AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

COME TORNARE ALLA CAMPANIA FELIX

Posted by ambienti su febbraio 1, 2008

SUL COSIDDETTO PIANO DE GENNARO E FERRANDELLE

campania-felix2.jpgMENTRE LE POPOLAZIONI SI SENTONO TRADITE E DERUBATE
LE SPESE PER SOLUZIONI SBAGLIATE CONTINUANO A CRESCERE,
IN UN TIRARE A CAMPARE DI CHI HA GIA PRESO DECISIONI
CONTRARIE ALL’INTERESSE E ALLA VOLONTÀ DEI CITTADINI.
È POSSIBILE LA SVOLTA PER DIFENDERE TERRITORIO ED ECONOMIA
MA QUESTI POLITICI PREFERISCONO PUNTARE AD ALTRI AFFARI

di Giuseppe Messina ^ 

A proposito del piano De Gennaro, del sito di stoccaggio provvisorio di Ferrandelle e delle osservazioni favorevoli del presidente della provincia di Caserta – fatte con il solito “garbo istituzionale” – si fa timidamente notare che le risorse economiche non sono infinite. Anzi. Già lo stesso commissario piange miseria (vedi Rai 3 del 29 gennaio 2008 e numerosi articoli apparsi sulla stampa). Sembrerebbe che le risorse attribuitegli siano allo stato pari a 20 milioni di euro (lo ha dichiarato) e che per attrezzare il sito provvisorio di Ferrandelle, a Santa Maria La Fossa, occorrerebbero (sempre da dichiarazione) circa 25 milioni di euro!
Guardando con distacco la vicenda – facendo finta che la scelta sia corretta, giusta e conveniente – sembrerebbe che il sito di Ferrandelle sia stato scelto dai tecnici del commissario di governo per il suo substrato argilloso, che dovrebbe consentire un approntamento veloce e minori spese di realizzazione. Considerato che la discarica di Parco Saurino, nelle immediate vicinanze, per una capacità ben maggiore (circa il doppio) è costata allo stesso Commissariato meno di 4 milioni di euro, non si comprende in che modo i costi siano lievitati in tal misura.
Forse dipende dall’assenza di una commissione tecnica (quale vigeva all’epoca del prefetto Improta e seguenti, vedi preside facoltà di ingegneria di Napoli, prof. Volpicelli, ecc.) che rilasciava preciso parere, previa istruttoria tecnica-economica, riportando i criteri di ammissibilità dell’iniziativa e di congruità dei prezzi adottati? Forse dipende dal nugolo di ditte che ufficialmente o effettivamente si occuperanno, a vario titolo (intermediazioni, sub appalti mascherati, fornitura di automezzi, di materiali, ecc. ecc.)? O forse la verità è molto più banale, ossia che il sito, come inutilmente detto da esperti di comprovata professionalità e di livello accademico, è assolutamente inidoneo anche sul piano tecnico oltre che territoriale e ambientale?
La domanda è: che senso ha cambiare i commissari che, di fatto, privi di qualsiasi autonomia decisionale e di organizzazione tecnica idonea sono costretti a seguire il Piano scellerato dettato dal Ministero dell’Ambiente? Per giunta tra responsabili delle amministrazioni provinciali – come nel caso del presidente ella Provincia di Caserta De Franciscis, che brillano per l’assoluta inerzia giustificata da pseudo mancanza di poteri. E obbligati poi a operare, questi commissari, in una infinita triangolazione che vede assoluti protagonisti Napoli, Roma e Napoli con ramificazioni nelle varie province e poteri forti (concessionario unico, ecc.) che hanno ottenuto il ritiro prima della cordata italiana A.E.M. e A.S.M. Brescia e poi della multinazionale francese Veolia. Società, queste, che avevano manifestato interesse, partecipando alla gara indetta dal commissario di governo, prefetto Pansa, volta a “sistemare”, completare e rendere idoneo l’inceneritore di Acerra e a modificare e mettere a norma i 7 impianti di vagliatura ex CDR.

Appare evidente che il cosiddetto Piano De Gennaro – vero Pecoraro? Vero Mascazzini? – è minato in partenza dalla certezza che l’inceneritore di Acerra non potrà entrare in funzione sicuramente entro il 2008 e che, quindi, anche se gli ex CDR diventassero effettivi CDR (per miracolo) non avrebbero dove smaltire e incenerire i prodotti in uscita. A questo disastro va aggiunto che le province e la regione non hanno elaborato alcun piano rifiuti. Il cosiddetto piano Pansa è semplicemente una raccolta di dati sulla base di precedenti scelte già adottate, per cui è da ritenere che, nell’imminenza di un nuovo governo, sarà la FIBE che “salverà” la Campania. Con buona pace della trasparenza, della legalità, dell’ambiente, del territorio, dell’economia regionale, del futuro e di tutti i cittadini, associazioni e produttori che si sono opposti al “progresso” e alla costruzione degli impianti avveniristici figli della gara Rastrelli-Losco-Bassolino e che hanno osato chiedere la raccolta differenziata e la difesa del territorio e dell’economia locale. In conclusione, questo tirare a campare a chi giova?
Rileviamo, intanto, che le province in ginocchio sono Caserta e Napoli, ossia i territori che per 50 anni hanno smaltito tutti i rifiuti regionali (anche quelli della provincia di Avellino la cui prima discarica è stata aperta solo nel 1995 dal prefetto Improta!) ed extraregionali, di qualsiasi natura e provenienza. Queste stesse province spiccano per l’assoluta mancanza di pianificazione e realizzazione di impianti, isole ecologiche, raccolta differenziata, ecc. Le stesse province si dichiarano favorevoli per il riutilizzo delle eterne discariche di Pianura o Lo Uttaro, tranne a dover fare retromarcia per l’azione della Magistratura e/o sollevazioni popolari, senza trasmettere la percezione di uno sbocco alla crisi.
Perché ci sia davvero una svolta bisogna pretendere l’approntamento e la realizzazione di un piano ambientalmente corretto che veda l’attivazione sul territorio di un ciclo moderno di trattamento-smaltimento. Partendo a livello comunale da raccolta differenziata porta a porta, isole ecologiche e scomparsa dei cassonetti; a livello comprensoriale dalla realizzazione di stazioni di trasferenza, impianti di compostaggio, impianti TMB; a livello regionale da riutilizzo nel ciclo edilizio di tutti i riutilizzabili e sfruttamento dei cementifici per la frazione combustibile da rifiuto non altrimenti riutilizzabile.
Seguendo un simile programma anche il territorio interessato dall’inceneritore di Acerra potrebbe ritornare, previa bonifica, alla sua effettiva vocazione. E Santa Maria La Fossa potrebbe credere nel sogno di una valorizzazione agricola-zootecnica del territorio, così come la bonifica degli anni 30 prefigurava nello scenario della Campania Felix.
Ovviamente la classe politica, una volta approvato tale strategia/piano, dovrebbe farsi da parte e non interferire nella fase attuativa, imponendo solamente il rispetto di siffatto piano e il controllo effettivo a cura di Province, ASL e ARPAC, responsabilizzando e al limite commissariando gli enti locali inadempienti.
Caserta, 1 febbraio 2008

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