AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

Archive for 2 aprile 2008

IL COMPOSTAGGIO A CASERTA: UNA PATACCA AVVELENATA

Posted by ambienti su aprile 2, 2008

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di Giuseppe Messina – Legambiente

Caserta – Non chiamiamoli impianti di compostaggio ma più correttamente (e tecnicamente) inceneritori. Nella proposta della regione Campania (vedasi il sito ufficiale della Regione Campania “la regione informa”), si è conclamata la realizzazione di ben 30 impianti di compostaggio (vedere a riguardo anche la “mappa 30 siti di compostaggio”). E’ falso. Sono previsti, infatti, solamente 21 impianti di compostaggio, per un non meglio precisato quantitativo, di cui un impianto di compostaggio (per 6 linee di compostaggio in completamento) a Giffoni Vallepiana. Gli altri 9 impianti, invece, sono 4 destinati a selezione di multi materiale secco o RAEE e 5 destinati a produzione di biogas (nessuno in provincia di Napoli), questi ultimi per una capacità complessiva annua di ben 145.000 tonnellate.
Caserta brilla, come al solito, per ignoranza, malafede e voglia distruttiva. Sono stati previsti in tutta la provincia 4 impianti di cui 2 nella città capoluogo. I due in provincia sono effettivamente di compostaggio (Gricignano d’Aversa e Unione Comuni Appia), mentre quelli destinati per Caserta (evidentemente su richiesta locale) sono veri e propri inceneritori di rifiuti. Infatti essi, anziché trasformare la sostanza organica in compost (ossia ammendanti o fertilizzanti per i terreni agricoli), prevedono che la parte volatile (ossia quella più leggera) venga trasformata in biogas (lo stesso meccanismo che avviene in discarica) da avviare a combustione con produzione di energia elettrica (oltre a emissioni gassose, ecc. ecc.) lasciando buona parte (circa il 60% per essere ottimisti) dei rifiuti da smaltire in discarica o da incenerire.
Quanto descritto rappresenta, come al solito, un incenerimento delle coscienze oltre che dei rifiuti. I soliti nostri, mascherando il tutto dietro l’emergenza ma incuneandosi in un non meglio precisato capitolo “trattamento dei rifiuti organici”, tentano di far entrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta (Società Calorie docet), con il silenzio assenso di tutte le forze politiche e istituzionali presenti ad ogni livello.

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QUANTO COSTA LA DIOSSINA

Posted by ambienti su aprile 2, 2008

mozzarelle2.jpgdi Pasquale Costagliola

La crisi della zootecnia campana viene da lontano. Gli ultimi avvenimenti sullo scenario internazionale sono il seguito di uno psicodramma che si protrae da molti anni. Oggi, complice la sponda mediatica internazionale, l’affaire diossina è stato traslato sul mercato cinese e coreano. Ricordate lo spazzatour dei giornalisti stranieri venuti pure a Lo Uttaro e le minacce ottuse di Bertolaso, per il quale i panni sporchi si lavano in famiglia. Da allora è stato un crescendo, dal Newsweek al Financial Times, passando per Le Monde. Siamo finiti nelle cronache mondiali con le nostre miserie. Era inevitabile che nel villaggio globale si spargesse la voce della munnezza campana e della diossina. D’altra parte nascondere l’immondizia sotto il tappeto dell’ipocrisia era un gioco fin troppo vecchio, un silenzio degli innocenti. Le nostre campagne sono un inferno post industriale che nessuna ragione di patria o realpolitik ci potrà far ignorare. Solo con questo clamore mediatico forse succederà qualcosa, visto che le nostre voci sono troppo flebili per scalfire la fortezza dell’indifferenza organizzata del potere. A quanti lamentano la crisi della filiera casearia e addossano la colpa alle denunce dobbiamo indicare la necessità di uscire realmente dal disastro ambientale. Non si può pensare di continuare a coltivare ortaggi accanto a bidoni di sostanze tossiche o allevare bufali su campi contaminati. L’Italia stessa non può pensare di scrollarsi di dosso un bubbone di tale portata con faciloneria. Tutto il paese perderà in PIL, in occupazione ed in credibilità se non si farà qualcosa. A quanto pare la vita e la salute valgono meno dell’interesse economico e solo con la minaccia di perdita di quote di mercato la gente si muove. Ed allora scusate ma vengano le crisi risolutrici per il redde rationem.

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