AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

ECOBALLE – UNA REGIONE ALLO SBANDO

di PAOLO RABITTI
capitolo introduttivo del volume ECOBALLE, Aliberti Editore ^
pagg. 15-19
versione PDF scaricabile e stampabile ^

Una Regione allo sbando, una città in ginocchio, cassonetti e mucchi di rifiuti incendiati, discariche stracolme e problemi sanitari. «Rifiuti, Bruxelles processa l’Italia – Crisi a Napoli, rischio epidemie» titola «la Repubblica». 1 Dal 1994, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza nella Regione Campania per la crisi nello smaltimento dei rifiuti, sono successe tante cose ma poco è cambiato. 2

Questa storia comincia ufficialmente il 31 marzo 1998, quando il ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, attuale presidente della Repubblica, dà il via con un’Ordinanza ministeriale al grande progetto di realizzare in Campania una moderna filiera dei rifiuti. Si deve attivare la raccolta differenziata, per arrivare entro il 2000 a ridurre del 35% i rifiuti solidi urbani (RSU). Il commissario all’emergenza, che è il presidente della Regione Campania, ha quattro mesi per effettuare la gara d’appalto relativa alla gestione per dieci anni dei RSU prodotti nella Regione, a valle della raccolta differenziata. Per partecipare alla gara, ci si deve impegnare a realizzare entro il 1998 gli impianti per la produzione di combustibile derivato da rifiuti (CDR) e, entro il 2000, gli inceneritori per bruciarlo producendo energia.
Quando entreranno in funzione gli inceneritori, la produzio- ne di CDR sarà già iniziata da almeno due anni. Il materiale prodotto in questo periodo, stabilisce l’Ordinanza Napolitano, dovrà essere bruciato in impianti appositi per ricavare energia. Questa prescrizione sembra fatta apposta per evitare l’indiscriminato accumulo di CDR nell’attesa della costruzione di inceneritori che, come aveva previsto il ministro Ronchi, non sarebbero stati accettati dalle popolazioni interessate. Specialmente perché dimensionati sull’intera produzione di RSU.
La produzione energetica dei nuovi impianti godrà del cospicuo contributo riservato alle energie alternative ma con la precisa limitazione che gli incentivi si applicheranno alla produzione di energia elettrica mediante combustione del CDR ottenuto trattando al massimo la metà dei rifiuti urbani totali della Regione.
Questo limite ha chiaramente la funzione di evitare la tentazione di non procedere con la raccolta differenziata, poiché il forte il contributo per la produzione di energia elettrica rende conveniente l’incenerimento della maggior quantità possibile di rifiuti. Conveniente per chi gestisce gli inceneritori, s’intende, perché il contributo è a carico della collettività.
È un progetto coerente, in linea con le direttive europee sui rifiuti e con il conseguente Decreto legislativo 22/97, il cosiddetto Decreto Ronchi.
All’ordine «fate ammuina!» i marinai della navi borboniche dovevano muoversi. Chi era a poppa verso prua, chi era a prua verso poppa, da tribordo a babordo, da babordo a tribordo, da coperta a sottocoperta eccetera, il tutto per creare un’impressione di grande attività senza fare assolutamente nulla. Dopo dieci anni di ammuina la situazione campana è sotto gli occhi di tutti.
I sette impianti costruiti in Campania per trattare tutti i rifiuti urbani della Regione producendo CDR e compost (materiale stabile derivante dalla frazione organica dei rifiuti utile per il riempimento di cave e la copertura di discariche) non hanno prodotto né l’uno né l’altro. Hanno solo separato il flusso di RSU conferiti dai Comuni in tre flussi minori, di cui due (frazione organica e sovvalli 3) possono avere come destino solo la discarica, infatti hanno intasato tutte quelle disponibili. Il terzo, costituito dalle ecoballe, come qualche bello spirito ha pensato di chiamare i blocchi pressati di frazione più o meno combustibile, è stato finora accatastato in siti di stoccaggio provvisorio ma non potrà essere smaltito nel costruendo inceneritore di Acerra, vista la scarsa qualità. Ammesso, naturalmente, che non si faccia un legge apposita, non ad personam ma ad purgamenta (rifiuti, in latino).
Per dare un’idea delle cifre in ballo, si consideri che il solo trattamento delle circa ottomila tonnellate di rifiuti prodotti in un solo giorno dalla Regione costa quasi tre milioni e mezzo di euro.
La causa dell’emergenza è ora individuata nella difficoltà di costruire nuove discariche e nella mancata entrata in funzione dell’inceneritore di Acerra.
Secondo giornalisti poco informati, amministratori e pseudotecnici che, dopo aver fallito il loro compito, dovrebbero togliere il disturbo, il disastro sarebbe quindi dovuto a un’epidemia della sindrome di NIMBY4 che avrebbe colpito l’intera popolazione della Campania, peraltro incapace di differenziare i rifiuti e insensibile al problema.
Un bravo giornalista come Giuseppe D’Avanzo, citando la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, scrive: il paradosso è che il commissario straordinario all’emergenza non conta nulla 5 e che non si sa chi debba avviare quel benedetto ciclo integrato dei rifiuti.
Ma la Corte dei Conti sostiene esattamente il contrario, 6 in perfetto accordo con la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. 7

È evidente a tutti come continuare ad assegnare a un organo di Governo poteri extra ordinem in riferimento a gestioni pubbliche di ambito regionale e subregionale rappresenti un ulteriore incentivo alla deresponsabilizzazione, anche politica, degli enti e organi che in base alla ripartizione di competenze debbono occuparsi della materia dei rifiuti. Inoltre la gestione con poteri straordinari e deroghe consentite rende “pigri” i meccanismi procedurali che devono essere svolti a regime. Una riflessione sulle politiche ambientali oltre il commissariamento richiede, pertanto, in primo luogo, uno sforzo per determinare i confini temporali dell’intervento commissariale. Ragionare dell’oltre significa, in altri termini, individuare il dies ad quem dell’azione del Commissariato, essendo quest’ultimo intimamente connesso alla straordinarietà della situazione, e alla temporaneità dell’istituto. Diversamente, si fa del Commissariato un’istituzione che tende a stabilizzarsi e quindi a preoccuparsi più della propria autosussistenza che delle finalità per le quali era stato istituito, con la conseguenza di atrofizzare gli organi supportati.

Altri tirano in ballo la camorra, che invece si è ingrassata grazie all’inefficienza del sistema di trattamento dei rifiuti, mentre avrebbe avuto ben poco da lucrare se ad aggiudicarsi la gara d’appalto fosse stata un’impresa con esperienza nel settore e volontà di rispettare gli impegni sottoscritti. E se i pubblici amministratori avessero controllato quello che dovevano controllare, esercitando i poteri di cui erano ampiamente dotati.
L’opinione pubblica ha il diritto di essere informata dei veri motivi che hanno portato a un simile disastro ambientale ed economico. Per questo ho sentito il bisogno di raccogliere in questo libro la sintesi di due anni di lavoro e di dodici relazioni di consulenza tecnica redatte su incarico dei pubblici ministeri Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo della Procura di Napoli. Questo libro è stato scritto mentre pendeva la richiesta di rinvio a giudizio del presidente della Regione Campania, Bassolino, ex commissario all’emergenza rifiuti, di vari sub- commissari, di funzionari, di tecnici e amministratori di Impregilo e aziende collegate. È stato disposto il sequestro cautelare di settecentocinquanta milioni di euro nei confronti dell’Impregilo e la sua interdizione per un anno dagli appalti pubblici in materia di rifiuti. E non è finita qui.
I media hanno divulgato la notizia che la Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento di sequestro, disponendo la restituzione di una cospicua parte della somma. Le azioni Impregilo hanno immediatamente avuto un balzo di quasi il 20% (www.ilsole24ore.com del 27 marzo 2008). In realtà, la Corte ha rinviato il provvedimento al Tribunale del Riesame, disponendo che la somma da sequestrare sia da calcolarsi anche tenendo conto dell’eventuale utile ricavato dal danneggiato. La cosa potrebbe rivelarsi controproducente per Impregilo perché, dall’utile derivante dallo smaltimento dei rifiuti urbani, si potrebbero detrarre i costi dello smaltimento di tutte le ecoballe sequestrate ed eventuali danni ambientali o di altro tipo. La questione è quindi tutt’altro che chiusa.
––––––––––-
Note al testo
1 «La Repubblica», 28 giugno 2007.
2 Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), 11 febbraio 1994.
3 La frazione costituita da materiale fine, inerti e così via.
4 Acronimo della frase «Not In My BackYard», non nel mio giardino, che indica l’indisponibilità della gente ad accettare impianti, specialmente di trattamento rifiuti, nelle vicinanze di casa. In genere è usata con una connotazione negativa. 5 Giuseppe D’Avanzo, Perché i rifiuti a Napoli non sono un’emergenza, editoriale su «La Repubblica», 29 giugno 2007.
6 Corte dei Conti, Programma delle attività di controllo sulla gestione per l’anno 2005 (deliberazione n. 1/2005/G), la gestione dell’emergenza rifiuti effettuata dai commissari straordinari del Governo, magistrati istruttori: Antonio Mezzera Renzo Liberati. (http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo- /Documenti/Sezione-ce1/Anno-2007/Adunanza-c/allegati/Relazione-emergenza- rifiuti-da-allegare-alla-delib-6-2007-G.doc).
7 Atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite a esso connesse, XIV legislatura, Relazione finale del 15 febbraio 2006.
Un grazie ad Aliberti editore per aver concesso la riproduzione sul blog AMBIENTI di queste pagine.

sul libro vedi anche il post con videointervista I MISTERI DEI RIFIUTI CAMPANI ^

Annunci
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: