AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

LE MANI SU LO UTTARO

Posted by ambienti su giugno 29, 2007

PER L’AREA DI CASERTA OCCUPATA DALLA DISCARICA TRAPELANO NOTIZIE DI MISTERIOSI PROGETTI PER IL “DOPO EMERGENZA”. PERCHE NON C’È UN CONFRONTO PUBBLICO? A CHI GIOVERANNO QUESTI PROGETTI? INTANTO ESSI APPAIONO IN CONTRASTO CON ACCERTATE ESIGENZE DI TUTELA E DI RIQUALIFICAZIONE DELL’AMBIENTE. SONO UNA VIA PER APRIRE ALLA PRIVATIZZAZIONE SELVAGGIA? PERCHÉ NON SI PUNTA INVECE AGLI ACCORDI AMBIENTALI, CONCORDATI TRA GLI INTERESSATI AL TERRITORIO, PREVISTI DALLA UE? E COSA PENSA DI TUTTO QUESTO LA COSIDDETTA SINISTRA?

del dottor Giuseppe Messina
Esperto del ciclo di smaltimento dei rifiuti, già assessore all’ambiente del comune di Caserta

Sul Mattino Caserta de 26 giugno scorso, nell’articolo “Oltre Lo Uttaro, alla ricerca di atri siti” a firma Antonio Pisani, si è letto: «Anche il sindaco Petteruti avrebbe proposto un sito per lavorare l’umido. Nei giorni scorsi si è parlato dei locali dell’ex macello, chiesto tra l’altro dall’Acsa per ospitare l’autoparco».
Non è dato sapere, al momento, quel che di vero c’è nella notizia, visto che questa amministrazione non ammette alcuna possibilità di confronto democratico, e visto che il programma elettorale per il quale Petteruti è diventato sindaco è stato già largamente disatteso. Vero è invece che finora le scelte adottate sono state caratterizzate da una sconfortante quanto preoccupante superficialità e demagogia, in cui sono stati semplicemente ignorati il rispetto dell’ambiente, dei bisogni della gente, della legge (accusata da De Franciscis, Petteruti e Del Rosso di creare problemi). A chi giova tutto questo? Le prime risposte pare che stiano incominciando ad arrivare. Forti e chiare.
La politica adottata da Petteruti & C. in materia di smaltimento dei rifiuti non tiene assolutamente conto delle matrici ambientali. L’insistere a premere su Lo Uttaro, zona già interdetta alle coltivazioni, poiché a rischio, e già dichiarata “sito di interesse nazionale”, per l’estremo livello di degrado e di inquinamento, potrà forse portare nell’immediato ad apparenti soddisfazioni delle esigenze di protezione, tutela, efficienza. Ma attraverso gli effetti indiretti si finirà per conseguire risultati opposti alle intenzioni. Naturalmente alle intenzioni dichiarate.


È da ricordare che l’ amministrazione comunale già nel 1995 aveva prospettato al prefetto Improta la possibilità di allocare sul territorio comunale un impianto di compostaggio già finanziato e i cui fondi – 20 miliardi e 400 milioni di lire – furono invece utilizzati da Bassolino, nel 2003, per pagare i “Lavoratori socialmente utili” di Napoli!
Il Commissario di Governo-Prefetto di Napoli istituì il Gruppo Tecnico di Diagnostica, formato da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Servizio Geologico Nazionale, dell’ENEA, dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Gruppo operativo per verificare la fattibilità territoriale dell’impianto di compostaggio.
La richiesta del comune di Caserta non poté essere accolta in quanto, anche dopo una ricognizione aerea, non furono individuati dal Gruppo di Diagnostica siti adeguati ai sensi di legge. Neanche nell’ambito dei territori di San Nicola La Strada e di San Marco Evangelista. Furono invece individuati ben tre siti nel territorio del comune di Maddaloni e due in quello di Marcianise. La situazione ambientale di Caserta e Marcianise intanto, negli utimi 12 anni, è ulteriormente peggiorata. Oggi i territori dei due comuni dovrebbero essere interessati esclusivamente da azioni urgenti di messa in sicurezza e bonifica. Come peraltro programmato da uno specifico piano della Regione e del Commissario di governo per le bonifiche dei siti inquinati.
Su Maddaloni, visto che esistono indicazione tecnica e opzione politica della stessa amministrazione locale, occorre subito, per correttezza e per dovere di prudenza, effettuare una ulteriore verifica tecnico-ambientale e, in caso positivo, avviare senza indugio la costruzione dell’impianto di compostaggio. La gestione dell’impianto dovrebbe essere affidata al Consorzio obbligatorio Acsa CE3, con adeguati e trasparenti sistemi di controllo.
Le continue accuse di De Franciscis sulle passate gestioni dei Consorzi sono condivisibili. Vorremmo sentire però il programma per superare tale situazione. O vuole il presidente della Provincia tornare ai privati, con tutto quello che di deleterio per la nostra terra ha significato e, vista l’esperienza, potrà ancora di più significare?
Il percorso più semplice per raggiungere nel settore obiettivi utili sono gli accordi ambientali (partecipazione negoziata, accordi volontari, ecc.) concordati con tutti gli attori presenti sul territorio. Gli accordi rappresenterebbero la migliore traduzione del “principio di responsabilità condivisa”. Un sistema di questo genere è fortemente voluto dalla U.E. ed è già stato sperimentato sia a livello comunitario sia a livello nazionale. Tutto ciò però non appartiene alla cultura politica dei decisori politici casertani. Sembra decisamente illusorio ipotizzare di introdurre Sistemi di gestione ambientale, l’Agenda 21 locale, bilanci ambientali o certificazioni ambientali, quando i problemi di fondo che si presentano attualmente riguardano credibilità e affidabilità, oltre che trasparenza, democrazia e legalità.
Cosa pensa di tutto questo la cosiddetta sinistra?

Caserta, 28 giugno 2007

Una Risposta a “LE MANI SU LO UTTARO”

  1. Luigino said

    “Trapelano notizie di misteriosi progetti”. Dispiace che un’intelligenza come quella di Messina sia ormai (a ragione o a torto) votata al complottismo semplice semplice.
    Se questo blog serve ancora a fare chiarezza e informazione e se la parola “notizie” ha ancora lo stesso significato da tutte le parti compreso il vocabolario per favore Messina le racconti tutte.
    Ce ne sono altre da leggere e commentare, come quella dell’inchiesta ennesima su Bassolino e co. pre e post Catenacci.
    Telefonate molto chiare, pubblicate oggi da Repubblica e corriere del mezzogiorno, che fanno dire ai pm che tutto era pilotato, un’emergenza appiattita sull’emergenza. Se Lo Uttaro si avvia ad essere (anche) questo, scusatemi ma c’è bisogno di analisi seria e articolata (avete le forze per farlo), prevenire gli affari, non parlare delle caccole nel naso.
    Tanto, se le statue dovranno cadere, non sarà per le caccole.
    In merito all’informazione casertana di cui scrivevamo in molti nei giorni scorsi (Caffè e altro, ma non solo), mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Gazzillo (vicepresidente del Corecom, organismo di emanazione regionale, che dai fondi regionali ha preso risorse per le sue pubblicazioni cartacee diffuse in ogni dove e che dalle linee di indirizzo regionali ha preso direttive).
    Ringrazio tutti, di tutti c’è bisogno per capire tutti.

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