AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

RIFIUTI A VAPORE

Posted by ambienti su gennaio 16, 2008

pentola2.jpgDentro la “scatoletta” inventata da sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti e dall’assessore all’ecologia Luigi Del Rosso i rifiuti stanno cuocendo a vapore. Intorno al capannone ex Ucar trasformato in uno stocccagio pericoloso di rifiuti ^ a due passi dalle case (di Caserta e di San Nicola la Strada) c’è stato per alcuni giorni un gran traffico di automezzi, all’ingresso di via Appia e al nuovo varco creato in viale dell’Industria. All’interno si è formata una montagna già altissima di fetenzia. A sera se si passa accanto al capannone si vedono, attraverso le porte aperte, i vapori che vi si levano, le nuvole dei gas decomposizione. Il fetore concentrato è terribile e raggiunge le case vicine. Chiudere le porte del capannone per frenarlo? Si rischierebbe un’esplosione. E allora perché usare un locale così palesemente inadatto, oltre che inadeguato per dimensioni?

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Si è parlato di spedizioni di rifiuti oltre regione dall’ex Ucar, ma il capannone stamattina era pieno. O per il trasferimento c’è stato qualche intoppo o dentro il capannone c’è un continuo ricambio. Qualche giorno è stato già troppo, sei mesi scatenerebero effetti disastrosi e incontrollabili.
Se c’è il gas è anche probabilissimo che abbia cominciato a scorrere il tossico percolato. È attrezzato il fondo per evitare che ne venga irrorata tutta l’area circostante? È stato verificato a che profondità c’è la falda d’acqua? Quali cautele sono state predisposte?

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In un sopralluogo i carabinieri avrebbero rilevato anomalie. Il Comitato Emergenza Rifiuti sta preparando azioni sul piano legale e in sul piano politico.

Si è parlato di “modesti lavori di adeguamento” per permettere lo stoccaggio nel capannone. Ma che dovessero essere modesti lo ha affermato solo l‘amministrazione comunale. Se si va a leggere il parere dell’ARPAC si scopre che gli interventi prescritti non sono tanto “modesti”. Secondo il punto 2 delle prescrizioni “deve essere realizzato un idoneo sistema di convogliamento, raccolta e stoccaggio del percolato, con soluzioni tecniche improntate all’efficienza e all’impedimento di contaminazione delle matrici ambientali”. Secondo il punto 3 “il percolato raccolto deve essere regolarmente conferito a ditta autorizzata per il trasporto e lo smaltimento”. Secondo il punto 9 è necessaria persino “la formazione del personale addetto agli interventi di emergenza”. In pochi giorni?
Il sindaco Petteruti questa volta ha cercato di corazzarsi, facendo approvare il provvedimento alla giunta e chiarendo nella delibera che la proposta è stata redatta “sotto la responsabilità del dirigente (un funzionario), per perseguire il pubblico interesse”. Ma il pastrocchio resta e, come avevamo intuito, è di quelli predisposti a futuro scaricabarile. L’ARPAC fornisce prescrizioni onerose, il dirigente approva con adeguato parere ARPAC, l’amministrazione spinge per un uso immediato …
Dei danni dei rifiuti a vapore non sarà mai responsabile nessuno. E le spese le pagheremo tutti. Nel contratto di comodato è ben precisato che “La cosa comodata (il capannone) verrà restituita nello stato in cui viene attualmente consegnata, salvo il deperimento d’uso”. Il deperimento d’uso non comprende l’inquinamento che avverrà in modi al momento difficilmente prevedibili.
Un verbale di riunione relativo al contratto chiarisce che l’amministrazione comunale si assume vari oneri tra cui “la caratterizzazione ed eventuale bonifica del suolo al termine del comodato in relazione all’utilizzo fattone”. La caratterizzazione consiste negli esami per l’accertamento del tipo e grado di inquinamento. Ma – per dirne una – è stata fatta una caratterizzazione al momento della consegna del capannone al Comune per capire quello che nel terreno c’era prima e quello che ci sarà dopo?

Per chi è interessato qui si trova la documentazione scaricabile in formato PDF immagine (15.60 MB) ^

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Una Risposta to “RIFIUTI A VAPORE”

  1. franco said

    E così la bonifica, che il comitato emergenza rifiuti richiedeva dell’intera area, finisce che viene fatta solo per il capannone, “concesso” gratuitamente dalla Tecnocampus. Il danno oltre la beffa: ci teniamo per mesi ed anni immondizia sotto casa, tutta più o meno abusiva ed illegale, ed alla fine il Comune pagherà, o meglio pagheremo noi cittadini, la bonifica del capannone “illegalmente” occupato dai rifiuti voluti dalla stessa amministrazione. Fra sei mesi, o quando finirà questa storia, ci sarà qualcuno che si ricorderà di chiedere conto ai nostri bravi amministratori?

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