AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

AGONIA ED ESTASI

la Repubblica 18/02/2008

Newsweek: Spazzatura e dolce vita l´Italia vista dall´America
Christopher Dickey da Newsweek, 18-02-2008

In questi giorni il film che fa più discutere in Italia, ed è “hot” da ogni punto di vista, è “Caos calmo”: narra la storia di un vedovo che non riesce a rimettere in sesto la propria vita e se ne resta seduto su una panchina a osservare la vita che gli scorre davanti. Certo, una delle ragioni per le quali il film fa il pieno ai botteghini è la controversia nata in merito a una scena di sesso, ma il film tocca sicuramente qualche nervo scoperto. La verità è che, al pari del vedovo, buona parte d´Italia se ne resta seduta a vederle passare davanti il mondo intero.
Fino all´inizio degli anni ‘80, il pil italiano era pressoché uguale a quello della Gran Bretagna, e l´Italia pareva essere una forza trainante di un´Europa unita di recente. Ma quei giorni sono ormai lontani. Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Ferrari, paragona il governo italiano a “una vettura così pesante, così costosa, così difficile da manovrare, così obsoleta, che per quanto bravo possa essere il pilota non riesce a vincere”. A questo punto il governo non è che funzioni male: non funziona proprio. Da quando il governo di centro-sinistra del Primo ministro Romano Prodi è caduto a gennaio per non aver ottenuto la fiducia, si è in regime provvisorio fino alle prossime elezioni fissate ad aprile. Dagli ultimi sondaggi risulta che l´Italia tornerà a essere governata dal magnate-showman di centro-destra Silvio Berlusconi (…)
Indipendentemente da come gli italiani ci appaiono, ci sono segni di marciume, sia in senso figurato che letterale. Le strade di Napoli sono sommerse e invase da montagne di spazzatura in putrefazione da mesi, senza che sia in vista una soluzione. Se Napoli puzza, Venezia non è da meno: grandiosi piani sono stati proposti per salvare la città, sommersa dalle acque nove mesi l´anno, ma il progetto di lavori decennali e del costo di svariati miliardi di euro proposto da Berlusconi è stato rimesso nel cassetto da Prodi. Firenze è presa d´assalto dai turisti, ma invece di migliorare le infrastrutture il consiglio municipale sta pensando di trasferire il David di Michelangelo fuori città per “decongestionare” il centro. E poi c´è l´Alitalia, la flotta della compagnia di bandiera che affoga in debiti immani, emblematici dell´economia italiana che non funziona. Nel 2004 e nel 2005 l´economia del Paese non è cresciuta per nulla e da un decennio a questa parte ristagna al fondo o in ogni caso agli ultimi posti della classifica dei già torpidi tassi di crescita del resto d´Europa (…)
Nonostante tutto ciò, molti italiani credono che il loro Paese abbia ancora il potenziale – forza della creatività nel caos! – di potersi riprendere e vivere un meraviglioso revival. Ma come? «Credo che molte persone si stiano ponendo questa stessa domanda» confida Pino Arlacchi, ex parlamentare e senatore, leader nella lotta antimafia all´inizio degli anni Novanta. «Perché in questo Paese non siamo riusciti a operare una svolta?».
Giulio Sapelli, uno dei più illustri storici italiani di economia, elenca soltanto alcune spicciole decisioni cruciali: «Gli anni Ottanta sono stati un decennio di grandi opportunità mancate». Diversamente dalla Francia – che essendosi resa conto dei rischi della penuria energetica si è costruita una rete elettrica che ormai le fornisce l´ottanta per cento del suo fabbisogno – l´Italia indisse un referendum molto travagliato e sentito che nel 1987 mise la parola fine a qualsiasi possibilità di progresso nell´industria nucleare tecnologicamente avanzata. E oggi l´Italia dipende in tutto e per tutto dal mercato internazionale per procurarsi a caro costo l´energia che le serve. Poi c´è il debito pubblico, lievitato a dismisura quando i conti dei programmi sociali istituiti negli anni Settanta sono venuti al pettine e i partiti politici hanno alimentato e gonfiato oltre ogni dire la burocrazia con posti di lavoro distribuiti in base al clientelismo. «C´è molta corruzione» dichiara Sapelli. Infine, negli anni Ottanta c´è stato il problema della lira italiana: il governo ha spinto e promosso le esportazioni e ammansito il settore privato non incoraggiando la ricerca, lo sviluppo e l´innovazione, bensì svalutando la moneta.
A posteriori, dice Sapelli, le cifre mirabolanti del Pil italiano di 25 anni fa “erano illusorie”. Diversamente dalla Gran Bretagna, che era sulla strada giusta per diventare una moderna economia occidentale di servizi, l´Italia stava respirando allora “l´ultimo sospiro di un sistema industriale” sostenuto da “un´enorme spesa pubblica”. Nel 1992 l´illusione già stava perdendo smalto: le rivelazioni degli arresti e dei processi giudiziari legati allo scandalo di “Mani pulite” hanno messo in piena luce la corruzione nel Partito della Democrazia Cristiana e nel Partito Socialista che da generazioni si avvicendavano al governo. Sono stati entrambi spazzati via, i loro leader sono stati portati in tribunale, perfino costretti a prendere la via dell´esilio, ma la corruttibilità, la ristrettezza di vedute e l´immoralità sono rimaste.
Forse, dice il sociologo Ilvo Diamanti, c´era da aspettarselo che una “sterile rabbia” diventasse il sentimento che domina la vita pubblica italiana, mentre il cinismo sdegnato è ormai all´ordine del giorno. Ora che i politici si parlano essenzialmente tra loro, soltanto gli artisti e i comici paiono articolare e dar voce agli umori della piazza. Il commentatore politico più popolare del Paese, senza dubbio, è il comico Beppe Grillo (…) Lo scorso settembre milioni di persone si sono riunite nelle piazze italiane per il “Vaffa – Day” da lui proposto. Al telefono, dalla sua casa di Genova, Grillo ha detto a Newsweek: «In Parlamento abbiamo circa 80 farabutti» prima di lanciare il suo appello al mondo: «Per favore invadeteci! Aiutateci!».
Scherzi a parte, buona parte del problema italiano è che troppo spesso l´Italia ha fatto affidamento su forze esterne per risolvere i propri problemi interni che nessuno osava prendere di petto. Quella italiana è una società a tal punto piena di vincoli burocratici e di fratture sociali che benché gli italiani, come è risaputo, siano eccellenti imprenditori, è estremamente difficile aprire un´azienda o crescere e passare da piccole dimensioni aziendali a una società in grado di competere sul mercato globale (…) A livello macroeconomico, le riforme strutturali sono sistematicamente e ripetutamente promesse per essere poi dimenticate in un sistema nel quale i partiti politici dell´opposizione per quanto minuscoli siano possono sempre esercitare diritto di veto – e di fatto lo fanno – nei confronti di qualsiasi importante iniziativa del governo. Montezemolo – che negli ultimi quattro anni è stato anche capo di Confindustria, la potente associazione di leader e imprenditori italiani – ricorda che l´Italia fece uno sforzo folle per far fronte ai requisiti fiscali imposti dall´Unione Europea per poter entrare nell´eurozona nel 1999. Con un tono di voce pacato, ma scagliando in alto le braccia mentre è seduto sul divano del suo ufficio commenta: «Non appena siamo arrivati a quel traguardo e abbiamo potuto dire “Finalmente siamo entrati nell´eurozona!”, siamo crollati. Non abbiamo fatto niente. E non ci sono progetti fondamentali o strutturali per il futuro».
Il grande sprint dell´ottimismo italiano degli anni Ottanta coincise con la fine della guerra al terrorismo, con l´affermarsi dei primi marchi del lusso italiano di portata mondiale, quali Armani, Zegna, Brioni, Valentino, Gucci, Prada e tanti altri. Ma poi l´economia ha toccato il fondo, gli scandali politici dei primi anni Novanta sono coincisi con una stabilità finanziaria paragonabile soltanto a quella dell´Argentina (…) Non stupisce, dopo quanto detto, che molti italiani paiano alla ricerca spasmodica di una forte leadership e, forse, di un uomo forte. Da un sondaggio condotto l´estate scorsa è emerso che il 90 per cento degli italiani voterebbe una figura di questo tipo. Ma quando i candidati si presentano nelle vesti di uomini forti risuonano ancora troppo intensi gli echi della dittatura di Benito Mussolini perché possano trovare vasti supporti e consensi.
Nonostante tutte le insoddisfazioni, nella Penisola perdura quello che in Italia potrebbe essere chiamato il “fattore dolce vita”: la gente pensa ancora effettivamente che la vita sia bella. La maggior parte della popolazione (il 74 per cento, secondo u n sondaggio Eurobarometer del mese scorso) si dice preoccupata per l´economia. Un altro 52 per cento ritiene che l´Italia stia andando nella direzione sbagliata, ma ben il 71 per cento degli italiani si dice soddisfatto della propria vita, per ciò che concerne famiglia, lavoro, futuro. Federigo Argentieri, docente di scienze politiche alla John Cabot University di Roma, spiega che “gli italiani sono abituati a una rigida separazione tra la loro vita privata e ciò che accade a livello pubblico”. E mentre un´assoluta mancanza di senso civico rende questo Paese estremamente difficile da governare, Argentieri osserva che quando – come spesso accade – il governo cade, è la forza della famiglia a far funzionare la società: «È sicuramente sbagliato, eppure è questo a tenere a galla l´Italia».
Traduzione di Anna Bissanti

 
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