AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

UN FALLIMENTO SENZA SE E SENZA MA

Posted by ambienti su gennaio 17, 2008

A CASERTA NEL GRANDE ASSEDIO DEI RIFIUTI
L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE VANEGGIA
QUELLA PROVINCIALE È RIMASTA IN LETARGO
NESSUNO HA DATO ASCOLTO AI CITTADINI
ECCO COME E PERCHÉ ABBIAMO IL DISASTRO

di Giuseppe Messina ^

Lo Uttaro ^, l’Ucar Carbon ^, cava D’Agostino ^, l’inceneritore ^, via Talamonti ^ … l’assessore all’ambiente (già componente autorevole del CdA del consorzio volontario RSU CE – vedi inceneritore in località Gradilli di Caserta) come un’anima in pena vaga, quasi solitario, per il territorio comunale cercando soluzioni, inventando suggestive quanto incredibili e illegali ipotesi per affrontare, in regime autarchico, la vergogna rifiuti.
Si potrebbe dire che se la giunta avesse fatto subito, all’indomani dell’insediamento di Petteruti a sindaco, il nuovo appalto per il servizio di igiene urbana, se avesse costruito le quattro isole ecologiche necessarie per non far fallire tutto il ciclo dei rifiuti, se avesse fatto la raccolta differenziata, se non avesse contribuito alla realizzazione della discarica illegale e abusiva di Lo Uttaro e la Provincia. E se De Franciscis all’indomani dell’insediamento a presidente della Provincia, con i poteri della giunta, avesse subito elaborato il piano provinciale del ciclo dei rifiuti urbani, individuando e indicando i siti leciti e idonei (pur presenti – vedi piano afferente le circa 500 cave abbandonate, abusive e dismesse casertane già nel 2003) per realizzare una vera discarica provinciale, se avesse controllato (compito istituzionale – vedi tra l’altro DPR 915/82, autorizzazione all’esercizio discarica Ecologica Meridionale – vedi alta sorveglianza ecc. ecc.) quando e dove era necessario, se avesse fornito agli enti locali utili informazioni per passare dalla TARSU alla tariffa, per realizzare le isole ecologiche, per la realizzazione anche di stoccaggi provvisori. Se avessero controllato chi metteva in atto una corretta ed efficace raccolta differenziata, se si fossero interfacciati istituzionalmente con la magistratura per fare chiarezza e prendere posizione contro la malavita organizzata che trasversalmente attraversa la nostra società casertana, se tutto questo fosse avvenuto oggi di quella che chiamano “emergenza rifiuti” non ci sarebbe neanche il ricordo.
Ma la politica non si fa con i se e con i ma. L’ultima idea di Petteruti che, scimmiottando il suo collega De Luca, osa proporre la realizzazione di un inceneritore nel nostro territorio, dimostra quanta scarsa considerazione ha della legge questa persona e quale distanza/baratro politico/sociale si è creata tra una maggioranza locale e quella provinciale, originariamente univoche, quanta arroganza e indifferenza nel non tenere in considerazione le proposte della società civile, del movimento ambientalista (non del partito dei Verdi con il quale non vi è relazione alcuna), della Chiesa. Soggetti, questi, che a vario titolo e in diversi modi, e con articolate competenze tecniche, hanno cercato e cercano, in modo del tutto disinteressato, scientificamente e ambientalmente impostato, di contribuire a superare questa crisi che è sanitaria, ambientale ma in cui c’è anche come enorme importante posta in gioco la credibilità delle istituzioni.

Sugli inceneritori molto si è discusso e variegate sono le posizioni. Una cosa però è certa: il consiglio comunale non è legittimato a discutere e a decidere su atti e azioni in contrasto con le leggi.
Vale la pena, tra le tante, ricordare che l’art. 5 della L. 290/2006 recita “… Nell’individuazione delle aree da destinare a siti di stoccaggio o discariche, il Commissario delegato dovrà tenere conto del carico e degli impatti ambientali gravanti sulle aree su cui già insistono discariche, siti di stoccaggio o altri impianti in evidente stato di saturazione. A tal fine il Commissario delegato, nel disporre l’apertura di nuovi impianti, valuta prioritariamente la possibilità di individuare siti ubicati in aree diverse da quelle di cui al periodo precedente”.
Si ricorda, inoltre, che il Commissario di governo – Prefetto di Napoli – istituì nel 1994 il Gruppo Tecnico di Diagnostica, formato da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, del Servizio Geologico Nazionale, dell’ENEA, dell’Istituto Superiore della Sanità e dal Gruppo tecnico che operava in ogni provincia della regione e che stabilì, a seguito di puntuali analisi territoriale, che la richiesta del comune di Caserta di realizzare un impianto di compostaggio (o anche un inceneritore) sul territorio comunale, non poteva trovare accoglimento (1996 – vedi documentazione agli atti comunali, del prefetto delegato, dell’I.S.S. ecc.) in quanto, anche dopo ricognizione aerea, non furono individuati siti adeguati (ai sensi di legge), lo stesso per i territori limitrofi di S.Nicola La Strada e di San Marco Evangelista. Furono, invece, individuati ben tre siti nel territorio del comune di Maddaloni e due in quello di Marcianise.
Ma la proposta del sindaco ha anche l’amaro sapore della propaganda politica e, ahinoi, denuncia indirettamente il colpevole silenzio dell’Amministrazione provinciale circa l’impegno/dovere di elaborare il piano rifiuti provinciale, (o pretendere almeno il rispetto di quello già approvato nel 1997), al quale De Franciscis si era obbligato sottoscrivendo il protocollo d’intesa dell’11 novembre 2006. Sono passati 14 mesi e se il territorio è in queste condizioni gran parte della responsabilità non è certo attribuibile alle comunità locali che, giustamente, protestano per le scelte interessate e imboccate di siti per stoccaggio rifiuti o discariche (oltre che per un affarismo strisciante di imprenditori e amministratori locali), su territori assolutamente incompatibili o già segnati da gravi inquinamenti fisici e morali.
Caserta, 17 gennaio 2008

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