AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

L’UNIVERSITÀ CHE NON CONNETTE

Posted by ambienti su febbraio 12, 2008

Un altro appello. Lo ha rivolto il professor Franco Ortolani, ordinario di geologia dell’ Università di Napoli Federico II, alle istituzioni universitarie campane e ai suoi colleghi. A leggerlo in un mondo normale il testo apparirebbe certamente un richiamo alla ragione e al buon senso. Ma cosa è rimasto di normale in Campania dopo 14 anni di cosiddetta “emergenza rifiuti”? Così può accadere che quando il professore tenta di diffondere il suo messaggio attraverso le mailing list del CSI (Centro Servizi Informativi di Ateneo) esso venga rifiutato con la seguente spiegazione: “Ai sensi di quanto reso pubblico sul sito del CSI: Si comunica che tutte le e-mail inviate alle liste di distribuzione aventi ad oggetto l’attuale emergenza rifiuti verranno scartate automaticamente”.
In effetti ora c’è una pagina del CSI che offre l’annuncio richiamato nello stop a Ortolani precisando che il provvedimento è “al fine di evitare possibili disagi in rete” ^. Alla censura si aggiunge da parte dell’Università la diffusione di un sapere falso. Basta avere un minimo di dimestichezza con la rete per capire che la spiegazione è bugiarda. Tra ciò a cui può servire la rete c’è proprio il comunicare velocemente su questioni di grande e drammatica attualità. La rete non è andata in tilt né l’11 settembre 2001 né in occasione di altri eventi che hanno coinvolto l’intero pianeta, figuriamoci per professori e studenti che dibattono di smaltimento dei rifiuti. O l’Università di Napoli dispone solo di un sistema giocattolo?
Dopo aver affidato a un superpoliziotto la “soluzione” dell’emergenza – che potrebbe risolversi davvero solo con importanti scelte tecniche e politiche – e la relativa informazione sulla salute a un ambiguo burocrate, questo ciclo vizioso dei rifiuti ^ soffoca l’Università. A che punto è la notte?

Scandalo rifiuti in Campania: per uscirne occorre anche l’intervento autonomo delle Università

di Franco Ortolani, docente di geologia dell’Università Federico II di Napoli 

Sul territorio regionale sta succedendo di tutto, a causa dello scandalo rifiuti. E che fanno le Università (Rettori, Senati Accademici, Presidi di Facoltà…)? Ufficialmente fanno finta di non vedere e non sentire. Eppure sanno che la Campania sta precipitando sempre più in basso. Sanno che la nostra regione è stata ed è ancora “terra da sfruttare” da parte di voraci sanguisughe che per 14 anni hanno volontariamente fatto aggravare lo “scandalo rifiuti” in base ad azioni promosse da vari governi nazionali e locali che hanno agito come se fossero “agli ordini” di potenti imprese italiane. Ad esempio, alcuni docenti erano componenti della commissione che ha aggiudicato l’appalto alle imprese del gruppo Impregilo-Fiat per la realizzazione dell’inceneritore di Acerra, quasi ultimato in un’area già caratterizzata da un inquinamento ambientale superiore a quanto previsto per legge (sarà praticamente impossibile, pertanto, farlo funzionare dal momento che sono state disattese le prescrizioni del 2005 della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente relative agli interventi da realizzare per diminuire l’inquinamento ambientale). Vari docenti, a titolo personale, si sono distinti per le loro collaborazioni ai Commissari di Governo assumendo anche incarichi di elevata responsabilità nelle costose ma infruttuose attività connesse al problema dei rifiuti.
Mentre si riscontra una disattenzione da parte dei vertici universitari, si registra una sempre crescente partecipazione alle vicende regionali da parte del personale dei vari atenei regionali, tra i più prestigiosi del Mediterraneo. C’è un desiderio sempre più sentito di contribuire istituzionalmente a risollevare la Campania.
Discutibili provvedimenti giuridici hanno mantenuto in vita il Commissariato Straordinario di Governo, vera e propria “isola franca” dove quasi tutto è stato possibile utilizzando le risorse finanziarie alimentate dalla tassazione dei cittadini. Come è possibile che una persona (il Commissario di Governo) possa eludere leggi dello Stato Italiano? Come è possibile che i Governi Nazionali abbiano continuato a finanziare il Commissariato per 14 anni (e chissà ancora fino a quando) in nome di una programmata e istituzionalizzata emergenza? E’ stato tutto normale? Come evitare simili deviazioni in futuro? Può mai essere tollerata un’emergenza per un periodo superiore ad un massimo di 12 mesi? Colleghi giuristi, a voi la palla.

Per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti riciclati, dalla opzione “rifiuti zero” ai metodi di inertizzazione e incenerimento ormai consolidati, sicuramente gli ingegneri avranno già eseguito varie esperienze e altre sono in grado di avviare.
Per quanto riguarda la pianificazione del territorio, credo che diversi piani sovracomunali siano stati calati in un ambiente “privo di rifiuti” e dei problemi reali ad essi connessi risultando così, astratti; non credo che abbiano considerato l’impatto socio-economico ed ambientale che, di fatto, sta determinando lo scandalo rifiuti. Una loro revisione ed adeguamento è cosa quanto mai necessaria!
Rifiuti e salute dell’uomo, attualmente e nel futuro. L’esperto di De Gennaro è venuto a spiegare quale sia, secondo lui, il reale stato dell’arte in Campania, dopo che il rapporto discarica-salute non è stato attentamente valutato attorno alla più grande discarica d’Italia (Pianura) da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. Le varie Facoltà di Medicina e le strutture sanitarie regionali avranno certamente qualificati dati da esporre in modo da confermare o contraddire quanto asserito dal dottor Donato Greco.
Discariche e attività agricole e zootecniche: che relazioni vi sono? E’ normale che le pianure più fertili del Mediterraneo vengano disseminate di altre discariche, che quelle abusive non siano risanate e che le competenti istituzioni (civili e militari) non si siano ancora dotate di moderni ed efficaci strumenti di controllo satellitari in grado di monitorare H24 il territorio? Le facoltà di Agraria e Veterinaria e di Scienze devono intervenire ufficialmente per fornire un quadro scientificamente corretto, per evitare errori di importanza strategica e dirompente per l’economia regionale.
Discariche e ambiente: sembra un fatto normale che poche centinaia di metri sopra l’Oasi naturalistica di Persano e delle opere di prelievo idrico di 250 milioni di mc annui per l’irrigazione della Piana del Sele siano state realizzate ben due discariche regionali? E che dire poi delle relazioni tra rifiuti e acque superficiali e sotterranee, specialmente nell’attuale periodo di transizione climatica? Le Facoltà di Scienze possono fornire validi contributi atti a tutelare l’ambiente e le risorse naturali autoctone di importanza strategica.
Non governo e malgoverno in questi ultimi 14 anni hanno causato una devastazione circa le relazioni tra cittadini, amministratori locali e rappresentanti delle istituzioni sovracomunali nel senso che i campani non hanno più fiducia nei loro confronti. Si tenga presente che dopo 14 anni di Commissariato di Governo in Campania vi è una sola discarica attiva, a Macchia Soprana (Serre), fino alla prossima primavera. In Emilia Romagna, senza Commissario di Governo, vi sono 28 discariche attive. Tale situazione rende, attualmente, difficilmente risolvibile una pacata soluzione dello smaltimento dei rifiuti. C’è un bel lavoro per i colleghi di Sociologia e Scienze Politiche, di analisi e didattica, prima di tutto nei riguardi degli amministratori sovracomunali.
Tutti i colleghi universitari possono promuovere iniziative. È evidente che un intervento ufficiale e autonomo delle università avrebbe un significato immenso: i cittadini avrebbero un riferimento scientifico, al di sopra di ogni interesse, che attualmente manca. Colmare questo vuoto sarebbe un contributo significativo per uscire dalla crisi regionale.

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