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Blog di Resistenza Ambientale

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I GENI DELLA FETENZIA

Posted by ambienti su febbraio 11, 2009

A CASERTA A QUALCUNO NON BASTAVANO LO UTTARO 1 E LA PROMESSA DE LO UTTARO 2? BENE: INTORNO ALLA CITTA’ GLI INCONTENTABILI DELL’INQUINAMENTO AVRANNO ANCHE UN INCENERITORE SEMICLANDESTINO, ACCANTO A CAVE FORSE IN “PROROGA” PERPETUA.

reggiat200La faccenda è sporca assai. Può fare da fetido pendant agli intrighi de Lo Uttaro. Mentre ci preoccupiamo dell’aria che potremo respirare dopo le asfissie provocate dalla discarica Lo Uttaro, della polvere della cave in via di estinzione (credevamo), delle nubi che avanzeranno verso di noi dalla vicina Acerra, scopriamo che a Caserta un inceneritore c’è già. Sarebbe l’impianto Cementir già dotato di una semiclandestina – benché “regolarissima” – autorizzazione a bruciare Cdr, combustibile da rifiuti.
La Cementir e altre aziende inquinanti amano Caserta: è qui che hanno trovato la possibilità di fare ciò che difficilmente sarebbe stato loro consentito di fare in altri luoghi d’Italia. Qui e a pochi passi da quartieri densamente abitati di Caserta, di Maddaloni, di San Nicola La Strada.
Ieri mattina s’è svolta – come avevamo preannunciato – una conferenza dei servizi per far fronte alla richiesta della Cementir per l’ampliamento e il riuso della sua cava per molti anni a venire. La conferenza si è conclusa con un rinvio che potrebbe dipendere dalla necessità di trovare altri trucchi per ingannare le leggi a tutela dell’ambiente e i cittadini che in quest’ambiente vivono. Come suggerisce un comunicato del Comitato di Quartiere Parco Cerasola-Centurano ^ . Ma potrebbe anche dipendere dalla sorpresa, per alcuni dei convenuti, di essere stati “scoperti”, di essere stati messi sotto lo sguardo dell’opinione pubblica dalle associazioni per l’ambiente, capofila il Comitato di Quartiere Parco Cerasola-Centurano e il suo presidente Giovanna Maietta. Attraverso un combattivo documento-denuncia ^ .
Speriamo che sia una svolta in una città che per troppo tempo ha sonnecchiato, al punto da apparire in stato catatonico, nell’illusione che i suoi amministratori – di cosiddetta destra o di cosiddetta sinistra – votati in genere per simpatie familiar-clientelari, o per supposti residui di affinità ideologiche (quando non peggio), dopotutto troppi danni non li potessero fare. E invece hanno permesso e combinato in modo crescente catastrofi ambientali che hanno pochi raffronti possibili nell’occidente civilizzato. Sono stati a loro modo geniali: geni del degrado e della fetenzia.
Tornando al nostro bruciatore “domestico”. Dove s’è mai visto negli ultimi decenni un inceneritore di rifiuti (quale verrebbe ad essere, con tanto di regalìa CIP6,  il suddetto cementificio) avviato senza alcun tipo di consultazione pubblica o di informazione ai cittadini? Perciò diciamo che – nonostante la sospetta “regolarità” delle carte – l’impianto è semiclandestino. E all’orizzonte s’intravede addirittura una richiesta “ufficiale” per l’incremento della quantità di Cdr da bruciare.
Avevamo voglia di chiederci da dove provenivano gli odorini di bruciato che per lunghi periodi hanno invaso Caserta una sera si e l’altra pure. Per capire ci mancavano gli elementi essenziali: è difficile riuscire a sapere esattamente come alcuni affaristi e alcuni amministratori hanno deciso di spartirsi in segrete stanze l’uso dell’aria che respiriamo, dell’acqua che scorre nel nostro sottosuolo, della terra su cui cresce ciò che mangiamo. E questa difficolta nell’accesso a informazioni essenziali e vitali per i cittadini non è tanto “regolare”.
Che sia sospetta la regolarità dell’autorizzazione per la Cementir a bruciare rifiuti appare confermato da un comunicato diffuso, sempre ieri, dal’Assessorato Ambiente della Provincia ^ . L’assessore Lucia Esposito nega che la Provincia abbia espresso pareri nel pasticcio e sottolinea, molto meritoriamente, l’obiettivo di “una programmazione complessiva che eviti il rischio di appesantire la provincia di inutili e dannosi bruciatori”. Ben detto, ma anche un po’ cascante dalle nuvole e perciò, per il momento, abbastanza patetico.
Se non lo sa la Provincia quel che avviene nell’ambiente della provincia – e a brevi distanze da dove lavorano e abitano i rappresentanti della Provincia – chi lo saprà mai? Può darsi che ogni tanto qualcosa sfugga, che nell’intrico di leggi, di regolamenti, di competenze e di passaggi oscuri in cui ci ritroviamo qualcuno riesca ad ammantare di ingannevole regolarità formale operazioni e attività molto insidiose per l’ambiente e per la nostra salute. Ma in questi casi un’amministrazione responsabile non può semplicemente dissociarsi, dire “io non c’ero”. Sono necessarie tempestive e pubbliche ricognizioni, ferme denunce politiche ed eventualmente anche giudiziarie.

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