AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

I TOPI DI NAPOLI

da la Repubblica Viaggi 26/06/2008

di Ascanio Celestini

A Chiaiano c’è il bosco. In mezzo alle castagne vive il mustiolo etrusco, un topo di tre centimetri, il mammifero più piccolo del pianeta. E’ instancabile, lavora giorno e notte, ma non si fa notare. Mangia gli insetti. Schifa quelli fetidi come la cimice e preferisce i grilli o i vermi della farina. Pesa un paio di grammi, ma una femmina sfiora i quattro in gravidanza. Anche per lui nasce il Parco Metropolitano delle colline di Napoli che “è, insieme al centro storico, il territorio più pregiato della città” così dice il sito web dell’ente che lo gestisce. Porterà lavoro attivando “processi economici ed occupazionali basati sull’industria del tempo libero e del turismo ambientale e culturale paragonati agli interventi realizzati in città quali Parigi, Berlino e Barcellona” e promuoverà uno “sviluppo sostenibile teso alla conservazione delle aree verdi e la rivalutazione dell’agricoltura periurbana”. Infatti fuori della Selva c’è una terra ricca dove crescono gli alberi delle ciliege, ci pascolano le pecore e le api fanno il miele buono.
È un lungo viaggio per arrivarci da Roma, ma nel pomeriggio dobbiamo fare spettacolo a Scampia, così … facciamo un salto a Chiaiano, nella periferia della periferia. Qui ci vogliono portare la monnezza. Nei paesi civili non si parla più di termovalorizzatori, che infatti sono una maniera elegante di chiamare gli inceneritori. In America e in Europa (e l’Italia non appartiene alla prima per motivi geografici, ma presto sarà fuori anche dalla seconda per questioni politiche) si avverte la popolazione dell’aumento di cancri e patologie cardiovascolari per chi vive nei pressi di un termovalorizzatore e che le discariche non sono meglio. Che l’unica maniera per combattere la monnezza è produrne meno (evitando di comprare prodotti inscatolati, incartati e imbustati inutilmente, che hanno attraversato il mondo producendo inutile inquinamento per il trasporto, ecc) e fare la vera raccolta differenziata, che non è quella dei cassonetti dove si mischia plastica, metallo e vetro come nella mia città, ma quella porta-a-porta, con i sacchetti trasparenti. “Bisogna smettere di raccoglierla di notte – dice Sabina del presidio che sta lottando per fermare il disastro – girare col buio come i ladri d’appartamento”.
Lei ha incominciato a interessarsi del problema quando stava in Euskal Herria, cioè nei Paesi Baschi. Dice che anche lì “vicino Donostia volevano fare una discarica. Lo sai che la docilità della popolazione era uno dei parametri per individuare il sito?” Forse a Napoli è successa la stessa cosa. Mo’ qualcuno è meno docile e non gli piace l’idea che per far girare i soldi delle grandi aziende e trasformare un infinito commissariamento in una guerra civile con i militari in assetto di guerra si debba buttare la monnezza nel loro Parco. A mezzanotte montiamo sul furgone e ripartiamo per Roma e domani si riparte ancora. Salutiamo Sabina e gli altri del presidio autorganizzato. Sono piccoli e deboli di fronte all’esercito, al governo, all’informazione e anche al pregiudizio. Sono topi di pochi grammi che si tengono stretto un patrimonio prima che arrivino i topi di fogna.

 
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