AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

AD ACQUAVIVA NON SOLO PUZZA

Posted by ambienti su giugno 18, 2008

Il quartiere Acquaviva di Caserta è tra i più tormentati dal disastro dei rifiuti. E’ quello della città più vicino all’area maledetta de Lo Uttaro, dove ci sono una discarica illegale che venne aperta col consenso del sindaco ed ora è per fortuna sotto sequestro, un’area dove B&B vorrebbero aprire un’altra discarica e svariate altre megaschifezze velenose. Non contento il sindaco Petteluttaro  ha allestito appena al confine di Acquaviva la puzzolente area di stoccaggio ex Ucar ^ che doveva durare fino a giugno ma resterà ancora lì, sempre più puzzolente e insopportabile con il crescere del caldo, a tempo indeterminato. Evidentemente l’amministrazione comunale continua a considerare questo quartiere una periferia degradata ed ulteriormente degradabile, benché si tratti di una zona residenziale in gran parte nuova, densamente abitata, in prevalenza da una quieta e laboriosa media e piccola borghesia che non ha fatto niente per meritare simili punizioni. Cittadini che contribuiscono regolarmente alle casse comunali variamente saccheggiate per iniziative quasi mai destinate al quartiere. Perciò ad Acquaviva ci si sente condannati non solo alla puzza dei rifiuti, e alle conseguenti minacce per la salute, ma – come registra l’articolo dell’Eco di Caserta a cui rinviamo – a numerose altre penitenze ambientali che non si sa se e quando avranno fine. Nonostante le tante promesse fatte da Petteluttaro in campagna elettorale ^.

Caserta, il rione Acquaviva alle prese con i soliti problemi. Ma non ne era previsto il rilancio?
.::ecodicaserta.it::. – Mercoledì 18 Giugno 2008
© .::ecodicaserta.it::.

E neanche a farlo apposta oggi anche interno18 interviene co un articolo sull’area ex Saint Gobain, al margine del quartiuere Acquaviva, che doveva diventare un paradiso e invece minaccia di essere risucchiata in in un lungo inferno ^

Area ex Saint Gobain, un paradiso al confine con l’inferno ^
interno18 –  Mercoledì 18 giuugno 2008

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4 Risposte to “AD ACQUAVIVA NON SOLO PUZZA”

  1. Giovanni said

    Veramente in molte strade i marciapiedi non ci sono proprio (porto ad esempio macroscopico via Pasolini), quindi si rischia la pelle. Mi associo a ricordare all’estensore dell’articolo dell’Ecodicaserta il problema delle puzze e dei veleni, provenienti da discariche e varie, che il sig. sindaco e soci ci hanno fatto e ci fanno respirare. Non mi sembra cosa da poco.

  2. Giovanni said

    L’area Saint Gobain è frequentatissima da persone che fanno jogging. Spesso, quando si spingono sulla via dell’ex Ucar , li si vede correre con la mano sul viso. Chissà se lo sanno cosa c’è aldilà di quel lungo muro costeggiato da alberi e cosa c’è più avanti a poche centinaia di metri da lì. Si chiederanno da dove arriva il tanfo e se è giusto respirarlo, visto che dovrebbero essere dei salutisti, degli sportivi.?

  3. look said

    Volevo segnalare questo sito: http://arrowbio.com/
    E’ una soluzione molto simile al Trattamento Meccanico-Biologico, infatti credo che si possa definire come una sorta di TMB avanzato, in cui la parte “meccanica” è particolarmente sviluppata al punto che è capace di differenziare i rifiuti a valle.
    Sì, proprio così, in questo macchinario vi possono finire rifiuti indifferenziati, che saranno poi meccanicamente separati secondo le modalità di cui si può leggere al sito suindicato.
    E’ un impianto che produce compost, biogas al 70% composto da metano, acqua (sì, produce acqua) e materiali non biodegradabili pronti per il riciclaggio. Una piccola percentuale, il 10% circa, finirà in discarica – ma è materiale assolutamente inerte e non inquinante.
    soluzione trovata?
    studiamo!

  4. ambienti said

    Che esistono soluzioni alternative agli inceneritori si sa, almeno lo sa chi non si accontenta dell’informazione prevalente nel sistema mediatico di regime. E’ in direzione delle alternative che va la nuova direttiva UE. Negli USA una metropoli come San Francisco ricicla con un sistema di selezione postraccolta.
    Il problema da noi sta nell’arretratezza culturale e nell’avidità delle nostre classi politica e imprenditoriale. I soldi che paghiamo per servizi pubblici costituiscono uno dei più ricchi bottini per queste categorie, come d’altra parte per la criminalità organizzata. Perciò si è deciso di puntare sugli inceneritori che mettono in moto grandi finanziamenti pubblici e con il perverso meccanismo del Cip 6 garantiscono con poco sforzo rendite elevate a chi li gestisce. Se poi inquinano e ci avelenano è solo un piccolo inconveniente collaterale.

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