AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

DOVE VA LA CAVA?

Posted by ambienti su agosto 24, 2007

A DEVASTARE L’AMBIENTE NEL TERRITORIO DI CASERTA
NON CONTRIBUISCE SOLO UNA FOLLE GESTIONE DEI RIFIUTI.
CI SONO ANCHE CAVE E CEMENTIFICI, ORA DA DELOCALIZZARE.
PROSSIMO SCEMPIO PER PIETRAVAIRANO E IL MONTE MONACO?
I CITTADINI NON CI STANNO E HANNO DETTO UN CHIARO NO.
LE ALTERNATIVE RAGIONEVOLI SI POTREBBERO TROVARE.
L’IMPRENDITORE INGEGNER MOCCIA NON FORZI LA MANO
E I RESPONSABILI POLITICI FACCIANO PRESTO IL LORO DOVERE.

di Giuseppe Messina – Comitato Scientifico di Legambiente

La notizia. L’ingegner Gennaro Moccia sarebbe pronto ad acquistare la terra nel comune di Pietravairano per allocare il cementificio di Caserta e aprire una cava al servizio dell’impianto. I fatti. All’indomani dell’Operazione Olimpo (anno 2004), eseguita dalla magistratura sammaritana, dopo decine di anni venne smantellato un sistema malavitoso che ha interessato il settore estrattivo casertano che, con la complicità di colletti bianchi e la quasi assenza della politica, ha consentito la realizzazione di un disastro ambientale valutato in milioni di euro e che ha cambiato il paesaggio dei colli tifatini e inciso profondamente sul microclima del territorio. Il Piano Regionale delle Attività Estrattive ha dichiarato l’area casertana Zona ad alta Crisi Ambientale per cui ogni attività estrattiva deve dismettere e il costruendo policlinico universitario hanno generato un processo irreversibile: Moccia e Cementir devono delocalizzarsi o il policlinico non si farà.
Da diversi anni il gruppo Moccia (a differenza del Gruppo Caltagirone) si è posto il problema sul dove andare, ma non si è posto quello su come fare. Così, dopo molteplici incontri, assicurazioni varie e a vario livello istituzionale e politico, Moccia avrebbe optato, in virtù delle norme contenute nel PRAE, per Pietravairano ed esattamente il monte Monaco, una gemma dell’esaurendo patrimonio ambientale e paesaggistico di Terra di Lavoro, massacrato dalla camorra e da una classe politica incapace, quando non corrotta, che con i rifiuti, la diossina, le cave, la speculazione edilizia sta riducendo l’intero territorio ad un deserto popolato da decine di ipermercati. Ma a seguito dell’insorgere della società civile di quelle zone e della netta presa di posizione delle associazioni ambientaliste, gli amministratori locali sono stati costretti, in qualche modo, ad uscire da una sorta di ambiguità e i decisori politici, a partire da quelli provinciali, ad assumersi le loro responsabilità in ordine al governo del territorio e al suo uso.

Nell’incontro pubblico, tenutosi a Pietravairano e promosso dal comitato locale contro il cementificio, il 12 luglio scorso, dal presidente della commissione ambiente Massi, all’assessore provinciale all’agricoltura dell’Aquila, dal capogruppo DS Ciardiello, e poi dai deputati e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici presenti all’incontro, chi in un modo chi in un altro, si sono, senza esclusione alcuna, pubblicamente impegnati per impedire l’insediamento Moccia a Pietravairano e risolvere, in ogni caso, la delocalizzazione del cementificio da Caserta.
Legambiente, coerentemente con l’impegno assunto, ha subito presentato al Comune e al Comitato di Pietravairano una precisa “proposta alla provincia di Caserta individuazione, attraverso un processo trasparente e partecipato, del sito per il nuovo insediamento del complesso industriale Moccia”. La stessa proposta è stata poi presentata al Genio Civile in occasione dell’incontro tra le parti il 24 luglio u.s.
Gli ambientalisti hanno posto un problema di merito e di metodo sulla questione, in considerazione del fatto che: il ciclo del cemento s’incrocia con quello dei rifiuti (si pensi alla possibilità di utilizzare i veri prodotti del CDR nel forno dei cementifici, così come si fa in altre parti d’Italia e con lo stesso gruppo industriale di cui fa parte Moccia) e potrebbe bloccare la costruzione dell’inceneritore di Santa Maria La Fossa; la costruzione di un terzo inceneritore in provincia, quello della Cacem, pone un problema sul Piano Territoriale di Sviluppo e la giunta provinciale dovrà finalmente dire se vuole portare avanti il programma elettorale per il quale l’Unione ha vinto e legittimamente eletti i suoi rappresentanti o continuare a muoversi come “ombre fra le ombre”.
Considerato, infine, che le alternative esistono, ma che ciascuno deve fare la propria parte, ora, i decisori politici facciano il loro dovere e l’ingegnere Moccia non forzi le situazioni ma chieda garanzie sui tempi e le procedure e stimoli quanti sono preposti a programmare, ad indicare, e decidere, sapendo che, senza quella società civile e quel movimento di opinione che è costituito dall’universo delle associazioni ambientaliste, l’unico risultato sarà quello di replicare la vicenda Lo Uttaro e di quello che, aldilà delle sentenze, ha generato nella società casertana e del suo rapporto con la politica e le istituzioni.

Caserta, 23 agosto 2007

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