AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

ARCHEOUTTARO – Il Mattino 23/10/2008

da Il Mattino 23/10/2008

Imposto il vincolo sui luoghi sta per partire l’esproprio dei terreni soggetti a scavo confinanti con Lo Uttaro
Parco archeologico con vista sulla discarica
Maddaloni, il Comune punta sull’antica necropoli di Calatia per bloccare l’espansione delle aree dei rifiuti

GIUSEPPE MIRETTO – Un parco archeologico come baluardo contro le discariche di Lo Uttaro. Insomma, archeologia contro i rifiuti. È guerra di carte bollate tra il Comune di Maddaloni e il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti. Scelto il modo più provocatorio e forse bizzarro per arginare il degrado ambientale. Maddaloni (dopo il placet finanziario della Regione) avvia gli atti propedeutici per la realizzazione del «Parco archeologico dell’Antica Calatia». Imposto il vincolo sui luoghi, predisposto il procedimento di esproprio e ufficializzata la declaratoria di pubblica utilità dell’opera. Imposti vincoli su circa 15 ettari (coincidenti con il perimetro della città dall’ottavo secolo avanti Cristo fino al tardo medioevo) tutti intorno (verso Maddaloni) alla cava Mastroianni e alla più distante cava Mastropietro. Non si sa ancora se nascerà un parco archeologico con vista su una discarica. È certo invece che parte il procedimento espropriativo sulle aree da sottoporre all’opera di scavo coincidenti con l’antica area urbana e con la necropoli.
Oltre agli scavi è prevista pure la risistemazione dei luoghi. «Riportare alla luce l’abitato – testimonia Antonio Sarracco del Gruppo archeologico Calatino ”Franco Imposimato” – è stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia patria». È scontato, quindi, l’entusiasmo. In verità, il finanziamento regionale (circa due milioni) è vissuto come un risarcimento ambientale, sebbene tardivo. «Se è remota e improbabile – commenta il sindaco Michele Farina – l’espansione delle discariche in questione, è certo invece che è tutto merito del Comune di Maddaloni aver posto le basi per il primo serio intervento di bonifica e di riqualificazione ambientale». Parco archeologico, scavi, riperimetrazione della necropoli e completamento degli studi scientifici sarebbero la risposta al degrado e al grave abbandono dei luoghi tra Maddaloni e San Nicola La Strada. «In concreto – precisa Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici- è già pronto il progetto esecutivo che prevede lavori per poco meno di due milioni di euro». A guidare l’intervento ci sono i risultati dell’eccellente piano di ricerca archeologica, già condotto dalla Sovrintendenza archeologica e dalla Seconda Università di Napoli, nello scorso decennio. Quell’intervento accademico sarà in gran parte trasformato in progetto esecutivo con il disseppellimento delle vestigia. Insomma, sarà riesumata l’antica città che fu prima etrusca e poi romana. E quello che resta del giacimento archeologico sarà tradotto, come è già accaduto per i reperti più importanti, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’azione di salvaguardia poi dovrà necessariamente coincidere con una inevitabile ricomposizione ambientale. «È chiaro che esula dalle nostre competenze – commenta Schiavone – avviare una bonifica dell’area circostante e tantomeno ricomporre un orizzonte visivo irrimediabilmente compromesso». Scavi, vincoli ed espropri segnano indirettamente un altro capitolo delle guerra legale, avviata da tempo prima contro Fibe e poi contro il Commissariato di Governo. Maddaloni ha trattenuto unilateralmente e quindi non versato 4 milioni di euro: il credito vantato dalla Fibe e dal Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti. Si tratta di una situazione debitoria, maturata dal comune di Maddaloni, «relativa al pagamento della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti nei confronti del Commissario stesso, dei soggetti concessionari, nonché dei comuni destinatari di misure di compensazione ambientale». E poi c’è pure l’opposizione alle ordinanze di riscossione coatta dei crediti. Di più, il Comune punta al «risarcimento (e quindi alla compensazione dei crediti) delle spese esorbitanti affrontate per mitigare il disastro ambientale per il blocco della raccolta, mancato svuotamento del sito di trasferenza e quindi alla conseguente autocombustione e alle esalazioni di diossine fuoriuscite dalla discarica urbana dell’ex-Foro Boario».

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