AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

UN SILENZIO NON INNOCENTE

Posted by ambienti su gennaio 26, 2008

IL PIANO DE GENNNARO È SBAGLIATO,
MA ANCHE GLI AMMINISTRATORI LOCALI
HANNO A CASERTA COLPE GRAVI
PER GLI SPRECHI E LE INEFFICIENZE,
PER L’ASSENZA DELLA DIFFERENZIATA
E DI UN PIANO RIFIUTI PROVINCIALE

di Giuseppe Messina ^

“Si lasci in pace il Volturno, si ridia la giusta importanza all’agricoltura casertana, si bonifichi il territorio inquinato e si attui il piano rifiuti della provincia”. Sono queste le parole che chiunque si sarebbe aspettato dal presidente della Provincia De Franciscis in occasione dell’insediamento dell’ennesimo commissario di governo per l’emergenza rifiuti. E invece, nell’incontro tenuto alla Prefettura di Caserta lo scorso fine settimana, il nostro presidente ha, tra l’altro, dichiarato: “…il commissario ci aveva anticipato dell’imminenza della partenza del programma di interventi, interventi che ancora oggi sono elaborati in assoluta autonomia dalla struttura commissariale. Con il consueto senso di responsabilità e nell’esclusivo interesse delle nostre comunità, come Provincia accompagneremo il percorso delineato da De Gennaro nella consapevolezza che l’obiettivo cui stiamo già lavorando è quello di vedere restituiti ai territori poteri e risorse per poter programmare in proprio una rinnovata ed efficace politica legata allo smaltimento dei rifiuti”. Ossia: “Siediti sulla sponda e aspetta il cadavere del tuo nemico”. O in altri termini ancora: aspettare che passi la buriana, aspettare che De Gennaro se ne vada, aspettare il ripristino dei poteri agli enti locali, gestire la montagna di soldi che arriveranno, comunque, alla provincia e recuperare, come usa dalle nostri parti e in questo sfarinato paese, il consenso perduto, realizzare le opere indicate dal piano commissariale e, alla bisogna, prendersela con quelli che hanno deciso quelle opere osteggiate dalle popolazioni … . Così il gioco è fatto.
In un paese normale, dove dovrebbe, invece, prevalere il bene comune e il senso di responsabilità, la Provincia avrebbe dovuto elaborare il piano rifiuti – come si era peraltro impegnato a fare lo stesso presidente sottoscrivendo il protocollo d’intesa l’11 novembre 2006 – presentarlo al confronto democratico con gli enti locali e la società civile, quindi prospettarlo al commissario di governo e risolvere così, correttamente e in modo condiviso, la cosiddetta emergenza.
De Franciscis, invece, non ha indicato neanche i siti dove stoccare i rifiuti e “con garbo istituzionale”, come usa dire, aspetta di gestire “poteri e risorse”. Così su Ferrandelle nessuna posizione della Provincia, come silenzio assoluto su ogni questione che interessi i rifiuti nel territorio di competenza. L’unica eccezione è il girare a vuoto di un assessore provinciale all’ecologia, ma senza poteri in materia di rifiuti, impegnata a fare un piano della differenziata che esiste forse solo nella testa di chi ne parla.

Una domanda sorge spontanea: ma è proprio vero che gli enti locali non hanno avuto e non hanno il potere e le risorse in materia di rifiuti? I realtà i poteri di controllo in testa alle Province non sono venuti mai meno come invece i controlli su di esse. Nel 1993 fu approvata la legge regionale per l’istituzione dei consorzi obbligatori per la gestione del ciclo dei rifiuti. Naturalmente nulla fecero regione, province e comuni per rispettare la legge. Solo con il commissariamento della regione e di tutti gli enti locali, nel febbraio 1994, per mano del prefetto Improta, furono costituiti i consorzi obbligatori e si affidò ai poteri locali non l’emergenza, peraltro risolta da Improta sin dal 1995, ma la realizzazione e la gestione degli impianti definitivi. Di questo piano il governo centrale rese responsabile il presidente della giunta regionale pro tempore.
Dei 2 miliardi di euro spesi oltre la metà sono stati scialacquati dal disastro dei consorzi obbligatori, senza, naturalmente, risolvere alcun problema in materia di rifiuti. Basti pensare, per considerare un esempio, che nel 1998 la precedente amministrazione del consorzio CE3 aveva lasciato oltre 15 miliardi di lire in cassa, oltre 20 miliardi di crediti, 20 miliardi e 400 milioni per la costruzione dell’impianto di compostaggio e ben 4 progetti di impianti approvati e da appaltare solamente. In meno di sette anni il consorzio, con la nuova gestione, ha sperperato l’eredità ricevuta e generato oltre 50 milioni di euro di debiti e non ha realizzato nessuno dei progetti programmati, né altri nuovi ne sono stati messi in cantiere. Un disastro finanziario senza precedenti. Si pensi, ancora, al consorzio CE4 e a tutti gli altri consorzi, tutti gestiti dai sindaci della provincia di Caserta, di destra o di sinistra La situazione è simile in buona parte della Campania.
Tutto ciò dovrebbe far riflettere su questa classe politica (che si strappa le vesti e rivendica i poteri per gestire i rifiuti e il suo ciclo) e su questa politica che ha bloccato la crescita democratica, distrutto la finanza pubblica, dissipato territorio e annientato l’ambiente. A esclusivo beneficio della diffusione di una cultura dell’illegalità, della camorra, con autoesclusione dalla comunicazione politica ed esclusione dei cittadini dalla partecipazione.
Il piano De Gennaro è sbagliato e appare difficile ipotizzare uno sbocco positivo per il nostro territorio. Pur esistendo proposte serie e percorribili per risolvere la crisi dei rifiuti in Campania, il Volturno, l’agricoltura e la zootecnia debbono aspettare. Ma anche la democrazia, la trasparenza e l’interesse collettivo debbono aspettare.
Caserta, 25 gennaio 2008
Giuseppe Messina

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