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Blog di Resistenza Ambientale

Archive for 4 marzo 2008

RIFIUTI A CASERTA, UNA TORTUOSA INCONCLUDENZA

Posted by ambienti su marzo 4, 2008

escher_encounter.jpgLe notizie che arrivano da fonti ufficiali sull’effettiva situazione dei rifiuti a Caserta, e sulle prospettive di soluzione, continuano ad essere tortuose, poco significative rispetto all’esperienza quotidiana dei cittadini che vedono ancora le strade invase di cumuli maleodoranti e si chiedono quando tutto questo finirà o se hanno da aspettarsi ancora il peggio. Mentre continuano le difficoltà di sversamento ora all’impianto CDR di Santa Maria Capua Vetere, ora allo stoccaggio di Parco Saurino – segno che il piano De Gennaro perde colpi – i minacciati cassoni per la “quasi differenziata” nelle vie ancora non si vedono.
Intanto di piano provinciale dei rifiuti – essenziale per uscire in modo duratura dalla crisi – non si sente più parlare. Il presidente della Provincia Sandro De Franciscis è stato in tutt’altre faccende elettorali affaccendato e ha fallito anche in quelle: se aveva sperato che i suoi meriti monnezzari – l’accordo per l’apertura della discarica maledetta de Lo Uttaro ^ – gli avrebbe reso in termini di carriera politica personale o di potere d’influenza è rimasto fortemente deluso.
A Lo Uttaro il panettone ^ di cui si è lacerato l’incarto riprende a vomitare sostanze tossiche e nell’area Saint Gobain il Crowne Plaza per monnezza e topi realizzato all’ex Ucar ^ fa già sentire nelle case vicine il fetore che secondo i programmi dell’amministrazione dovrebbe accompagnarci almeno fino all’estate. Mentre si blatera di progetti per impianti comunali che potrebbero sostanziarsi per qualcuno in nuovi lucrosi affari, per la maggioranza dei cittadini – che non sono stati in alcun modo consultati – in nuove minacce all’olfatto e alla salute. Restano vaghe e contraddittorie le notizie sull’unica iniziativa che potrebbe portarci fuori dall’incubo: un rapido incremento della raccolta differenziata vera.
L’ art. 3 dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3639 dell’11 gennaio prevede che: “I comuni campani provvedono ad elaborare entro sessanta giorni, anche in forma associata, un piano delle misure necessarie per la raccolta differenziata, e ad avviarne la realizzazione nei successivi trenta. In caso d’inadempimento, il Commissario delegato nomina un commissario ad acta che provvede entro centoventi giorni dalla presente ordinanza”. Quindi entro l’11 marzo i Comuni devono elaborare i piani per la raccolta differenziata ed entro l’11 aprile deve esserne avviata la realizzazione. Oramai sono passati cinquantuno giorni, ma oltre ad annunci trionfalistici non si vede come il Comune di Caserta si sia preparato a rispettare i termini dell’ordinanza.
Dalla lettura di varie interviste al sindaco Nicodemo Petteruti e all’assessore Luigi Del Rosso, sembra che solo da maggio partirà la raccolta differenziata “porta a porta”. Del Rosso ha detto testualmente: “(l’acquisto di cassoni) … per noi è il passo precedente al “porta a porta” che partirà da maggio, non appena conclusa, nel mese precedente, la gara che abbiamo bandito”. Se ne ricava che il Comune di Caserta solo da maggio prevede di far partire la raccolta differenziata e quindi non rispetterà i tempi previsti dall’Ordinanza. Forse inconsciamente si spera che l’arrivo del Commissario ad acta sollevi l’amministrazione da fastidiose perdite di tempo e difficili(!) scelte gestionali. E a proposito: da chi sarà pagato eventualmente il Commissario ad acta, dal Sindaco, dalla Giunta, dall’assessore Del Rosso o, ancora una volta, dalla popolazione?
In tutto questo, altra trovata sciagurata, perché tardiva ed onerosa, è la decisione di collocare in varie zone di Caserta 50 cassoni che ad ieri, 3 marzo, non erano stati ancora sistemati. Dal momento che costano ben 1250 euro al giorno, e già sono stati noleggiati da metà gennaio, si vede chiaramente che anche questo è un affare a perdere (almeno per la cittadinanza). Perché non realizzare invece altre isole ecologiche, sotto controllo e con orari definiti di raccolta? Nei cassoni incertamente custoditi – almeno secondo gli annunci – ognuno potrà, per ignoranza o per strafottenza, lanciare rifiuti indifferenziati. Che andranno a fare compagnia agli altri rifiuti di cui è ancora piena Caserta.
Sembra proprio impossibile interloquire con questi nostri amministratori sordi e inetti. Di fronte a ogni civile protesta non fanno altro che continuare a dichiararsi vittime e a censurare tutto e tutti, come al solito senza dare risposte serie alle aspettative dei cittadini. Qualche settimana fa tacciavano di “terrorismo” chi cercava di contrastare l’azione scellerata dell’amministrazione per il capannone ex Ucar, poi sono passati al silenzio e all’atteggiamento omissivo ed omertoso quando si parlava della possibile riapertura della discarica a Lo Uttaro (fermata solo grazie all’onestà di De Gennaro, non certo per l’intervento silente del Comune). Infine hanno espresso solidarietà al sindaco per qualche candela lasciata sotto la sua abitazione al termine di un corteo di protesta del tutto civile e pacifico. Quando capiranno che i cittadini sono stufi delle non scelte e delle non decisioni degli amministratori di oggi e di ieri?

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EX UCAR, NEL RAGGIO DELLA NAUSEA

Posted by ambienti su marzo 4, 2008

nanopuzza1.jpgDal capannone ex Ucar sciaguratamente trasformato dall’amministrazione comunale di Caserta in uno stoccaggio rifiuti ^ è cominciata ad arrivare negli ultimi giorni una puzza nauseabonda nelle case vicine. L’ARPAC ha dichiarato che non esistono abitazioni nel raggio di 200 metri nel concedere al Comune di Caserta l’autorizzazione a trasformare il capannone in disuso, collocato in un’area già inquinata da rifiuti industriali, in un sito “provvisorio” di stoccaggio. I funzionari ARPAC – che dovrebbero vigilare su questioni spesso essenziali per la nostra salute – farebbero bene a sottoporsi a una buona visita oculistica. Infatti non hanno notato che le case si trovano poco oltre i 200 metri, ben a portata della puzza e dei rischi per la salute derivanti dall’impianto. Per giunta quest’invenzione del sindaco Nicodemo Petteruti e dell’assessore Luigi Del Rosso poco sollievo ha apportato alla città. Si è perso tempo con un rimedio inefficace che ha impegnato ingenti risorse economiche ed umane, quando sarebbero state possibili soluzioni più razionali. E se proprio capannone doveva essere, ne esistono intorno a Caserta di abbandonati ben più lontani dalle case.
Da dove lo avrà tirato fuori l’Arpac questo criterio dei “200 metri”? Ricordiamo che il rapporto OMS-CNR stabilisce in un chilometro la distanza depositi di rifiuti non controllati entro la quale le malattie anche gravi crescono notevolmente. Il principio di cautela e la puzza prevedibile avrebbero dovuto sconsigliare il fetido pasticcio.

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