AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

CASSONI E CAPANNONE CHE OSSESSIONE

Posted by ambienti su gennaio 12, 2008

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La decisione del Comune di Caserta di portare i rifiuti nel capannone ex Ucar ^ ha arrecato poco sollievo alla città. Molte strade sono sempre più piene di cumuli di rifiuti mentre restano al loro posto i raggruppamenti di cassoni “scarrabili”, in pratica discariche senza alcun controllo. Ce ne sono state segnalate in particolare nel quartiere Acquaviva, limitrofo proprio alla zona Saint Gobain dove si trova il nuovo “panettone” ^, questa volta in scatola, deciso dal sindaco Petteruti.
Laddove i cittadini si sono ripetutamente lamentati per la puzza ormai asfissiante dei cassoni collocati sotto le loro finestre, sono stati posti sugli stessi teli di plastica. Vuol dire probabilmente che non si conta di poter rimuovere i cassoni tanto presto, neanche con lo stoccaggio all’ex Ucar. Accanto ad essi si sono già formati nuovi cumuli di sacchetti e di sacconi.
Insistendo con lo stoccaggio nella stessa zona della città in cui è stata installata la maggior parte degli scarrabili si sta realizzando un’incredibile concentrazione di disagi immediati e di rischi sanitari per la popolazione residente lì. Ieri mattina da quelle parti l’aria già puzzava parecchio. Per non parlare del comune confinante di San Nicola La Strada, anch’esso con popolosi quartieri a due passi dall’ex Ucar, la cui situazione rifiuti è allarmante almeno quanto quella casertana.
Alcune strade di Caserta sono state “liberate”, ma secondo un programma che si sta dimostrando di cortissimo respiro, che sta già aggravando i problemi e i rischi per molti cittadini, che tra poco – non appena il capannone sarà pieno, se non lo è già – potrà lasciare l’intera città in una condizione peggiore che mai. Quando in un’emergenza vengono fatte scelte palesemente sbagliate, che risolvono malissino i problemi e ne creano di supplementari, si sprecano tempo e risorse umane ed economiche che potevano essere impiegate in modo migliore.
Ci risulta che altre ipotesi erano state prese in considerazione prima di scegliere l’ex Ucar. Una riguardava probabilmente un terreno di proprietà comunale, senza abitazioni prossime, che avrebbe potuto essere una soluzione sempre provvisoria ma meno inadeguata di quella che si sta rivelando il capannone. Comunque, ai cittadini non è stato detto quali erano le possibilità e perché le altre sono state scartate. Dopo l’intrigo nero della discarica a Lo Uttaro, in questa città continuano i misteri su problemi della massima gravità che riguardano l’intera popolazione. La comunicazione è giocoforza basata su “voci”. Dal palazzo comunale arrivano solo sgangherati proclami e invettive contro “soliti” e non identificati nemici, sfoghi sconclusionati che sembrano sempre di più i sintomi di una tortuosa mania di persecuzione.
È logico che verso un politico si levino voci critiche, altrimenti non saremmo in democrazia, ma è compito del politico rispondere con argomenti persuasivi e possibilmente con scelte meno criticabili. Oggi il principale solito nemico di Petteruti è Petteruti stesso: per quello che riguardo ai rifiuti non ha fatto – a partire dal mancato avvio della raccolta differenziata, che certamente gli competeva e che in questo momento avrebbe drasticamente ridotto il problema – e per quello che ha fatto e sta facendo di sbagliato. Oggi è un’intera città che protesta e l’intera città tirerebbe un sospiro di sollievo se intravedesse nell’operato dell’amministrazione qualche rimedio sensato per la questione che la assilla.

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