AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

RIFIUTI, FENOMENOLOGIA DI UN’EMERGENZA

Posted by ambienti su maggio 14, 2008

Parla il professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II

Intendono scuoterci con qualche paradosso le tesi di Ortolani? Stranamente, però, combaciano con i fatti più di molte spiegazioni provenienti da fonti ufficiali. Vale la pena di rifletterci.

intervista di Alessandro Di Rienzo per agenzia multimediale Italiana ^ creative commons

Ortolani, quest’emergenza e questo commissariamento sono indispensabili?
Gli italiani pensano che si debba ricorrere ai poteri straordinari di un commissariato di governo perché c’è un’emergenza: la crisi determinata dalla mancata raccolta dei rifiuti in Campania comporterebbe dunque un necessario ricorso al potere speciale. In effetti è tutto il contrario: il ricorso ai poteri speciali può essere giustificato solo da uno stato di emergenza continuo; e ricorrere ai poteri speciali significa poter operare in deroga alle vigenti leggi sugli appalti pubblici, per spendere senza troppi problemi enormi risorse finanziare pubbliche.
Intanto si sono riformati nuovamente cumuli di immondizia…
Il bilancio del dramma è dinanzi agli occhi di tutti, non solo sotto gli occhi degli italiani. Siamo alle soglie dell’ennesima esplosione dell’emergenza, in quanto l’unica discarica attiva in Campania è quella di Serre Macchia Soprana, che tra massimo un mese e mezzo sarà satura; altre due discariche sarebbero dovute entrare in funzione in virtù di un decreto legge dell’11 maggio 2007, ma solo adesso il Prefetto De Gennaro le sta preparando, con un anno di ritardo. Il decreto legge prima, e la legge poi, furono definiti “salva Campania”, in quanto avrebbero dovuto consentire l’apertura delle discariche per uscire dall’emergenza. Erano talmente urgenti che dopo un anno si è appena iniziato a spianare il terreno. Questo ha sicuramente un significato e apre uno squarcio preoccupante: come mai il commissario di governo nominato subito dopo la legge 87, approvata il 5 luglio 2007, per sei mesi non ha avviato l’allestimento delle discariche? Visto l’urgenza io avrei cominciato i lavori il 6 luglio del 2007.
Ma dove De Gennaro punta il dito sembra accadere un 48 …
Le manifestazioni di protesta della cittadinanza sono la logica conseguenza della poca credibilità delle istituzioni pubbliche, che per 14 anni hanno rinviato la risoluzione del problema: i cittadini campani – dimostrando uno scarso senso civico, in quanto avrebbero dovuto capire il gioco dopo uno, due anni – finalmente si sono resi conto che c’è qualcuno che li ha presi in giro e continua a prenderli in giro. Per cui qualsiasi proposta fatta da un rappresentante di queste istituzioni viene automaticamente vista con diffidenza, o considerata una provocazione. Mi meraviglierei se una proposta fatta da questi rappresentanti fosse accolta.
Nemmeno un superpoliziotto come De Gennaro può indicare la via d’uscita alla crisi?
La scelta della nomina di De Gennaro si capisce leggendo l’ordinanza. Emessa l’11 gennaio 2008 dice più o meno: “visto l’elevato livello di scontro sociale, visto il pericolo ambientale per i cittadini, devo nominare un altro super commissario che deve fare certe cose”. Io, in quanto cittadino, mi chiedo: come mai tra dicembre e gennaio era scoppiata la rivolta? Questa rivolta seguiva alla mancata attivazione di una discarica ad opera del prefetto Pansa, e all’individuazione, ad opera sempre di Pansa, della discarica di Pianura, che non compariva in nessun progetto. Allora diciamo che si è preparato lo scontro sociale perché, se devo usare la legge di protezione civile, devo avere oggettivamente uno stato di pericolo sul territorio, e se questo non c’è posso crearmelo facilmente, facendo in modo che i rifiuti si accumulino, che qualche impianto cdr vada in manutenzione al momento opportuno, che nottetempo qualcuno incendi i sacchi di immondizia per creare il pericolo diossina. Operazione che con piccola spesa io posso organizzare per mantenere lo stato di emergenza. Quanto sta accadendo a Napoli segue alla lettera un copione già ripetuto da anni. L’individuazione, ora, dell’area di Chiaiano per impiantare una nuova discarica, in un sito geologicamente non idoneo, in una area abitata da 120.000, 150.000 persone, è una provocazione, significa arrabbiatevi, fate “ammunina”, diamo l’impressione alla Nazione che la Campania è ingovernabile, quindi non può essere gestita dalle normale istituzioni e occorre un rilancio dei poteri speciali.
E anche con i poteri speciali il problema non si risolve …
Se volessi risolvere il problema non mi comporterei così: farei un piano per uscire dallo scandalo; perchè questa non è un’emergenza, ma uno scandalo. Uscirei dallo scandalo in tre, cinque anni. Bisogna dare dei segnali specifici: ad esempio, continuare a dire che Napoli deve dare il suo contributo, per cui deve impiantare una discarica nel territorio del Comune, è una provocazione fatta da persone non credibili e con scarsa capacità di elaborazione. Nel territorio comunale di Napoli le caratteristiche per una discarica non ci sono: la provincia di Napoli è super addensata, super coltivata, in qualsiasi punto vado a danneggiare l’assetto socio economico e urbanistico. Qual è allora la prospettiva per Napoli? Avviare immediatamente una nuova modalità di raccolta, che vada dalla differenziazione al riciclaggio, per arrivare da qui a un anno e mezzo all’azzeramento della produzione di rifiuti. Ma non per una spinta ideologica: perché non c’è spazio. Quando non ho spazio, devo ridurre il materiale da scaricare. Il “buco” di Chiaiano darebbe respiro per due, tre anni, nel corso dei quali si continuerebbe a non attuare la raccolta differenziata e il riciclaggio. Sarebbe deleterio come segnale morale da parte delle istituzioni; sarebbe peraltro una sollecitazione ad eludere la legge, che prevede la raccolta differenziata.
Oggi tocca a Chiaiano mobilitarsi, ma in precedenza si sono opposte tutte le comunità locali dei luoghi indicati dai commissari che si sono succeduti. Per lei quale logica c’è dietro le scelte istituzionali considerate sempre deleterie dalla cittadinanza?
Quando Bertolaso propose la grande discarica regionale a 500 metri dall’oasi naturalistica di Bersano e a 500 metri dalle prese di 250 milioni di metri cubi d’acqua, che garantivano l’economia della Piana del Sele, provai a chiedere loro “Vi rendete conto che state minando l’economia, la vita, l’assetto socioeconomico dell’intera piana del Sele?”; era evidente la spietatezza di un disegno che non aveva in alcun conto le problematiche e l’economia locale. Ma le spinte economiche che determinano queste decisioni sono aldilà della Regione; la Campania continua ad essere un territorio da macello da cui si possono trarre grandi guadagni. Questo con il concorso delle istituzioni locali, con la responsabilità dei parlamentari, che hanno approvato leggi in maniera distratta e disinvolta. Io proposi di non fare la discarica sopra la captazione delle acque, ma di realizzarla a valle, dove non ci sarebbe stata un’interferenza con l’economia del territorio: individuammo un’area priva di attività agricola, priva di abitanti con cui combattere, con un unico interlocutore; un’area ampia, dove anche 20, 30 ettari non sarebbero stati un problema. Si sarebbe potuto aprire una discarica non inquinante, che avrebbe dato alla Regione due anni di tempo per avviare l’infrastrutturazione per lo smaltimento. Non fu preso in considerazione il piano perché servivano discariche che garantissero solo sei, sette mesi di autonomia.
Allora siamo una regione destinata ad essere amministrata previo commissariamento eterno? Ci sono analogie con la gestione del terremoto del novembre del 1980?
Non è necessario pensare a tempi così lontani. Confrontiamo questa situazione con quella determinata dalla crisi idrogeologica del Sarno. Stessa metodologia: Sarno e i paesi colpiti sono stati fatti ostaggio di questo sistema, con l’emanazione di ordinanze di protezione civile che invocavano l’applicazione di poteri speciali per risolvere, ricostruire e mettere in sicurezza. C’è all’origine un falso ideologico, perché, se io gestisco la cosa pubblica attraverso la protezione civile e con poteri speciali, alla fine del mandato ho l’esigenza che ci debba essere ancora il rischio sul territorio. A dieci anni di distanza non abbiamo nessun centro abitato in sicurezza, in un’area molto più piccola di quella colpita dal terremoto dell’ 80.
Ortolani, siamo condannati in eterno?
Fino a quando il giocattolo non si rompe, certo una epidemia sarebbe la manna caduta da più cieli, nel 1973 il colera rappresento una catastrofe sociale ed economica ma una fonte di guadagno indescrivibile. Il massimo dei danni e il massimo del guadagno atteso.
Lo ripeto: se i Campani sono responsabili di avere uno scarso senso civico, il meccanismo parte da organi dello Stato (mi riferisco alla Presidenza del Consiglio, che invia le ordinanze di nomina del Commissario delegato); e parte dalle lobby di grandi imprenditori che hanno praticamente, attivamente collaborato ai lavori nell’ambito del commissariamento. La più grande impresa nazionale, Fiat Impregilo, è coinvolta nella vicenda.
Una parola di speranza, la prego?
Mi sembra che il problema possa essere risolto, innanzitutto attraverso una forte presa di coscienza da parte dei napoletani: è un processo che non nasce dall’oggi al domani, avrà i suoi tempi di gestazione, ma comporterà inevitabilmente una presa di coscienza da parte del ceto dirigente locale e nazionale. Si dovrà capire che il gioco è stato scoperto e quindi deve chiudersi.

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