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Blog di Resistenza Ambientale

A CASERTA IL PIANO È TUTTO UN BLUFF

Posted by ambienti su marzo 17, 2008

nanopuzza2.jpgNon è altro che un bluff il piano per la raccolta differenziata a Caserta di cui sindaco e Comune continuano a riempirsi la bocca. Siamo andati a vedere e tra i documenti ufficiali dell’amministrazione: il piano non c’è. A meno che un documento simile, del massimo interesse per tutta la popolazione, per il quale sarebbe prevista la massima pubblicità, non venga per qualche motivo tenuto segreto. Ma pensiamo proprio di no. Ciò che si vuol far passare per “piano” è un’accozzaglia di previsioni e disposizioni contraddittorie che non ha niente a che fare con l’avvio di una vera differenziata. In retroscena ci sono le mire di altri “affari” privati che l’amministrazione tenta di far passare per progetti imprenditoriali buoni a risolvere il problema dei rifiuti. Affari che verrebbero fatti con i soldi nostri: con finanziamenti pubblici e con le entrate di una tassa o tariffa per i rifiuti che è la più alta d’Italia e che, visto il programma sballato, è destinata a crescere insieme al caos gestionale e all’inquinamento di questa città.
Il seguente commento di Francesco Silvestre al cosiddetto piano rifiuti di Caserta illustra punto per punto la questione.
Delibera Comune Caserta n.70 del 14/02/2008^    Documento allegato alla delibera^

clicca per la rassegna stampa sul bando per la differenziataAnche il Comune di Caserta avrebbe elaborato infine il “suo” nuovo piano per la raccolta differenziata, come previsto dall’art. 3 dell’Ordinanza di Prodi dell’11 gennaio 2008. Infatti con Delibera n. 70, adottata nella seduta del 14 febbraio 2008, la Giunta ha approvato il “Piano comunale delle misure necessarie per la raccolta differenziata”. Dalla lettura della delibera, che comunque nel nuovo sito del Comune non viene ancora visualizzata, emergono però diverse perplessità sulla “novità” del piano, che in effetti sembra una sintesi di tutte le iniziative poste in essere dal Comune già da novembre in poi, quindi ben prima dell’adozione dell’ordinanza dell’11 gennaio.
Stranamente il cosiddetto piano approvato con la Delibera n. 70 non risulta allegato alla delibera stessa, che richiama invece e rinvia ad una “relazione tecnica”, che riassume tutte le iniziative prese dal Comune, in tempi diversi e comunque scoordinati tra di loro. Basta pensare che la relazione apre con quanto deliberato dal Consiglio Comunale di Caserta in data 6 novembre 2007, sulla base dell’art. 4 della L. 87/2007, con cui venivano prorogati i contratti per la gestione del servizio di igiene già in corso, continua con il rifiuto del Consorzio ACSA CE3 di sottoscrivere le convenzioni per lo svolgimento anche della raccolta differenziata, arriva alla nuova gara del servizio, già in corso e il cui bando di gara scadrà il 27 marzo prossimo, e termina con le ultime determinazioni di acquisto di 50 container scarrabili (quegli enormi orribili cassoni che vediamo da qualche giorno).
Se questo è un “piano” (cioè qualcosa che deve pianificare e programmare il futuro, e non un semplice riassunto delle puntate precedenti), allora si possono ben capire le difficoltà organizzative e programmatorie di questa amministrazione, che mira soprattutto a prendere tempo ed a rinviare i problemi.

In verità gran parte della relazione–piano è dedicata alla nuova gara del servizio di igiene urbana, già bandita, ma anche in questo caso dal confronto tra quanto indicato nella delibera e quanto indicato nei documenti che stanno alla base della gara stessa, ed in particolare del capitolato, si notano ulteriori discrepanze ed ambiguità. Il primo dato sconcertante riguarda il sistema di raccolta denominato “porta a porta”, tante volte richiamato sia nella delibera n. 70 sia negli avvisi e comunicati alla cittadinanza, ma che ad una attenta analisi del testo del capitolato sembra destinato a svanire o comunque fortemente a rischio.
Già dall’art. 1 del capitolato si legge che tra i servizi da affidare rientrano tra l’altro la raccolta dei rifiuti urbani ed assimilati e la raccolta differenziata prodotta nel territorio (e quindi non raccolta “porta a porta”), mentre solo per i rifiuti ingombranti è prevista la raccolta domiciliare, come del resto già avviene oggi. Il sistema “porta a porta” viene richiamato in modo sibillino tra i criteri di valutazione delle offerte (art. 8 del capitolato), quando si dice che : -…saranno preferite le soluzioni che prevedono il sistema “ porta a porta” – e quindi non solo non è obbligatorio offrire un servizio di igiene che preveda anche il sistema porta a porta, ma addirittura si demanda agli organismi tecnici, che valuteranno le offerte, se e come valutare le offerte delle ditte che presenteranno tali soluzioni. Non viene per nulla specificato poi in che cosa consista e come si concretizzerà nel punteggio tale preferenza e quindi, in definitiva, viene affidato alla discrezionalità piena della commissione giudicatrice il punteggio da dare a quelle ditte che presenteranno il piano di raccolta porta a porta rispetto a quelle che non lo presenteranno. Fra l’altro, volendo ipotizzare che nessuna ditta partecipante alla gara offra anche il servizio porta a porta, l’amministrazione si troverà comunque ad affidare un nuovo servizio, vincolante per cinque anni, senza il sistema richiamato dalla stessa amministrazione in tutti gli atti citati.
Nel capitolato, ad ulteriore dimostrazione che il “porta a porta” non è obbligatorio, tra i servizi minimi viene previsto solo la raccolta indifferenziata (….) dei rifiuti, la raccolta differenziata di carta, vetro, plastica ed assimilati attraverso i contenitori già esistenti o da sistemare nelle strade, ed il sistema “porta a porta” solo per quelle zone dove è già in corso tale sistema (come Via Ferrarecce, e ci sarebbe mancato che venisse revocato anche là dove già viene effettuato).
Un altro dubbio riguarda la percentuale di raccolta definita nella Delibera n. 70 e nel capitolato: in entrambi si parla di percentuale di raccolta stabilita, a regime, nella misura del 65 %, ma non si capisce quale è il significato del termine “a regime”: infatti mentre nel capitolato si parla di un regime transitorio di sei mesi, per dare l’avvio completo al servizio, nella delibera si parla, più prudentemente, del raggiungimento della quota di almeno il 30 % del livello di raccolta differenziata, ma solo dopo il primo anno di servizio: dunque il termine “a regime” vuole indicare forse “al termine” dell’appalto (quindi tra cinque anni) ? Ma, in generale, come sarà possibile garantire il successo della raccolta differenziata se non viene controllato e verificato l’abbandono dei rifiuti da parte della cittadinanza?
Come stiamo vedendo in questi giorni, dopo la sistemazione di diversi cassoni scarrabili nelle strade della città (cassoni costati sinora la modica cifra di 300.000 euro) se non vi è controllo generalizzato, che può essere raggiunto solo con il sistema “porta a porta”, una vera raccolta differenziata non avrà mai successo, in quanto sarà lasciata alla buona volontà dei cittadini più sensibili, ma non raggiungerà la gran parte della cittadinanza. Se si utilizza il solito sistema dei cassonetti lasciati incustoditi per strada, come si potrà realizzare un sistema integrato dei rifiuti, che porti ad una drastica riduzione dei rifiuti indifferenziati, in modo da evitare in futuro il dramma e la paralisi di questi mesi ?
Le evidenti incongruità dei documenti che vengono fatti passare per un piano possono indurre a pensare che il tutto sia propedeutico a rafforzare la decisione, manifestata in ogni occasione dal sindaco Petteruti, di costruire nel nostro territorio un bell’inceneritore, che ovviamente va alimentato con una grande quantità di rifiuti indifferenziati.
Questo questo “nuovo” pseudopiano di raccolta differenziata è nato già vecchio. Sia tenendo presente ciò che si sta discutendo nelle varie sedi competenti delle istituzioni europee, dove emerge la necessità di ridurre l’indifferenziato a quote minime, sia tenendo presente che l’avvento della TIA (tariffa di igiene ambientale), già prevista dal Decreto Ronchi del 1997, è stato spostato in ultimo al 1 gennaio 2009. Dopo appena sette mesi dall’entrata in vigore del nuovo servizio di raccolta, il Comune di Caserta si ritroverà un sistema di raccolta “vecchio”, non più utilizzabile. IL passaggio alla nuova tariffa non sarà solo di nome: il calcolo dovrà basarsi su bvari parametri e ogni cittadino dovrà pagare anche in base alla quantità di rifiuti prodotti, ovviamente non quelli riciclabili. Di conseguenza molti dei “nuovi” cassonetti avranno vita breve e non faranno altro che aumentare la confusione dei cittadini, già oggi divisi tra le raccolte, comunque meritorie, delle Parrocchie, le raccolte del Comune tramite i cassoni e questa nuova raccolta che andrà in funzione dal 1 maggio prossimo.
Tutto questo mentre stiamo arrivando di nuovo ai mesi estivi, con la paura del ritorno della Grande Puzza.

Francesco Silvestre

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