AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

PETTERUTI DIXIT 03

Repubblica – Napoli
17 ottobre 2007
Il sindaco contro l´ampliamento dell´impianto. “Ecco il documento che ho inviato al prefetto Pansa”
“Lo Uttaro, discarica di veleni” Caserta pronta a chiedere i danni
La perizia del tribunale certifica i rischi per la salute dei cittadini. Udienza il 7 novembre
di Antonio Corbo

CASERTA – Sedici ottobre, ieri. Caserta è frastornata da un paradosso. Nello stesso giorno riceve due notizie. Una bella l´altra brutta, sembra un gioco. Non lo è. La città prima in Campania per qualità della vita secondo “Ecosistema 2008″, 42esima in Italia, un balzo di trenta posti in un anno. Ma la decima sezione del tribunale civile di Napoli riceve la perizia sulla discarica dello scandalo. Certifica che Lo Uttaro è un disastro ambientale, che «la salute dei cittadini è ad alto rischio», che la cavità da 300 mila tonnellate poggia su una base di veleni, con vecchi e putridi rifiuti; che anche la falda acquifera è inquinata da anni. Non è finita: si parla di ampliare o raddoppiare la discarica, in un compromesso tra emergenza ed affarismo. Qual è la verità? «Posso rispondere io», promette Nicodemo Petteruti, professione ingegnere. Di quale Caserta, è davvero il sindaco: la città vivibile o quella periferia da incubo ai confini di San Nicola la Strada, tra i miasmi di immondizia mai smaltita e il dominio del clan Belforte?
Petteruti prega la segreteria di tirar fuori un documento. «La mia risposta è qui». Alla quarta pagina di una lettera inviata il 24 settembre al Commissariato rifiuti, Petteruti scrive: «Si pone con forza la questione del futuro di Lo Uttaro, affermando ultimativamente, senza se e senza ma, che non sarà tollerato alcun ampliamento dell´attuale sito di discarica né l´apertura di un altro sito nel Comune di Caserta». È il documento che blocca tutti i sospetti, le voci di possibili cedimenti a ordini dall´alto. La discarica fu subita dal Comune. Guido Bertolaso, allora commissario, descrisse l´accordo come «un esempio di disponibilità istituzionale» della Provincia e della Regione. Lo stesso presidente Sandro De Franciscis ha ora la responsabilità della discarica, affidata alla società Acsa e al consorzio Caserta 3 e diretta da un ingegnere, Antonio Limatola.
La perizia del professor Salvatore De Rosa, chiesta dal tribunale civile di Napoli, conferma le accuse degli ambientalisti. In Consiglio comunale furono persino oscurate da quelle di Paolino Maddaloni, candidato sindaco e capo dell´opposizione di centrodestra, di professione prefetto a Siracusa. “Il viceprefetto di passaggio”, come fu bollato dalla coalizione di centrosinistra che si riconosceva in Petteruti, ma soprattutto in Sandro De Franciscis. Maddaloni è stato a Caserta anche capo della Mobile, poi commissario prefettizio in vari Comuni. È il suo giorno. «Lo dissi e sono molto preoccupato. Emergono elementi incontestabili. È agli atti del Consiglio: indicai anche una falda inquinata dal percolato. Noi consiglieri non siamo stati mai coinvolti nelle procedure per il protocollo sulla disponibilità della discarica».
Lo Uttaro va da un allarme all´altro, ma è in piena attività. Ingioia rifiuti da maggio, è quasi colmo. Ha retto anche l´anatema del vescovo Raffaele Nogaro. «Non è proprietà privata un cimitero», e tentò una incursione il 10 maggio, ma fu respinto dalle guardie giurate. Decide ora il tribunale di Napoli: prossima udienza il 7 novembre. Il lungo iter giudiziario comincia il 10 luglio quando l´avvocato Luigi Adinolfi presenta un ricorso a nome dei cittadini del villaggio Saint Gobain. Il giudice Fausta Como il 2 agosto ordina al Commissariato di «astenersi dalla gestione e dall´esercizio» della discarica, sostenendo che era stata aperta «per fermare l´emergenza senza alcun rispetto della salute pubblica». Il giudice della X sezione osserva che le discariche sono due, con sei punti di criticità. Il “reclamo al collegio” presentato dagli avvocati dello Stato sventa però la chiusura, in attesa della perizia del professor Salvatore De Rosa.
E intanto? Riprende il sindaco Petteruti, fermo stavolta sul no. «Ma sia chiaro, non è una virata la mia. Io accettati ma non subii la discarica. Il Commissariato l´aveva scelta, potevo guidare una protesta senza alcun esito. Preferii assecondare al solo scopo di scongiurare l´emergenza, la crisi dell´estate 2006 era stata gravissima, nessuno lo dimentichi. Ho imposto delle condizioni ai limiti delle prerogative del sindaco. Io e il presidente della Provincia abbiamo tutelato la città imponendo condizioni di massima sicurezza. Con bonifica totale per i preesistenti siti. Fu chiuso un buon contratto l´11 novembre scorso. Noi abbiamo onorato gli impegni. Il Commissariato no. Rinnovo la richiesta a Pansa, che non mi ha ancora risposto. Sui miasmi preciso che è in atto la bonifica per quanto è stato fatto prima che arrivassi io: altra discarica, centro di trasferenza. Per non parlare del macello non completato che ci comporta solo debiti e non promette né lavoro né reddito».
Niente ampliamento, né raddoppio, quindi. Petteruti va oltre: «Lo Uttaro chiude appena possibile. La mia posizione è chiara: né modifiche, né ampliamento, tanto meno uso di spazi confinanti». Sarà d´accordo il suo principale antagonista, Paolino Maddaloni che vigila da mesi. «Non abbiamo avuto alcun vantaggio. L´emergenza non è stata risolta. La tassa per i cittadini non è diminuita. Delle quote di ristoro non si è incassato un soldo. Quindi: massimo disagio e nessun vantaggio». La perizia scuote il Consiglio comunale, Maddaloni definisce l´intesa con i partiti di riferimento, An e Forza Italia. Ha già parlato con Nicola Cosentino, coordinatore regionale, casertano. Ma il sindaco, virata o no, ha scelto una posizione netta. Intuisce le onde d´urto e le previene. «Lo Uttaro tornerà ad essere suolo agricolo, con erba, spazi vegetali, alberi».
Sindaco, è l´ottimismo da tempo di primarie?
Reagisce. E gli sfugge una minaccia. «Sto valutando serie azioni legali per i danni che Caserta subisce».

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