AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

CONTRAFFAZIONI DI STATO

Posted by ambienti su giugno 4, 2008

Altro che “località Torrione”, come ora hanno scritto sulle carte. Il decreto Berlusconi-Bertolaso per giunta è un deliberato falso. Lo sapevano benissimo che la cava Mastroianni era a Lo Uttaro, che era la prosecuzione della discarica alla cava Mastropietro, puzzolente, velenosa, proibita, sequestrata, definita “una bomba chimica” ^ dal presidente della Commissione parlamentare per il ciclo dei rifiuti e le attività illecite ad esso connesse. E indicata in una relazione della stessa Commissione come “tristemente emblematica di inefficienza collusiva”, con l’approvazione del gruppo di Forza Italia capeggiato dall’onorevole Paolo Russo, tuttora parlamentare.
Ora c’è chi ha provato a cambiare le carte in tavola scrivendo “Torrione” invece che “Lo Uttaro”. Per schivare il rischio di un immediato scandalo. Qualcuno ha preferito evitare che la stampa potesse stabilire subito un nesso e avrà pensato che tanto i casertani sono lenti a capire e a reagire, visti anche i valenti “rappresentanti del popolo” che localmente si ritrovano.

Che Bertolaso – il principale ispiratore del “Decreto rifiuti” – dovesse conoscere bene la località e la situazione appare provato anche dai cartelli ancora visibili (fino al 31 maggio) accanto ai pozzi di controllo alla cava Mastroianni, risalenti al novembre 2006, a quando era commissario Bertolaso I e si era da poco firmato il Protocollo d’intesa presentato ai cittadini come una “sofferenza” limitata e provvisoria. Ma allora probabilmente Bertolaso stava già meditando di regalare ai casertani un destino puzzolente e avvelenato per chissà quanti anni, sufficienti per condannarli a malattie o costringerli alla fuga. Contando sulla complicità del sindaco Nicodemo Petteruti e del presidente della Provincia Sandro De Franciscis.
Nella citata relazione della Commissione parlamentare ^ a proposito de Lo Uttaro è anche scritto:
«Spesso, ed a ragione, si pone l’accento sul vulnus che comportamenti come quelli sopra descritti finiscono con l’arrecare alla credibilità di cui le istituzioni, nel loro complesso, devono godere per adottare tutte quelle scelte cha la tutela del bene comune richiede.
Ma vi è un ulteriore aspetto di questa ferita, sovente poco curato: la perdita di fiducia interna alle istituzioni stesse.
Ed infatti, non vi è dubbio che il venir meno dell’affidabilità degli organi di valutazione e controllo, necessaria per dare autorevolezza tecnico-scientifica agli interventi legislativi e di amministrazione attiva, introduce una pericolosa divaricazione all’interno delle istituzioni. Con effetti tanto più devastanti ove si constati che scelte legislative, così invasive per le comunità locali, sono intervenute a valle di procedimenti viziati da false rappresentazioni della realtà indotte proprio da quegli organi cui è affidato il compito di veicolare una descrizione dei fatti immune da ogni contraffazione».

Ora le “scelte invasive” le si vuole imporre militarmente come norma e le “contraffazioni” le fa direttamente il governo.

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