AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

Corte UE condanna Italia per scarso coinvolgimento cittadini

da Nuova Agenzia Radicale ^ , giovedì 31 gennaio 2008

Ambiente: Corte UE condanna l’Italia per scarso coinvolgimento cittadini
di Natascia Maisano

Nuovo monito per l’Italia dall’Unione Europea. Dopo l’ultimatum della Commissione Ue sulla risoluzione della crisi dei rifiuti a Napoli, con una procedura di infrazione avviata contro l’Italia, primo passo verso il deferimento della questione alla Corte di Giustizia, e dopo la fresca condanna, da parte della Corte di giustizia europea, sul mancato rispetto delle norme comunitarie per il sistema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia, arriva oggi una nuova condanna nei confronti del nostro Paese.
L’infrazione, che ha portato alla recente sentenza, parte dallo scarso coinvolgimento dei cittadini alla definizione di alcuni piani ambientali previsti dalla Direttiva 2003/35 del Parlamento Europeo. La direttiva prevede la partecipazione del pubblico nell’elaborazione di programmi in materia ambientale, in modo tale da favorire la trasparenza del processo decisionale e la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate.
L’effettiva partecipazione del pubblico è l’anima della direttiva, e questa consente di prendere in considerazione pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni. La norma prevede che gli Stati membri debbono adottare le misure necessarie, affinché tale partecipazione sia garantita ed effettiva.
Il tutto è iniziato con un procedimento per inadempimento e una lettera di diffida inviata dalla Commissione Europea nel 2005, con l’invito a conformarsi alla direttiva nei tempi previsti. A queste le autorità italiane avevano risposto in modo ritenuto non soddisfacente e provocando il secondo passo della procedura, il “parere motivato”, inviato sempre nel 2005.
La Commissione, in seguito, aveva invitato, pertanto, l’Italia a conformarsi al parere adottato dalla Commissione entro due mesi. L’Italia ha così risposto nel 2006, comunicando alla Commissione il testo del decreto attuativo della direttiva comunitaria 2003/35. La Commissione, ritenendo che la misura nazionale di attuazione fosse stata adottata dopo la scadenza del termine fissato nel parere motivato e che essa fosse incompleta, ha presentato un ricorso per inadempimento davanti alla Corte di giustizia.
La Corte di giustizia, con la sentenza odierna, ricordando che “l’esistenza di un inadempimento dev’essere valutata in relazione alla situazione dello Stato membro interessato quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato”, ha decretato che l’Italia è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza di tale direttiva e agli obblighi imposti da altre direttive del Consiglio (85/337/CEE e 96/61/CE), che disciplinano la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia dei cittadini comunitari.

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