AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

ALLA SVELTA CONTRO I VELENI

Posted by ambienti su ottobre 20, 2007

PER FERMARE LA DISCARICA-DISASTRO A LO UTTARO, CASERTA
NUOVE INIZIATIVE LEGALI DEL COMITATO EMERGENZA RIFIUTI
E UNA LETTERA ALLE AUTORITÀ PERCHÉ SI PRENDANO SUBITO
PROVVEDIMENTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA,
GLI ANNUNCI DATI STAMATTINA IN UNA CONFERENZA STAMPA
CHE SI È TENUTA AL CIRCOLO NAZIONALE DI CASERTA

Un esposto alla Procura della Repubblica, uno alla Corte dei Conti, una lettera al prefetto-commissario Alessandro Pansa ^ e una per chiedere a tutte le autorità responsabili, e innanzitutto al sindaco di Caserta per le sue funzioni, l’immediata chiusura della discarica pericolosa a Lo Uttaro ^. Queste sono le prime iniziative intraprese dal Comitato Emergenza Rifiuti – e annunciate stamattina in una conferenza stampa al Circolo Nazionale di Caserta – in riferimento alla relazione del CTU professor Salvatore De Rosa ^ per l’azione giudiziaria in corso presso Il Tribunale di Napoli. La relazione ha confermato tutti gli elementi di allarme sull’impianto che sta avvelenando aria, terra e acqua a Caserta e in almeno tre comuni limitrofi (San Nicola La Strada, Maddaloni, San Marco Evangelista), dove vivono oltre 200 mila persone. Indica inoltre sviluppi e retroscena inquietanti di una vicenda dalla quale potrebbero emergere gravi responsabilità penali. Mentre nelle strade della zona, e di molti luoghi della provincia, si accumulano i rifiuti che, secondo le promesse fatte circa un anno fa, avrebbero dovuto essere smaltiti in fretta e con efficienza grazie alla discarica.
Della situazione rifiuti a Caserta e della discarica a Lo Uttaro i maggiori responsabili – il commissario governativo Guido Bertolaso (poi sostituito da Pansa), il sindaco della città Nicodemo Petteruti, il presidente della Provincia Sandro De Franciscis, firmatari del Protocollo d’Intesa in base al quale è stato riaperto nell’aprile scorso l’impianto – spesso hanno preferito non parlare e non far parlare. Perché è qui che si possono verificare in pieno l’inettitudine e il fallimento delle azioni promesse e pubblicizzate come rimedi per la cosiddetta “emergenza rifiuti” in Campania che dura ormai da circa 14 anni.
La discarica a Lo Uttaro era stata addirittura indicata come “modello virtuoso” rispetto alla situazione regionale. Una virtù che ha forse fruttato qualche momentaneo credito politico-mediatico a chi ha organizzato lo scempio, ma che ai cittadini di Caserta e dintorni è costato già mesi d’inferno e minacce sicure per la loro salute di cui è difficile calcolare quanto dureranno ancora, anche se, come appare indispensabile, la discarica verrà immediatamente chiusa.
E i rifiuti dove li mettiamo? È questa la domanda con cui chi ha il compito di decidere sui rifiuti terrorizza la popolazione, per difendere scelte scriteriate. Mentre in realtà i rifiuti, a Caserta e altrove, continuano a restare in strada con i conseguenti micidiali effetti. A tutto questo il Comitato Emergenza Rifiuti non ha opposto semplicemente un no, ma ha anche sempre indicato razionali vie alternative e la necessità di un confronto pubblico sui nodi di un sistema che finora è stato capace di provocare solo catastrofi.
Nel corso della conferenza stampa l’avvocato Luigi Adinolfi, che sta conducendo l’azione legale ex articolo 700 c.p.c. per la chiusura della discarica – udienza al Tribunale di Napoli il prossimo 7 novembre – ha spiegato come la relazione De Rosa definisca una maggiore entità, con rilevanze anche penali, del misfatto ambientale segnalato nella prima sentenza dell’agosto scorso, che portò per un giorno alla chiusura della discarica, riaperta per un “reclamo” da parte del Commissariato.

Nonostante l’ostruzionismo praticato anche nei suoi confronti da parte di alcuni detentori delle documentazioni, De Rosa ha potuto accertare che restano ignote le ragioni per cui è stato prescelto il sito Lo Uttaro a preferenza di altri in contesti meno critici, e che il progetto preliminare e i relativi rilievi indicavano un’area differente da quella poi utilizzata. Sono stati persino stanziati 70 mila euro per l’eliminazione di piante di alto fusto del tutto inesistenti nel sito effettivamente utilizzato. C’è inoltre la conferma che la nuova discarica è andata a coprire e a nascondere precedenti situazioni di abuso con conferimenti “di cui non si conosce la natura” (come segnalato in una dichiarazione 28/7/1995 del prefetto Catalano e in una nota 16/2/2001 della Prefettura di Caserta).
Giuseppe Messina, del comitato scientifico di Legambiente, anche tra i principali animatori del Comitato Emergenza Rifiuti, ha ricordato che danni come quelli provocati attraverso Lo Uttaro alla falda freatica “possono diramarsi per molte centinaia di chilometri e durare addirittura oltre un millennio”. Ha detto Messina: “C’è chi ha puntato a far diventare la Campania una pattumiera tossica. Se non si comincia a rimediare subito, con le bonifiche, che a Caserta devono essere immediate e veloci, questa sarà una delle maggiori catastrofi mai viste dall’umanità. Neanche nel più sgangherato paese sudamericano sarebbe venuto in mente a qualcuno di aprire una discarica a 400 metri da un nuovo albergo a 5 stelle, dall’area in cui dovrebbe sorgere un Policlinico, da quartieri densamente abitati. E per giunta questa è, come da mesi stanno ripetendo i nostri tecnici nel comitato garanti, i dottori Lembo e Santagata, solo una caricatura di discarica”.
L’avvocato Adinolfi ha chiesto al Tribunale di Napoli la conferma del precedente provvedimento del giudice Como che imponeva la chiusura. Ciò, ha dichiarato, anche «al fine di impedire che chi ha inquinato lucrando a danno della collettività, abbia alla fine un premio in denaro pubblico, con esenzione dall’obbligo di bonifica del sito da lui inquinato come stabilito dal Commissariato per le bonifiche dei siti inquinati. La bonifica con spese a carico dell’inquinatore era l’unica cosa che per legge e logica poteva essere fatta su quel sito, e non certamente un esproprio da indennizzare con i soldi dei cittadini – ed eventuali altri indennizzi per ristoro e danni – per tombare rifiuti tramite la realizzazione di una nuova discarica che si sovrappone ad una abusiva che ha sversato e che continua a sversare milioni di metri cubi di percolato nella falda».
Il Comitato Emergenza Rifiuti non ha trascurato neanche stamattina gli aspetti propositivi. Ha chiesto formalmente l’avvio immediato nei comuni della provincia della raccolta differenziata con il sistema porta a porta. Per un altro anno a Caserta, e altrove nella regione, si sono preparati solo pasticci avvelenati e non si sono progettate e attivate alternative. Negli ultimi mesi l’attutirsi, soprattutto mediatico, della cosiddetta “emergenza rifiuti” è stato effetto di un maldestro gioco di prestigio. Solo l’avvio di un ciclo razionale di smaltimento dei rifiuti potrà scongiurare altri disagi per la cittadinanza e altre catastrofi.

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