AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

MA CHE SPLENDORE LO UTTARO!

Posted by ambienti su maggio 24, 2007

Con un comunicato diffuso oggi la ACSA, l’azienda che gestisce la discarica Lo Uttaro, contesta la perizia di Lembo e Santagata che indica nella discarica un pericolo di disastro ambientale e sanitario ^ . Cominciano i giochetti burocratici. Ora sarebbe il caso che la magistratura intervenisse d’urgenza per chiarire. Anche con accertamenti nei dintorni della discarica. Dove serrare le finestre non impedisce alla puzza di entrare e di stagnare in casa, mentre nel cielo si vedono stormi di gabbiani attirati dal fetore, per le vie spuntano topi enormi e mai visti prima, nei giardini cadono uccelli morti.
Ecco il comunicato ACSA.

In relazione alle affermazioni palesemente infondate rese in conferenza stampa dai membri del comitato dei garanti, a seguito del sopralluogo effettuato il 21 maggio presso l’Impianto di discarica Lo Uttaro, la struttura tecnica del Consorzio Acsa Ce/3 precisa quanto segue: La geomebrana posta alle pareti dell’invaso e realizzata in passato dal proprietario Mastropietro nella progettazione di adeguamento dell’invaso non è stato in alcun modo considerata ai fini della impermeabilizzazione sia delle pareti che del fondo. La progettazione a protezione del fondo ha previsto una barriera geologica costituita da materiale piroclastite argillificata artificiale di 1,5 mt circa, con una permeabilità inferiore a K 10-8 cm/s più 1,5 mt di argilla compatta e con una impermeabilità inferiore a K 10-9 cm/s. La continuità e le caratteristiche di permeabilità della barriera geologica su tutta l’area interessata dalla discarica sono state opportunamente accertate mediante indagini e perforazioni geognostiche con gli accertamenti di collaudo. Sulla barriera geologica è stato posto un geocomposito bentonitico multistrato di spessore di 7 mm, su questo è stato posto una prima geomembrana in polietilene ad alta densità (HDPE), i vari teli della geomembrana sono stati tutti uniti tra loro con termosaldatura a doppia pista collaudate con prove a pressione. Per un ulteriore protezione delle matrici ambientali è stata posizionata anche una seconda geomembrana in polietilene ad alta densità (HDPE) da 2 mm, termosaldata a doppia pista e collaudata a pressione. Poi a seguire è stato collocato uno strato uniforme di tessuto non tessuto da 400 gr/mq, su quale è stato depositato materiale arido dello spessore di 50 cm, tale materiale presentava una granulometria fine nella parte a contatto con il manto in HDPE mentre negli ultimi 10/15 cm si è utilizzata una granulometria maggiore per consentire un ottimale funzione drenante. A protezione delle pareti la progettazione ha previsto la realizzazione di una barriera geologica costituita da una sponda a sezione trapezoidale con base minore tre metri e base maggiore 1 metro, costituita da materiale argilloso e compattato. Sopra le sponde, una volte realizzate, viene posto il manto in HDPE di 2 mm avente funzione di inviluppo dello strato di argilla e viene collegato mediante saldatura a doppia pista al telo in HDPH dell’anello sottostante. La realizzazione completa dell’anello rappresenta l’area utile per l’abbancamento del rifiuto. Nel sopralluogo il dottor Santagata ha potuto constatare che l’area del primo anello è stato completamente utilizzata e pertanto erano in atto i lavori di realizzazione del secondo anello perimetrale, lo stato dei lavori al momento del sopralluogo riguardavano la configurazione della sponda in argilla non ancora coperta ed era evidente la fuoriuscita, alla base della suddetta sponda, della geomembrana del primo anello. Tale lembo risulta libero in quanto costituisce il punto di attacco della geomembrana che ricoprirà la sponda del secondo anello. Inoltre la termosaldatura a doppia pista, rispetto al margine esterno del telo in HDPE è più interna di circa 20cm, cioè i vari teli sono sovrapposti per circa 40 cm e la saldatura non interessa mai la congiunzione di due margini esterni di due teli. La saldatura è realizzata a circa 20 cm interni, quindi nella visione di due fogli sovrapposti vedendo il margine esterno libero è facile cadere in errore e considerare che i suddetti fogli non sono saldati. Inoltre è opportuno ribadire che il lato osservato dal dottor Santagata non è stato completato e quindi non ancora sottoposto a collaudo, infatti risultava libero, visibile e non affatto utilizzato alla coltivazione dei rifiuti. Il dottor Santagata è sceso nell’invaso munito solo di un paio di stivali senza mascherina e guanti, girando sulla cella giornaliera dei rifiuti non ancora compattati e distesi, tale ispezione è durata circa 30 minuti, ciò fa comprendere che i rifiuti erano costituiti da frazione organica stabilizzata, diversamente tale passeggiata non sarebbe stata possibile, in quanto in presenza di una frazione organica fresca l’odore acre non avrebbe consentito di sostare più di un solo minuto, oltre al fatto che sarebbe sprofondato per circa mezzo metri nei rifiuti. Il dottor Santagata ha lamentato che si è formato percolato, in quanto ha osservato nel fondo del collettore di raccolta del percolato. La profondità della tubazione è di circa 6 metri, con apposita asta si è constatato che il percolato si è formato ad una profondità di circa 5.70 metri, il che significa che il collettore è pieno per i primi 30 cm, le pompe partono in automatico quando il suddetto livello raggiunge 1 metro. Il tubo di collegamento dalla pompa alla cisterna è costituita da un unico tubo senza giunture in HDPE semi rigido girevole ma non pieghevole, la strozzatura rilevata non rappresenta altro che un adeguamento a curva del tubo che non riduce assolutamente il funzionamento e la capacità di portata del tubo stesso. Quindi con il percolato non si è raggiunto nemmeno il livello minimo di pescaggio che è pari a 1 metro.

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