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Blog di Resistenza Ambientale

Rifiuti d’oro – Il Sole 24 Ore 10/06/2008

da Il Sole 24 Ore 10/06/2008
Rifiuti: compensi d’oro per i commissari in Campania
di Fabio Pavesi

Di cose straordinarie, al Commissariato straordinario di Governo per l’emergenza rifiuti della Campania, se ne intendevano. Eccome. A cominciare dalla remunerazione della pletora di commissari, sub-commissari e vice-commissari pagati appunto in base agli straordinari effettuati. Già perchè quel lavoro, così complicato e faticoso, meritava un adeguato indennizzo, rispetto a una normale paga oraria. Erano all’inizio nel lontano 1998 70 ore mensili, come ha appurato l’ispettore della Ragioneria generale dello Stato, Natale Monsurrò, il primo e unico che ha indagato per sette mesi (a cavallo tra il 2004 e il 2005) sui misfatti di quel carrozzone assistenziale che si è trascinato per 14 lunghi anni. Le 70 ore passarono a 150 già nel ’99 portando così lo stipendio di un sub-commissario dell’epoca a 225mila euro. Ma il capolavoro lo compie il Governatore Antonio Bassolino, che ha pure vestito i panni del commissario dal 2000 al 2004. Fu lui a dire basta a questo strumento di remunerazione.
Si passò direttamente a un appannaggio forfettario di 10 milioni di lire mensili per ciascuno dei 5 sub-commissari. In fondo quella non era altro che l’indennità per un modesto consigliere regionale (salita poi a 10mila euro). Vuoi mettere con le responsabilità e le difficoltà del compito. E così il costo degli uomini di vertice del “baraccone istituzionale”, travolto in questi giorni dagli arresti di massa della Procura, lievita come una torta. Dirà Monsurrò alla Commissione parlamentare d’inchiesta: «Nel 2002 i compensi complessivi passano da 690mila euro a 1,13 milioni e nel 2003 si arriva a 1,14 milioni». Ovviamente le trasferte erano pagate a parte. «Il sub-commissario Giulio Facchi che abitava a Milano ha avuto rimborsi per biglietti Milano-Napoli per 35mila euro dal ’99 al 2003». Ma la struttura dedita a un così delicato lavoro non badava a spese. Soprattutto per la formazione dei suoi dipendenti: per un convegno a Rimini (ovviamente sulla raccolta differenziata) ben otto dipendenti del Commissariato hanno alloggiato al Grand Hotel al modico costo di 280 euro per notte. A testa.
Quisquilie, penseranno in molti. In fondo si tratta di dipendenti di un’alta istituzione dello Stato. Già, ma provate a sommare tanta disinvoltura nell’uso di denaro pubblico e avrete una colossale montagna di quattrini sperperati. Solo per stipendiare l’esercito dei circa 100 tra dipendenti, funzionari e vertici del “moloch” pubblico si sono spesi 24,5 milioni di euro tra il ’97 e il 2005, secondo i rilievi della Corte dei Conti. Poi ci sono altri 20 milioni per il “funzionamento” (un eufemismo?) della struttura e per consulenze di ogni tipo.
Ma questo è ancora niente. Sempre il solerte ispettore del Tesoro documenta alla Commissione d’inchiesta che nei conti della gestione rifiuti tra il ’97 e il 2003 c’è un disavanzo di oltre 400 milioni di euro. Bassolino e chi l’ha preceduto impegnano in quegli anni 800 milioni in spese, incassandone solo 370. Il Commissariato non lesina, senza porsi alcun problema di copertura delle entrate. Peccato che parte di quei soldi arrivino da fondi compartecipati per lo sviluppo economico regionale, i cosiddetti Por.
Bassolino e i 110 milioni
Bassolino in qualità di presidente della Regione Campania firma la delibera del 2003 con la quale si assegnano 110 milioni di euro al Commissario delegato all’emergenza rifiuti (lo stesso Bassolino) per la costruzione degli impianti per trattare i rifiuti. Antonio dà i soldi ad Antonio. E si parte nella faraonica impresa di fare dei rifiuti un circolo virtuoso. Diventerà, come è sotto gli occhi di tutti, un circolo vizioso o meglio miasmatico. Parte di quegli impianti dovevano servire a trattare la frazione organica, altri il secco, altri dovevano fungere da isole ecologiche. Molte di quelle strutture oggi sono sotto sequestro. Di isole ecologiche non se n’è vista una. In altri i casi i Comuni hanno desistito. Già ma di quei 110 milioni per ora si è persa traccia. O sono serviti a costruire impianti rivelatesi vere e proprie bufale o si sono eclissati nel mare magnum dell’esuberante (quanto a spese) struttura commissariale. E il punto è proprio questo: non esiste un bilancio dell'”azienda” Commissariale. Tutta contabilità speciale dove i flussi non hanno rendicontazione di facile lettura. Il terreno ideale per sprechi e malversazioni di ogni sorta.
I finti-impianti
Suona come una beffa il conto che è stato pagato per il funzionamento dei finti impianti. Già finti. Come chiamare d’altronde strutture dove entrava monnezza e usciva monnezza ancora più maleodorante? A certificarlo è lo stesso Commmissariato: tra Cdr-farsa e produzione di eco-balle si calcola che ogni anno da lì siano passate circa 2,4 milioni di tonnellate di immondizia. Il costo degli pseudo-trattamenti, solo nel 2006, è calcolato in 135 euro a tonnellata per un totale di 324 milioni di euro: tre anni di ciclo “viziato” dei rifiuti sono costati quasi un miliardo di euro. Molte cose andranno spiegate nei prossimi mesi: come quel costo di smaltimento pagato dall’Asìa di Napoli (l’azienda pubblica che ha cumulato perdite per 45 milioni tra il 2004 e il 2006 e altri 40 milioni tra il 2002 e il 2003) passato da 53 euro a tonnellata a oltre 100. I rifiuti erano sempre gli stessi, i costi magicamente lievitavano. Una grande torta, il vero oro di Napoli.

 
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