AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

CEMENTO AL POSTO DEL PARCO PUBBLICO

dal Corriere della sera 21/10/2008
CEMENTO AL POSTO DEL PARCO PUBBLICO
di Dacia Maraini

I Cittadini di Caserta lottano per difendere il loro polmone di verde

La città di Caserta dispone di un meraviglioso polmone verde di 350 mila mq. Che potrebbe diventare un luogo di svago, di incontro, di sport, di spettacolo, di passeggiate, di studio. La zona appartiene all’Istituto Sostentamento Clero che l’ha affittata ai militari. I quali si sono trasferiti altrove. La zona ora è libera ma occorrono soldi per riscattarla. Che la maggioranza dei casertani sia consapevole di questa ricchezza e la voglia rendere pubblica, lo dimostrano le ben 80 associazioni che si sono costituite in breve tempo per la difesa del parco. Ma evidentemente troppa gente vuole mettere le mani sul magnifico giardino vuoto. Che poi vuoto non è perché disseminato (ma con rispetto del verde e degli spazi) di caserme, hangar, villette per ufficiali ancora in buone condizioni.
L’università aveva proposto di realizzarvi un Orto Botanico. Ma il Comune si è trincerato dietro la mancanza di fondi. Il Comitato Macrico Verde, che ha raccolto in pochi giorni 10.000 firme per realizzare un parco pubblico, ha lanciato un azionariato popolare proponendo ai casertani di versare 50 euro per comprare un metro quadro di verde. La campagna ha avuto un successo insperato. Il giorno che, per una concessione speciale, le porte del parco si sono aperte, ben 5.000 persone sono accorse in poche ore per godere del suo verde e dei suoi alberi centenari. Gli speculatori però sono sempre in agguato, non mollano l’idea di utilizzare lo spazio verde a modo loro. Il Comune non ha soldi. Tutto lascia pensare che vincerà chi ha grandi capitali da investire. Ma qui, arriva il colpo di fortuna: il parco di Macrico viene inserito dal Ministro Rutelli fra gli eventi per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sono soldi da spendere per i cittadini.
Passano mesi e l’ottimismo comincia a vacillare di fronte all’immobilità delle istituzioni. La secchiata d’acqua gelata arriva nell’agosto del 2008 quando, alla conferenza dei Servizi che riunisce attorno a un tavolo gli Enti competenti per le celebrazioni, viene presentato un progetto preliminare: 500.000 metri cubi di costruzioni alte fino a 15 metri, strade carrabili larghe 12 metri, parcheggi a raso e interrati, progetti per un polo fieristico, per una area mercatale, e altro. Le Associazioni cittadine e il Comitato Macrico si disperano perché il progetto del parco pubblico si allontana. E con esso la possibilità che la città di Caserta «si riscatti dall’illegalità e dal degrado urbanistico, sociale e ambientale. Sarebbe paradossale che lo Stato celebrasse, nei momenti tragici che questa terra attraversa, il proprio anniversario dando un colpo definitivo alle speranze dei cittadini». Vorrei ricordare che abbattere decine di hangar e caserme costerebbe moltissimo, più che ricostruire ex novo. E poi dove si getterebbe tutto il materiale distrutto? Assieme agli altri rifiuti, in fondo a qualche fossa già piena di detriti maleodoranti e pericolosi?
L’architettura nuova, lo dicono i grandi studiosi dell’urbanistica moderna, tende all’intelligente recupero edilizio più che alla gettata di nuovo cemento. La modernità non sta nel distruggere e ricostruire ma nel riconoscere il valore del passato, nel rispettarlo e saperlo restituire alla contemporaneità.

 
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