AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

Archive for 31 dicembre 2007

CASERTA SENZA BOTTI

Posted by ambienti su dicembre 31, 2007

Evviva Petteruti. Ieri, domenica 30 dicembre, il sindaco di Caserta ha firmato un’ordinanza che vieta la vendita di fuochi d’artificio e giochi pirici di qualsiasi tipo. Vietato anche usare, accendere o utilizzare i fuochi d’artificio, per evitare rischi d’incendi tra i cumuli di rifiuti diffusi nel territorio. Ieri gli incendi di rifiuti nel napoletano hanno richiesto numerosi interventi dei vigili del fuoco.
Qualche volta il nostro sindaco ci piace. Certo ci sarebbe piaciuto di più se ci avesse pensato almeno un giorno prima, in modo da poter rendere più noto ed efficace il provvedimento antibotti.

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SOLO UN RINVIO PER LA STANGATA TARSU

Posted by ambienti su dicembre 31, 2007

 di Gerardo D’Amore, di a-margine.org ^

La stangata del’aumento TARSU in Campania non è stata evitata, ma soltanto rinviata al gennaio 2009. Il Consiglio dei Ministri del 28 dicembre scorso, convocato per l’approvazione del decreto cosiddetto “milleproroghe”, ha sciolto un nodo legislativo permettendo di allineare alle altre regioni la Campania, divenuta pattumiera d’Italia, e di impedire aumenti ingiustificati per un servizio di raccolta e smaltimento rifiuti non reso e già pagato a caro prezzo ^.
Al danno delle emergenze avrebbe potuto aggiungersi la beffa dell’aumento della TARSU per effetto dell’art. 7 del decreto Bertolaso, convertito in legge a Luglio 2007, dov’è previsto che la TARSU, in deroga al decreto legislativo 152 del 2006, si trasformi da tassa in tariffa.
«I comuni della Campania” – detta la legge – adottino immediatamente iniziative per assicurare che, a decorrere dal primo gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni, ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano applicate misure tariffarie atte a garantire complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti».
Non più, quindi, coefficienti per stabilire l’importo della TARSU, ma la necessità di applicare tariffe idonee a coprire i costi di gestione del servizio e, al contempo, provvedimenti per i comuni inadempienti.
Le continue emergenze costano tanto ai cittadini e, secondo la norma, avrebbero dovuto essere pagate attraverso la TARSU. Infatti, la Finanziaria prevede, per tutto il territorio nazionale, una proroga delle tariffe per l’imposta sui rifiuti che, però, non riguarda la Campania proprio in virtù della deroga disposta dal decreto Bertolaso.
Nel citato Consiglio dei Ministri si è deciso, altresì, di sostituire Pansa (in scadenza di mandato il 31/12/07) con il suo vicario, il neoprefetto Umberto Cimmino, in carica fino al 30/11/08 con compiti di “gestione”. Dovrà aiutare comuni e regioni ad uscire dall’attuale, infinita, fase di straordinarietà e sarà affiancato da un’altra figura, nominata successivamente da Prodi, che provvederà, invece, a liquidare economicamente la pesante eredità di 14 anni di debiti contratti dai precedenti commissari. I nomi che circolano, al riguardo, sono quelli di Giovanni Corona (dirigente di Palazzo Chigi) o di altra persona esperta in materia contabile (magistrato della Corte dei Conti).
Anziché eliminare, come da più parti richiesto, l’istituto fallimentare del commissariato, si è provveduto a sdoppiarlo (all’insegna della riduzione dei costi della politica).
E attenzione: il raddoppio della TARSU non è stato scongiurato anche perchè tra i poteri del nuovo commissario, successore di Pansa, rientra quello di emettere una nuova ordinanza, in sostituzione del decreto Bertolaso, per adeguare le tariffe agli elevati oneri di smaltimento.

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IL MONDO VISTO DA CARABOTTOLI

Posted by ambienti su dicembre 31, 2007

carabottolib.jpgA Giugliano – Taverna del re ci sono stati i feriti, per Carabottoli di Carinola si è in attesa della perizia idreogeologica che dovrà accertare se la falda d’acqua che c’era a mezzo metro sotto il terreno c’è ancora o se è magicamente sparita per permettere la sistemazione delle ecoballe, a Pignataro Maggiore il presidio contro la discarica sta organizzando per la notte di San Silvestro un’enorme tombolata davanti ad un falò. Per non parlare del rebus di Pianura, Napoli, e del resto della regione.
Com’è il mondo visto dalla parte di chi all’improvviso avverte la minaccia che il suo spazio vitale si trasformi, senza nessuna logica, in un immondezzaio? Dalla parte di chi decide di opporsi alle scelte sconsiderate conseguenti a 14 anni di inettitudine, o peggio, della classe politica? Giulio Finotti aveva aveva già scritto una cronaca da Carabottoli segnalata da Ambienti. Qui proponiamo una nuovo scritto di Finotti e di un altro “antico resistente antidiscarica (Lo Uttaro)”, Pasquale Costagliola (nella foto) , in missione in un territorio che dalle ecoballe sarebbe irrimediabilmente devastato.

Una notte a Carabottoli è un esperienza illuminante per chi vuol capire la condizione del nostro territorio nel contesto dell’emergenza rifiuti e le implicazioni sociali e psicologiche che gli fanno da complemento. La notte del 27 dicembre, in un surreale clima bellico, s’aspettava un attacco in forze della polizia per impadronirsi dell’area presa di mira da Pansa, un luogo in cui scaricare i rifiuti incellofanati. Il tam tam che spande l’allarme fino a Caserta mobilita le coscienze e come “antichi resistenti antidiscarica” abbiamo deciso di portare la nostra solidarietà alla gente di Carinola, di Francolise, di Sant’Andrea al Pizzone.
Siamo arrivati alle due di notte nell’accampamento dei dissidenti, un autentico avamposto di civiltà di fronte all’assalto delle forze distruttive del commissariato di governo. Un vero e proprio campo dei ribelli con tende e fuochi, trattori e camion. Uomini e donne, vecchi e bambini, in attesa nel freddo polare di una notte d’inverno, recitano rosari e cantano novene.
Dal 12 dicembre sono state rizzate tende e fissati avamposti su questo pezzo dell’antico ager stellatus dei romani, una delle terre più fertili della campania felix che rischia di diventare un immensa pattumiera. Carabottoli come Pignataro ospita centinaia di allevamenti di bufale con migliaia di capi al pascolo. Una ricchezza che rischia di sparire affogata dalle balle di Bassolino. Un nuovo colpo alla filiera della zootecnia campana attaccata già dalla diossina, dalla crisi del territorio, dalle malattie del bestiame, dalla concorrenza sleale delle bufale bulgare e dagli interessi degli allevatori della padania.
In un clima di tensione, si aspettano le forze dell’ordine che arrivano da Napoli con blindati e ruspe dell’esercito. Le vedette annunciavano l’arrivo in zona della polizia, che si è puntualmente verificato alle sei del mattino. Uno schieramento di truppe in pieno assetto antisommossa si dipana nell’alba, una formazione militare che si trova sul suo cammino centinaia di macchine messe di traverso sulla statale che porta a Mondragone. Dopo questi ostacoli , messi strategicamente per rompere la formazione, si presenta una massa di popolo inquadrata in un fitto schieramento. Davanti le donne scarmigliate ed imbacuccate con coperte e cappelloni, i figli in braccio ancora mezzo addormentati. Nelle prime file campeggiano una grande croce ed un microfono che diffonde la voce del prete, don Vincenzo, uno dei tanti curati antidiscarica che stanno a fianco delle comunità.
Le due masse si fronteggiano come oramai capita spesso in questi mesi di dolente cronaca per le contrade casertane. Sembra di vedere gli eserciti invasori che nella storia hanno portato lutti e miserie alla nostra terra. Uomini in divisa schierati contro bambini. Il sole comincia a scaldare e le truppe sono ferme per l’ennesima trattativa realizzata grazie a preti e sindaci. Un altro giorno passa a Carabottoli senza l’immondizia, ma il campo è sempre là, tra i mazzoni, con i fuochi accesi che si vedono dalla strada …
Pasquale Costagliola ^ e Giulio Finotti ^

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UN RE NUDO TRA I RIFIUTI

Posted by ambienti su dicembre 31, 2007

corona.gifIl presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis sta cercando da un po’ di accreditarsi come difensore dei diritti della popolazione oppressa da 14 anni di folle “emergenza rifiuti”. Lo sta facendo in particolare da quando la magistratura penale ha deciso, il 20 novembre scorso, la chiusura della discarica a Lo Uttaro, della quale è stato così chiarito il carattere criminale. Lo sta facendo nei tempi e nei modi sbagliati. Non c’è ancora traccia del piano provinciale per lo smaltimento dei rifiuti che De Franciscis da oltre un anno aveva il compito di predisporre. Né il presidente ha finora ritenuto di fornire, al di là di un opposizione velleitaria, precise indicazioni strategiche alternative ad altri scempi con i quali ora, dall’esterno, si pretende di “risolvere” il problema dei rifiuti in provincia.
Non stiamo dando molto peso ai tentativi di De Franciscis di cambiare le carte in tavola. Si sta coprendo d’ignominia e di ridicolo da solo. Addirittura ha fatto sparire orwellianamente dalla rete un suo “blog del presidente” attraverso il quale lui e alcuni suoi fedelissimi avevano per mesi difeso a spada tratta la scelta infame de Lo Uttaro. Lo ha sostituito con un nuovo blog di personale e diretta propaganda partitica per il quale, d’altronde, ci appare quanto meno scorretto l’indirizzamento dal sito istituzionale, pagato con denaro pubblico, dell’ente Provincia.
Noi qui – chi scrive e chi legge abitualmente – sappiamo benissimo, perché lo dicono documenti pubblici, che senza le scelte di natura ancora oscura compiute all’interno degli uffici della Provincia e senza la firma di De Franciscis la discarica maledetta a Lo Uttaro non sarebbe mai stata riaperta. I mesi di incosciente spensieratezza dei nostri amministratori tra la firma del Protocollo d’intesa e la riapertura materiale – da novembre ad aprile dell’anno che oggi finisce – avrebbero potuto essere utilizzati per trovare soluzioni sensate a un problema che ora si ripresenta in termini molto più drammatici.
Ci stiamo preoccupando in questo periodo di affrontare la questione pratica e immediata dei rifiuti – restando in guardia e segnalando proposte operative – più che di analizzare le responsabilità politiche che hanno reso possibile la catastrofe in corso. Ma c’è ora una lettera aperta a Sandro De Franciscis scritta da Sergio Tanzarella, eminente intellettuale casertano e del nostro Sud, docente di Storia della Chiesa alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Napoli, già deputato dell’Ulivo. Riteniamo che su questa lettera, che accusa tra l’altro De Franciscis di confondere la Repubblica con una monarchia assoluta e clientelare, valga la pena di riflettere, considerando anche che proviene da un uomo che è stato impegnato, con spirito sempre indipendente, nella stessa area politica di cui ora fa parte De Franciscis.

la lettera di Sergio Tanzarella è al post precedente ^

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LA PROVINCIA? UNA MONARCHIA CLIENTELARE

Posted by ambienti su dicembre 31, 2007

lettera aperta di Sergio Tanzarella 

Signor presidente della Provincia di Caserta Alessandro De Franciscis,
                                                                                                                             ben volentieri mi sarei evitato il compito di scriverLe una lettera pubblica, ma la gravissima condizione in cui Lei e i partiti che Le sono sodali avete posto questa Provincia e la città di Caserta esige una parola di ammonizione e condanna. Una parola che si coniuga ad un tempo con una esigenza che apparirà a Lei e alla Sua concezione della politica come estranea e inusuale: giustizia e questione morale. Giustizia per coloro che sono stati traditi da una politica spietata come la Sua, una politica che ha anteposto il potere e il consenso alla dignità, alla salute e alla felicità degli esseri umani. O la politica si riconosce questo compito prioritario o rischia di accettare ogni mezzo per alimentarsi e autoriprodursi affermando come necessarie quelle presunte “leggi assolute” della politica con le quali si pretende di giustificare ogni male. Le scrivo quindi non per questioni personali ma per la responsabilità civile che dovrebbe impegnare ogni singolo cittadino.
Come se non fosse già grave l’amorale politica attuata in questi anni dal presidente della Regione Bassolino, ogni speranza di trasformazione sociale e partecipazione politica è naufragata miseramente in questi anni della Sua amministrazione provinciale. Le nomine negli Enti gestiti dalla Provincia hanno continuato a seguire le regole del clientelismo come nel passato: incarichi affidati a benemerenze elettorali o a portatori di voti invece di competenze professionali o riconosciuta moralità.

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