate dalla perizia, è responsabile di disastro sanitario e di tentato omicidio volontario. Non solo contro i cittadini più vicini alla Grande Puzza.
Il cuore nero dell’”affare monnezza” in Campania è a Lo Uttaro anche perché qui si perpetua l’intrigo politico politico-economico che dopo 13 anni di gestione dell’emergenza, con spreco enorme di denaro pubblico, ci ha consegnati all’emergenza dell’emergenza. Perciò nessuno vorrebbe parlare de Lo Uttaro. L’affare è così sporco che, se si sapesse in giro la verità, per nessuno dei responsabili ci sarebbero alibi. Perciò secondo il governo e Bertolaso Lo Uttaro è “a basso impatto ambientale”.

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