AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

Archive for ottobre 2008

BUGIE GARANTITE

Posted by ambienti su ottobre 31, 2008

A quanto riferito dal Mattino di ieri ^, il sindaco di Caserta Nicodemo Petteruti ha garantito in consiglio comunale che il sito di stoccaggio per rifiuti realizzato all’inizio di quest’anno nei capannoni dell’ex Grafitech (o ex Ucar) ^ non verrà più utilizzato dal prossimo 10 gennaio. È il caso di osservare che il sindaco aveva a suo tempo “garantito” che il sito sarebbe stato utilizzato solo fino a giugno 2008. Chi ha la memoria un po’ più lunga potrà anche ricordare quel che per l’ambiente il sindaco aveva “garantito” in campagna elettorale, in particolare per il quartiere Acquaviva ^ che invece è stato e continua ad essere tra i più puniti della città nella crisi dei rifiuti. Ad Acquaviva, ormai territorio di puzze da monnezza intense e permanenti, non si sono neanche visti i bidoncini della speranza, e dell’ennesimo rinvio, per la raccolta differenziata da molti mesi annunciata come “imminente”. La “differenziata barzelletta” su cui ci aggiorna Gianluigi Guarino su Casertacè ^ riferendo quel che ha detto Bertolaso in tv sui comuni da commissariare e regalandoci qualche nota di colorita cronaca sui preparativi per la grande svolta casertana dei rifiuti.
Tutta e sempre colpa di Petteruti? Ma no, molti meriti per il locale disastro dei rifiuti vanno anche riconosciuti all’assessore Luigi Del Rosso. Grazie al quale, come denunciato dal consiglieri dell’opposizione in consiglio comunale (vedi ancora il citato l’articolo del Mattino ^),  a Caserta per il degrado dell’ambiente se la passano peggio che mai non solo i vivi ma persino i morti.

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LA RECESSIONE ECOLOGICA

Posted by ambienti su ottobre 29, 2008

Abbiamo già consumato un terzo in più delle risorse che la natura ci offriva: siamo in debito ecologico nei confronti della Terra. Questo il messaggo che arriva da WWF con il lancio mondiale del Living Planet Report 2008. A qualcuno queste analisi sembrano fantasie, ma in Campania con il “consumo” disastroso del territorio che è stato attuato e si sta ancora programmando attraverso la malagestione dei rifiuti, sappiamo in pratica che cosa significa vivere tra risorse ambientali utilizzate scriteriatamente, criminalmente, e devastate in modi sempre più irrimediabili.

• qui il link alla pagina di WWF Italia dedicata al Living Planet Report 2008 ^

• da qui si può scaricare la versione integrale del Report in formato PDF ^

“Il mondo sta vivendo l’incubo di una recessione economica per aver sovra-stimato le risorse finanziarie a disposizione– ha dichiarato James Leape, direttore del WWF Internazionale – ma una crisi ancor più grave è alle porte – ovvero, l’erosione del credito ecologico causato dall’aver sottovalutato l’importanza delle risorse ambientali come base del benessere di ogni società. Se la nostra pressione sulla Terra continuerà a crescere ai ritmi attuali, intorno al 2035 potremmo avere bisogno di un altro pianeta per mantenere gli stessi stili di vita”. Il Report, prodotto dal WWF insieme alla Società Zoologica di Londra (ZSL) e al Global Footprint Network, mostra come oltre tre quarti della popolazione umana viva in paesi che sono ‘debitori’ in termini ecologici, dove i consumi nazionali hanno abbondantemente superato la capacità biologica nazionale.
“Troppo spesso i nostri stili di vita, la nostra crescita economica consumano, in maniera sempre più insostenibile, il capitale ecologico di altre parti del mondo – dichiara Gianfranco Bologna, direttore Scientifico del WWF Italia – Nel 1961 quasi tutti i paesi del mondo possedevano una capacità più che sufficiente a soddisfare la propria domanda interna, al 2005 la situazione è radicalmente mutata e molti paesi sono in grado di soddisfare i loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni ed utilizzando l’atmosfera terrestre come un’ enorme “discarica” di anidride carbonica ed altri gas ad effetto serra”.
Il Report viene pubblicato dal 1998 e, a partire dal 2000, ogni due anni (l’attuale è la settima edizione del Rapporto). Nell’edizione del 2008 viene resa nota, per la prima volta, la misurazione l’Impronta idrica, sia al livello nazionale che globale che si aggiunge come indicatore aggregato agli altri due, ovvero, l’Impronta Ecologica, l’analisi della domanda di risorse naturali derivante dall’attività umana, e l’Indice del Pianeta Vivente, la misurazione dello stato di salute dei sistemi naturali. L’Indice del Pianeta Vivente, compilato in particolare dalla Società Zoologica di Londra, mostra come dal 1970 si sia verificato il declino complessivo della biodiversità (della ricchezza della vita sul pianeta) di circa il 30% tenendo conto dell’analisi di circa 5.000 popolazioni di 1.686 specie di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci). Nelle aree tropicali la riduzione è più drammatica che altrove, essendo al 50%, e le cause principali sono costituite dalla deforestazione e dalle modificazioni dell’uso del suolo; per le specie di acqua dolce le cause principali sono l’impatto delle dighe, la deviazione dei corsi fluviali e i cambiamenti climatici (per un declino del 35%). Gli ambienti costieri e marini invece soffrono soprattutto di inquinamento e di pesca eccessiva o distruttiva.
“Abbiamo nei confronti del pianeta lo stesso atteggiamento dilapilatorio che le istituzioni finanziarie hanno avuto nei mercati. Siamo abituati a pensare nel breve termine mirando ad una crescita materiale e quantitativa ormai insostenibile basata sullo sfruttamento dissennato delle risorse naturali senza alcuna considerazione delle generazioni che abiteranno questo pianeta dopo di noi – continua Bologna – Gli effetti di una crisi ecologica globale sono persino più gravi del disastro economico attuale”.

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DUE PESI E DUE MISURE

Posted by ambienti su ottobre 29, 2008

 

A CASERTA, QUANDO IL CONTROLLO E LA BONIFICA DI LO UTTARO?
A Napoli prefetto e sindaci ragionano sulle bonifiche. A Caserta lo scandalo della discarica dei veleni è stato messo in un cassetto

clicca qui per leggere tutto l’articolo su Casertacè ^

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ARCHEOUTTARO

Posted by ambienti su ottobre 24, 2008

SUL MATTINO-CASERTA DI OGGI

Parco archeologico con vista sulla discarica
Maddaloni, il Comune punta sull’antica necropoli di Calatia per bloccare l’espansione delle aree dei rifiuti
GIUSEPPE MIRETTO – Un parco archeologico come baluardo contro le discariche di Lo Uttaro. Insomma, archeologia contro i rifiuti. È guerra di carte bollate tra il Comune di Maddaloni e il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti. Scelto il modo più provocatorio e forse bizzarro per arginare il degrado ambientale. Maddaloni (dopo il placet finanziario della Regione) avvia gli atti propedeutici per la realizzazione del «Parco archeologico dell’Antica Calatia». Imposto il vincolo sui luoghi, predisposto il procedimento di esproprio e ufficializzata la declaratoria di pubblica utilità dell’opera. Imposti vincoli su circa 15 ettari (coincidenti con il perimetro della città dall’ottavo secolo avanti Cristo fino al tardo medioevo) tutti intorno (verso Maddaloni) alla cava Mastroianni e alla più distante cava Mastropietro. Non si sa ancora se nascerà un parco archeologico con vista su una discarica. È certo invece che parte il procedimento espropriativo sulle aree da sottoporre all’opera di scavo coincidenti con l’antica area urbana e con la necropoli.

• clicca qui o sull’immagine del ritaglio per leggere tutto l’articolo del Mattino on line ^

• link al Museo Archeologico dell’Antica Calatia ^

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Z.A.C., A CASERTA UN TAGLIO SULLE CAVE

Posted by ambienti su ottobre 24, 2008

Cave: niente più attività estrattiva nelle zone Z.A.C. (ZONE ALTAMENTE CRITICHE)
Prima importante vittoria nel Consiglio Regionale tenutosi ieri. Ora non bisogna abbassare la guardia
Caserta – Una vittoria importante, la prima dopo una serie di ‘batoste’ più o meno inaspettate. C’era grande attesa attorno al Consiglio Regionale in programma per la giornata di ieri. Argomento clou il disegno di legge con riguardo l’attività estrattiva. Un’eventuale approvazione avrebbe dato il via libera a tutte le cave insistenti sul territorio, le quali avrebbero potuto riprendere a pieno regime l’attività estrattiva fino al giugno del 2010.

• leggi tutto l’articolo di Giuseppe Frondella su Interno 18 ^

• sulla questione un comunicato firmato da Giovanna Maietta,
presidente del Comitato Parco Cerasola – Centurano
^

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LA PUZZA INFINITA

Posted by ambienti su ottobre 22, 2008

A Caserta i preliminari per la raccolta differenziata dei rifiuti stanno rinviando ancora una volta l’effettivo avvio del sistema, verso dicembre e gennaio. Per ora sembra trattarsi più che altro dell’ennesimo espediente dilatorio per sfuggire al rischio di commissariamento del Comune. Intanto i cittadini restano assediati e aggrediti da orrori ambientali e da minacce alla salute di cui gli amministratori, più che altro impegnati in oscene quadriglie per spartirsi tra loro incarichi e potere, non sembrano preoccuparsi proprio. Mentre resta in sospeso la questione della discarica Lo Uttaro, senza un programma preciso di bonifica e invece con ipotesi di un raddoppio. Permane il rischio cave, di cui si sta discutendo stamattina in consiglio regionale.
Come se non bastasse c’è mezza città che spesso si risveglia sotto una cappa di puzza maledetta, certo non salutare, di cui nessuna autorità si cura di accertare l’origine.

Stamattina, intorno alle 7.30, ci è arrivata un’altra segnalazione, dopo quelle dei giorni scorsi,  che inseriamo qui dopo aver verificato che molti abitanti della zona hanno rilevato il problema e sono più che mai allarmati. Se per il momento la puzza non proviene da Lo Uttaro, cos’altro è che ci sta avvelenando?

Questa mattina in una vasta zona abitata di Caserta la puzza è di nuovo terribile. Sembra qualcosa tra fradicio e ossidato. Che ci stanno facendo respirare? Mi chiedo come è possibile che non si individui la causa di questo pericoloso problema di inquinamento ambientale e non si intervenga per eliminarla. Eppure proprio nell’area interessata dal danno, zona Saint Gobain-Acquaviva, ci sono le sedi di: polizia municipale, polizia provinciale, carabinieri del Noe, Asl, Provincia. Possibile che nessuno si accorga di niente? Possibile che nessuno si senta in dovere di intervenire? In mano a chi siamo?
Filomena

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SUL MACRICO INTERVIENE DACIA MARAINI

Posted by ambienti su ottobre 21, 2008

Finalmente qualcuno sulla “grande” stampa nazionale si è accorto della questione Macrico e delle lotte per l’ambiente a Caserta. L’articolo è apparso oggi sul Corriere della sera con il titolo Cemento al posto del parco pubblico (lo abbiamo inserito in rassegna, cliccare qui per leggerlo) ^, la firma è della scrittrice Dacia Maraini, ambientalista strenuamente impegnata nella difesa del suo Abruzzo adottivo e sempre attenta alle minacce di devastazione in ogni parte d’Italia e del mondo.
La Maraini scrive tra l’altro: “Che la maggioranza dei casertani sia consapevole di questa ricchezza e la voglia rendere pubblica, lo dimostrano le ben 80 associazioni che si sono costituite in breve tempo per la difesa del parco. Ma evidentemente troppa gente vuole mettere le mani sul magnifico giardino vuoto”. E ricorda “la secchiata d’acqua gelata” quando nell’agosto del 2008 alla conferenza dei Servizi, che riunisce attorno a un tavolo gli Enti competenti per le celebrazioni, viene presentato un progetto preliminare che prevede “500.000 metri cubi di costruzioni alte fino a 15 metri, strade carrabili larghe 12 metri, parcheggi a raso e interrati, progetti per un polo fieristico, per una area mercatale, e altro”.
La Maraini trascura i tentativi di precipitosa retromarcia, di fronte allo scandalo, del Comune di Caserta e del sindaco Nicodemo Petteruti. Tentativi che, d’altra parte, non risultano per ora convincenti. Anche per i motivi indicati da Teresa Ucciero, architetto e consigliere comunale di Forza Italia, in un’argomentata lettera aperta pubblicata integralmente da Casertacè ^ e rimasta finora senza risposta.
La prossima volta che ci capiterà d’incontrare Dacia Maraini le spiegheremo che a Caserta è a rischio il “polmone verde” ma in compenso c’è un grande e velenoso “polmone nero” che si chiama Lo Uttaro e per il quale nessuno si sta preoccupando della bonifica, anzi il duo Berlusconi-Bertolaso ha messo in programma di raddoppiarlo. Sulla questione gradiremmo anche un parere specifico di Teresa Ucciero, ben argomentato come l’intervento sul Macrico, ora che lei si è rivelata una paladina dell’ambiente casertano.

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CON LE CAVE NON RIPROVATECI

Posted by ambienti su ottobre 20, 2008

Caserta è anche assediata da cave e cementifici. Riguardo alle cave sembrava che si fosse giunti a una soluzione a favore dei cittadini, grazie a un piano che per Caserta prevede solo la ricomposizione ambientale e a una legge regionale che dovrebbe escluderla da ogni ulteriore proroga per le attività estrattive. Ma ora il passaggio della legge in consiglio regionale, mercoledì prossimo, potrebbe riservare sgradite sorprese per i casertani. Il comitato Parco Cerasola – Centurano è mobilitato e diffonde un comunicato.

di Giovanna Maietta
Presidente Comitato Parco Cerasola – Centurano

Mercoledì prossimo il consiglio regionale della Campania dovrebbe approvare il disegno di legge che proroga le attività estrattive per le cave. Si tratta di un provvedimento basato su un presunto annullamento del piano cave attualmente oggetto di un contenzioso legale tra la Regione e alcuni comuni. Il piano cave ha tentato di regolamentare un’attività estrattiva svolta in maniera selvaggia, ma soprattutto ha decretato l’area casertana interessata dalle cave come zona altamente critica imponendo la dismissione previa ricomposizione ambientale di tutte le cave che ricadono in quest’area.
Il disegno di legge era nato, nella versione predisposta dalla giunta regionale, come ancora di salvataggio per i cavaioli e qualche dirigente. Attraverso un iter travagliato nella quarta commissione consiliare è stato modificato escludendo dalle proroghe le aree zac e le aree di crisi, Caserta compresa. Ciò significa che i cavaioli che esercitano su Caserta possono solo fare ricomposizione ambientale, cosi come previsto dal PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive) ma già derogato con decreti, direttive interne e piani di dismissioni trappola. Possiamo credere che il miracolo della quarta commissione si ripeterà nel consiglio regionale? Con un’azione trasversale per una volta si è riusciti a salvaguardare l’interesse pubblico, ma con altrettanto trasversalismo c’è il rischio che si tutelino gli interessi di parte.

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SARÀ

Posted by ambienti su ottobre 17, 2008

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PAGATECI IL DANNO

Posted by ambienti su ottobre 17, 2008

Legambiente ^ annuncia oggi una nuova iniziativa con un comunicato stampa. Anche con un appello a tutti gli avvocati, gli ingegneri ambientali e ai tecnici, della Campania e non, che intendono impegnarsi nell’azione collettiva di risarcimento dei danni provocati dai traffici illeciti di rifiuti. Per aderire, segnalare, contribuire all’iniziativa, l’Osservatorio nazionale ambiente e legalità e Legambiente Campania hanno messo a disposizione due numeri di telefono (0686268372 e 081261890), attivi dalle 10,30 alle 18,00, dal lunedì al venerdì, ed è stato attivato un gruppo di avvocati e di volontari che cureranno la raccolta delle adesioni e l’avvio delle procedure previste per la costituzione in giudizio, come parte civile.

Parte la campagna di Legambiente
per un’azione legale collettiva contro l’ecomafia in Campania

Circa 65mila tir carichi di rifiuti hanno attraversato mezza Italia per sversare ben un milione e 300mila tonnellate di rifiuti nella sola discarica Schiavi di Giugliano, una delle otto discariche, poste tra le province di Napoli e Caserta, per anni gestite in nome e per conto dei Casalesi da Gaetano Vassallo,  oggi  collaboratore di giustizia. Un fotogramma questo per inquadrare 14 anni di mattanza in Campania dove si è realizzato uno tra i più gravi disastri ambientali, economici e sociali che il nostro Paese abbia mai visto. Con “Pagateci il danno”, Legambiente si schiera in prima linea con tutti coloro che negli anni hanno dovuto subire gli effetti dei traffici illeciti delle ecomafie, soprattutto nel settore dei rifiuti, nonostante molte delle operazioni illegali fossero note alle istituzioni e precisamente denunciate nei dossier sull’ecomafia realizzati da Legambiente sin dal 1994.
Una grande azione legale, corale e organizzata, per dare voce a tutte le persone che hanno subito danni morali, biologici ed economici a causa dei traffici illeciti dei rifiuti che hanno avvelenato i terreni, le acque, l’aria, gli animali e i cittadini della Campania. Una grande mobilitazione civile contro ogni forma di criminalità ambientale; un invito alla società civile affinché contribuisca con la propria adesione alla riuscita della prima vera azione collettiva contro chi ha deliberatamente devastato un territorio e danneggiato, in alcuni casi irrimediabilmente, l’ambiente e l’economia ma soprattutto la salute dei cittadini abitanti delle aree inquinate.
Le recenti dichiarazioni del pentito Gaetano Vassallo, hanno ora riavviato le inchieste sul disastro ambientale ripartendo da ciò che Legambiente aveva denunciato 14 anni fa, e cioè che la Campania era diventata la grande pattumiera d’Italia, che c’era in atto un patto scellerato tra politici, imprenditori, funzionari pubblici, faccendieri e camorristi, per gestire la torta dei rifiuti urbani e industriali. Cave, terreni agricoli, fiumi, torrenti si stavano velocemente riempiendo di veleni d’ogni tipo, sotto gli occhi di tutti.

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IL PIANO GANAPINI

Posted by ambienti su ottobre 17, 2008

Il “piano Ganapini” per la soluzione del problema rifiuti in Campania, approvato mercoledì 15 ottobre dalla giunta regionale, sta provocando contrasti. L’assessore Walter Ganapini dice che di inceneritori ne basterebbero due, non i 4 o 5 previsti dal governo. E questo è solo un aspetto  della differenza di vedute. Bassolino prova a minimizzare per non guastarsi con Berlusconi e per procedere nel personale autoriciclo politico, ma in realtà la contrapposizione di strategie è forte. Come ha rilevato la stampa (vedi qui gli articoli apparsi sul Mattino ^) e com’è possibile verificare leggendo di seguito le “linee programmatiche” del “piano Ganapini”. Per giunta la Commissione Europea ha in programma approfondimenti sulla denuncia di violazioni al diritto comunitario presentata dal comitato dei cittadini di Acerra contrari al locale inceneritore.
Il governo con la legge n.123/2008 ^ ha puntato innanzitutto sull’incenerimento e sulla prospettiva di trasformare l’intera Campania in una grandiosa industria dei rifiuti, com’è apparso confermato da Berlusconi quando ha parlato della possibilità di destinare a un inceneritore campano anche materiale proveniente da altre regioni. Quest’industria sarebbe molto costosa per i cittadini campani, in termini di denaro e di salute, e molto lucrosa per i gestori privati degli impianti grazie alla sovvenzione governativa del CIP6 e ad altri eventuali “contributi” .  Ganapini ha tentato di tener conto dell’ambiente, della salute, del risparmio per la collettività, puntando sulla raccolta differenziata e, tra l’altro, sul pieno recupero di impianti esistenti e finora utilizzati male o per niente. Qualche obiezione è ancora possibile, ma tra le due impostazioni c’è un abisso.
Di seguito la parte introduttiva e un passaggio significativo del “piano Ganapini” che si può scaricare completo da qui in formato ppt ^ (da sfogliare con Impress di Open Office, gratis in rete ^ , o con PowerPoint di Microsoft Office).

Linee programmatiche 2008-2013 per la gestione dei rifiuti urbani

Il contesto
Pende sul nostro Paese una gravosa procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea relativamente alla ‘emergenza rifiuti’ in Campania.
Nel caso in cui dall’emergenza non si uscisse con un sistema operativo integrato a regime, coerente con la normativa europea, la sanzione potrebbe tradursi in un grave danno economico a carico del Paese.
Un percorso condiviso verso un obiettivo comune
• Una forte voglia di riscatto caratterizza il sistema sociale, economico ed istituzionale campano rispetto alla drammatica crisi dell’inverno 2007-2008;
• a tale reazione occorre fare corrispondere l’elaborazione di un programma moderno in senso europeo, da condividere in un percorso di validazione ed attuazione che coinvolga l’intera società campana , come previsto dalla Carta di Aalborg.
Per uscire dall’emergenza
La Regione Campania intende:
• promuovere l’autosufficienza dei diversi territori provinciali nella gestione integrata del ciclo dei RU;
generalizzare la buona pratica di RD “porta a porta”;
• garantire adeguata ed efficiente capacità impiantistica nel rigoroso rispetto della gerarchia europea (riduzione all’origine di quantità e pericolosità dei rifiuti; massimizzazione del riciclo di materia, a partire dalla sostanza organica; ottimizzazione del recupero energetico della frazione combustibile;
• minimizzazione del conferimento a discarica dei flussi residui);
• riciclare a regime tra 500.000 e ca. 900.000 t/a di materiali nelle diverse filiere di riciclaggio, privilegiando le industrie di settore operanti sul territorio regionale in funzione del rendimento di RD;
• conferire a recupero energetico presso utenze industriali esistenti (cementerie, centrali termoelettriche, ecc…) o a combustione in impianti dedicati (inceneritori, gassificatori) tra ca. 1,3 Mt/a e 600.000 t/a di combustibile derivato dai rifiuti (CDR) in funzione del rendimento conseguito dalla RD;
• conferire a recupero agronomico produttivo o a bonifica di suoli contaminati circa 500.000 t/a di rifiuti organici da RD e/o selezione fisico-meccanica dei RUR.
………. ………. ……….
L’inceneritore a gara in Salerno, 2/3 della capacità di progetto dell’inceneritore di Acerra e la richiesta di conferimento ufficiale avanzata dalle tre cementerie campane soddisfano il fabbisogno di incenerimento e/o gassificazione prevedibile già con una RD al 20%.
E’ stata inoltre proposta la realizzazione di un inceneritore a servizio della città di Napoli. Una apposita Conferenza dei Servizi ha indicato come sito preferito quello del depuratore di Napoli-Est; Mancano, ad oggi, indicazioni sulla taglia di impianto, mentre per il suo finanziamento, si è fatto riferimento alla formula del Project-Financing.
Il Piano nazionale prevede anche un inceneritore a Santa Maria La Fossa, a proposito del quale sono però in corso approfondimenti da parte della competente Autorità Giudiziaria.
il comparto “incenerimento”, così come quello, successivamente trattato, delle “discariche” è oggi totalmente demandato ai poteri del Commissariato.

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DOVE FIORIRÀ IL CEMENTO

Posted by ambienti su ottobre 16, 2008

NEW In seguito alle critiche giunte da più parti e alla mobilitazione delle associazioni, venerdì 17 ottobre il sindaco Nicodemo Petteruti annuncia correzioni al progetto per il Macrico. Ma non rinuncia a deplorare i cittadini che manifestano “una diffidenza e mancanza di fiducia becera” – vedi un po’ – verso la catastrofica politica ambientale della sua amministrazione.
va all’articolo di Giuseppe Frondella su Interno 18 ^
Macrico: ecco le modifiche apportate al progetto
Niente parcheggi a raso e nuove strutture alte non più di nove metri

vai al sito Macrico VerdeA Caserta oggi giovedì 16 ottobre, alle 18, alla Curia Vescovile, salone Sant’Augusto, si parla del Macrico
Nell’area Macrico avrebbe dovuto avviarsi un progetto di grande Parco verde in grado di cominciare a sanare la disastrosa situazione ambientale della città di Caserta. Sulle promesse per il Macrico hanno fatto leva gli attuali amministratori al Comune e alla Provincia per ottenere consensi elettorali. Ma ora nel progetto, tenuto segreto fino al 25 agosto e tutt’ora noto a pochi, si è scoperto che il verde è ridotto a qualche aiuola tra le strade, i parcheggi, gli edifici alti fino a 15 metri.
Il progetto è stato elaborato in 5 mesi da una Struttura di Missione, con l’adesione di Regione, Provincia e Comune, attraverso un’azione priva di trasparenza e di partecipazione democratica
Il Comitato Macrico ritiene giusto far conoscere a tutti i cittadini questo scandaloso progetto e oggi lo presenta e ne dibatte.
Alla discussione parteciperanno: Sergio Tanzarella (MACRICO verde), Anna Giordano (COASCA), Nicola Melone (Preside Fac.Scienze Naturali, Fisiche e Matematiche della SUN), Maria Carmela Caiola (MACRICO verde). Nell’occasione sarà firmato l’appello dei Presidenti delle Associazioni cittadine e provinciali alla Struttura di Missione

Il progetto della Struttura di Missione è ora disponibile come file pdf nella sezione “news” del sito www.macricoverde.altervista.org (è il quarto file dall’alto) o direttamente QUI^.

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STIAMO ATTENTI

Posted by ambienti su ottobre 15, 2008

La questione rifiuti in Campania è ancora grave, nonostante i proclami di Berlusconi. Intanto si avanza verso nuovi e definitivi disastri per la nostra terra e la nostra salute. Il Comitato Emergenza Rifiuti invita i cittadini a riflettere su quel che sta accadendo, a restare vigili, a partecipare alle scelte sull’ambiente, sul futuro della regione.

Un documento
del Comitato Emergenza Rifiuti di Caserta

La necessità di ulteriori iniziative per la difesa dell’ambiente a Caserta e in provincia ha il suo fondamento nel silenzio ormai tombale sulle discariche casertane, in particolare sulla discarica denominata “Cava Mastroianni – loc. Torrione”, che non fa presagire nulla di buono. Le ultime rilevazioni del pentito Gaetano Vassallo sulle decisioni della camorra in tema ambientale, in particolare sulla decisione dell’apertura di un inceneritore a S. Maria La Fossa, chissà come in linea con i programmi governativi, non possono passare inosservate. Dove sono le istituzioni nazionali, regionali e locali quando si decide del futuro ambientale di una regione e quindi delle localizzazione degli impianti di rifiuti nel proprio territorio? E che significa assumere le responsabilità del governo del territorio se poi non si riesce a dire una parola sulle scelte, prese da altri livelli o addirittura dalla camorra, relative a quello stesso territorio ?
Abbiamo sempre sostenuto che l’emergenza, così come ci è stata propinata, non è mai esistita, ma è stata in qualche modo “cavalcata” dai vari governi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni, sia nazionali che regionali, e ciò per imporre scelte contrarie agli interessi della collettività, come l’imposizione delle logiche “commissariali” prima e l’aumento a dismisura di discariche e di inceneritori poi. Senza in ogni caso riuscire a definire un razionale ciclo dei rifiuti che partisse dalla lotta agli sprechi e tentasse di imporre la logica del riuso e del riciclo.
In particolare con il quinto inceneritore in Campania, è chiaro a tutti, meno che ai nostri rappresentanti territoriali, che la nostra regione non sarà altro che lo sversatoio ufficiale del Sud e delle regioni circostanti: l’ha pure detto apertamente Berlusconi a margine dell’ennesima seduta di governo a Napoli!
In questo modo le colpe di aver dovuto sopportare i danni causati dalle discariche abusive e illegali saranno ricompensate dalla scelta della Campania come territorio dove sversare di tutto, zona di serie B, abitata da cittadini sporchi, fetenti e criminali! Riteniamo la cosiddetta “emergenza” sia stata creata e governata artificiosamente, e venga perpetuata, allo scopo di raggiungere questo obiettivo, almeno nelle intenzioni dei nostri governanti.

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CAMPANIA INFELIX A CASERTA

Posted by ambienti su ottobre 15, 2008

A Caserta sabato 25 ottobre 2008 alle 17.30 nella Libreria Pacifico a piazza Vanvitelli 33/35 incontro con Bernardo Iovene per la presentazione del suo libro “Campania Infelix” scritto in collaborazione con Nunzia Lombardi, una “pasionaria” attenta a difendere il suo territorio e il futuro della nostra gente. Bernardo Iovene, è un giornalista napoletano autore di molte ed interessanti inchieste per la trasmissione di Rai 3 “Report”. Interverrà il giornalista Luigi Ferraiolo de Il Corriere del Mezzogiorno.
Campania Infelix è pubblicato da Rizzoli, pagg. 230, euro 10,50

IL TEMA DEL LIBRO
All’ombra del Vesuvio, in una regione che da Napoli a Caserta conta centinaia di comuni e milioni di abitanti, campi e pascoli cedono il passo a cumuli di spazzatura, scarti tossici, ammassi di amianto, residui industriali intombati da vent’anni e discariche abusive a cielo aperto, che vengono date alle fiamme al tramonto. E in quella che è stata una delle terre più fertili d’Italia la percentuale di casi di tumore è il doppio di quella nazionale. Nell’ostinato viaggio che porta Bernardo lovene attraverso la sua Campania natale alla ricerca dei molti perché e delle implicazioni di un problema che ha rubato la dignità a un intero Paese, la crisi della “monnezza” si rivela la punta dell’iceberg di una catastrofe ambientale generale e annunciata, che è anche specchio e causa di una dolorosa catastrofe sociale.

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I TRUCCHI DEL MAGO PANSA

Posted by ambienti su ottobre 11, 2008

La posizione di Alessandro Pansa è stata stralciata dall’inchiesta sui rifiuti, ma proprio al prefetto di Napoli è stata dedicata buona parte della requisitoria per la richiesta di rinvio a giudizio che i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo hanno tenuto ieri, durante l’udienza preliminare.

dal Corriere del Mezzogiorno 11/10/2008
Inchiesta «rompiballe», i pm accusano: «Il prefetto Pansa una figura centrale»
di Titti Beneduce
Gli imputati dell’inchiesta «rompiballe» sono 25: tra loro c’è Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso quando questi era subcommissario ai rifiuti. I reati vanno dalla truffa al falso in atto pubblico, all’abuso d’ufficio, allo smaltimento illecito dei rifiuti. Proprio in un episodio di falso in atto pubblico, hanno sostenuto i pm in aula, la figura di Pansa è centrale assieme a quella dell’amministratore delegato di Fibe, Massimo Malvagna. Fibe è la società che avrebbe dovuto consegnare al commissariato di governo impianti per la produzione di cdr (combustibile da rifiuti) manutenuti, dunque in perfetta efficienza. Il cdr «a norma» sarebbe poi dovuto finire nel termovalorizzatore di Acerra. In realtà gli indagati, sostiene l’accusa, sapevano bene che quegli impianti, costruiti alla meglio e mal funzionanti, non avrebbero mai potuto produrre cdr «a norma». La preoccupazione di Pansa traspare dalle telefonate intercettate: da un lato c’è la consapevolezza che, così come sono, gli impianti sono del tutto inadeguati. Dall’altro c’è la fretta di chiudere l’accordo per la produzione del cdr e far bruciare finalmente i rifiuti, a norma o no. A questo punto, dal commissariato viene escogitata una soluzione per salvare capra e cavoli. Si decide che gli impianti debbano produrre cdr «tendenzialmente a norma ».

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