AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

LA POLITICA DELLA TERMODISTRUZIONE

Posted by ambienti su febbraio 6, 2008

Parecchi politici continuano a parlare a vanvera di incenerimento dei rifiuti o “termovalorizzazione”, o “termodistruzione”, come se si trattasse di un’attività necessaria e senza alternative. Ieri sera a Matrix, su Canale 5, Pierluigi Bersani ^ e Giuseppe Pisanu concordavano sul bruciare a più non posso, al punto da far pensare che se si trattasse di incenerire l’Italia centrosinistra e centrodestra finirebbero per trovare allegri accordi, senza tutte le storie che hanno fatto per darci una legge elettorale decente. Stasera a Ballarò anche Pierferdinando Casini ha proclamato la necessità dell’incenerimento, facendo un po’ retrocedere Antonio Di Pietro, il quale molto convinto non era apparso.
Nessuno sembra rendersi conto che l’attuale disastro in Campania deriva in buona parte dal mito di un megainceneritore – non ancora realizzato soprattutto per cause ingegneristiche e affaristiche – che con le sue ambizioni onnivore ha paralizzato per anni ogni migliore pratica alternativa di smaltimento. Per qualcuno è consolante illudersi che tutto brucerà e tutto così si risolverà. Questa illusione è frutto solo di sconsideratezza e di ignoranza.
Per capire che, al contrario di quanto sostengono certi politici, l’avversione per gli inceneritori non è un “capriccio” ambientalistico tutto italiano si può leggere l’articolo Incinerators and their Health Effects di Juliet Duff, medico e membro dell’Irish Doctors Environmental Association (IDEA) ^, che ha affrontato la questione perché c’è chi vorrebbe riempire di inceneritori anche la verde Irlanda. La traduzione italiana è di Roberto Topino, medico anche lui, membro del Comitato tecnico giuridico dell’Osservatorio sulla legalità e sui diritti dal cui sito ^ abbiamo tratto il testo.
Ai nostri politici incendiari di monnezza è probabilmente anche sfuggita la notizia della condanna per l’Italia da parte della Corte Europea per lo scarso coinvolgimento permesso ai cittadini nelle questioni ambientali ^. L’Italia ora formalmente si è adeguata, sia pure in ritardo, alla specifica Direttiva del Parlamento Europeo (2003/35) sulla questione, ma nella pratica molti nostri politici si mostrano irritati quando i cittadini pretendono di dire la loro sulle questioni dell’ambiente in cui devono vivere.

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