AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

PROPOSTA PER IL PARCO ALIMENTARE CAMPANIA FELIX

CONSIGLIO REGIONALE DELLA CAMPANIA
AUDIZIONE DEL 3 LUGLIO 2008
DOCUMENTO PRESENTATO ALLE SEGUENTI AUTORITA’

Al Presidente del Consiglio Regionale
Al Presidente della Giunta Regionale
All’Assessore ai rapporti con il Consiglio
Ai Presidenti dei Gruppi Consiliari
All’Assessore regionale ai Trasporti
All’Assessore regionale all’Ambiente
All’Assessore regionale alla Sanità
All’Assessore regionale all’Agricoltura e Attività Produttive
Ai Presidenti delle Commissioni Permanenti III-IV-V-VII-VIII
E, p.c. Alla Stampa
Loro sedi

Caserta, 3 luglio 2008

Oggetto: scelte programmatiche e sviluppo dell’agroalimentare campano. Proposta di istituzione del Parco Alimentare Campania Felix.

Gli scriventi, membri del mondo accademico, ambientalista, imprenditoriale e rappresentanti istituzionali delle comunità locali della provincia di Caserta, in ordine all’argomento in oggetto, nel ringraziare la presidente del Consiglio Regionale per la puntuale e tempestiva attenzione sulla richiesta di audizione, espongono quanto segue.

Premesse
Il territorio campano è, da qualche tempo, intensamente interessato da varie azioni tendenti a pianificare, sistemare e rendere coerenti gli interventi finanziari atti a rilanciare l’economia in ragione delle enormi potenzialità territoriali al fine di evitare consolidati sprechi e ingiustizie.
In modo particolare, strumenti come il PSR stanno cercando di fare da collante nella pluralità delle voci e delle istanze provenienti dal territorio in un unicum amministrativo e tecnico-operativo.
In questo ambito va inquadrata la presente proposta e richiesta di intervento urgente da parte delle SSLL, ciascuna nel proprio ambito di responsabilità politica e istituzionale.

Vale la pena evidenziare
che la natura ha messo a disposizione dei nostri avi e noi abbiamo ereditato, un vasto territorio, formatosi grazie a tre vulcani, il Vesuvio, Campi Flegrei e Roccamonfina; in particolare le specificità intrinseche dei fenomeni vulcanici indicati, e le peculiari fisiografia e geomorfologia del territorio, rendono i terreni agricoli tra i più fertili al mondo, di eccezionale valore estetico, culturale ed economico, generando quella che universalmente è conosciuta come Campania Felix.

Soffermandoci su Terra di Lavoro ricordiamo che
oltre 40.000 aziende realizzano ogni anno, in poco più di 107 mila ettari di terreno, 17 vini (di cui 3 DOC e 1 IGT); mozzarella (S.T.G.); mozzarella di bufala campana (D.O.P.); mela Annurca campana (IGT); la castagna del vulcano di Roccamonfina; il formaggio “caso peruto” (esiste da oltre 2500 anni, il più antico d’Italia); il formaggio “conciato romano”; n.2 oli extravergine di oliva con marchio D.O.P. in corso di registrazione; tre marchi famosi a livello mondiale per la produzione di acque minerali; fra i primi in Italia per la produzione di ciliegie, fragole, nettarine.
In provincia di Caserta esiste l’87% del patrimonio bufalino nazionale, circa 200.000 capi, centinaia di caseifici, una rete commerciale e mercatale che contribuisce, come intero settore, significativamente alla ricchezza provinciale con una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) per oltre 4mila miliardi delle vecchie lire coprendo oltre il 20% dell’occupazione totale. Il settore agroalimentare costituisce, di fatto, l’asse portante dell’economia di Terra di Lavoro e contribuisce alla formazione del valore aggiunto regionale in misura di oltre il 14%. Con il turismo sono le sole attività che possono coniugare positivamente economia e ambiente, assicurando redditi comparabili con le migliori aree dell’U.E.

Nonostante la crisi in corso, il settore della produzione di mozzarella di bufala è in costante aumento con una richiesta dall’estero ( Giappone, Francia, U.S.A in modo particolare), in crescita, e in generale il settore agricolo in Terra di Lavoro, così come in Campania, si rinnova, produce e garantisce occupazione e redditi a migliaia di famiglie. E’ l’unico settore che può garantire e realizzare uno sviluppo locale sostenibile da un punto di vista ambientale perché determina un uso conservativo delle risorse (spendo l’interesse e non consumo il capitale) e perché le attività sono remunerative e compatibili con le attitudini del territorio e praticabili per un tempo indefinito.

In questi mesi siamo stati allertati e distolti dal nostro lavoro in campagna per la necessità di difendere vaste aree del territorio aggredite da progetti di discariche, siti di stoccaggio di rifiuti, demolizione di auto, stoccaggio e trattamento di rifiuti industriali, anche pericolosi, solidi e liquidi.
La cronaca recente illustra un fenomeno allarmante: diossina, rifiuti industriali sversati nei terreni agricoli, una pianificazione territoriale e urbanistica disordinata e dilapidatrice. Quanta miopia nel sottrarre alla produzione agricola terreni per farne strade, aree industriali, programmare aeroporti, realizzare industrie insalubri, inceneritori, cementifici, impianti per il trattamento di rifiuti industriali, ecc.

Eppure esistono norme precise che dovrebbero salvaguardare territori dove insistono produzioni agricole di qualità. Lo esige l’Unione Europea, lo chiede il buon senso. Esistono tecniche e tecnologie per disintossicare quelle poche aree contaminate e liberarle dagli inquinanti che li hanno in parte rovinati. Vi sono poi strumenti di pianificazione precisi, quali i piani territoriali di coordinamento che potrebbero/dovrebbero sviluppare una corretta distribuzione delle funzioni del territorio in rapporto alle sue risorse, alle sue caratteristiche e peculiarità, alla suprema esigenza di preservare le risorse primarie in nome della conservazione della specie.
Non si può combattere su due fronti: la camorra e le istituzioni imbelli che tentano di farti sparire. Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla”. Proprio così, abituarsi a non avere il diritto di vivere nella propria terra, di capire quello che sta accadendo, di decidere di se stessi. Abituarsi a non avere più nulla.

E’ del futuro che qui stiamo parlando!

Campania felix è soggetta a moltissime minacce. Non bastava quella dell’espansione sregolata della città. Allo stato registriamo un’incoerenza nelle scelte della P.A. che, da un lato, vuole esaltare le risorse locali e dall’altro implementare iniziative che contrastano nettamente questo assioma. Vale per tutti la Esogest a Pastorano, impianto per il trattamento dei rifiuti industriali e la Biopower che intenderebbe utilizzare le nostre terre per produrre biomasse da bruciare, in assenza di utenze industriali adeguate in un’area di ben più nobile vocazione.

Cosa stiamo facendo
Nell’ambito dell’area B del PSR ben 18 comuni hanno avviato l’elaborazione di uno specifico piano territoriale (a cura dei proff. Giovan Battista Dé Medici, Franco Ortolani Emma Buondonno, Corrado Buondonno dell’Università Federico II di Napoli e del dr. agr. Giuseppe Liccardo) indirizzato a pianificare le risorse finalizzando gli interventi attorno alla filiera agro-zootecnica, compresa quella industriale e quella turistica.
Sei comuni, inoltre, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa e hanno incaricato la Seconda Università di Napoli, nelle persone del prof. Andrea Buondonno e della sua equipe di pedologi applicati e pedotecnologi, di programmare e schematizzare:
un piano di valutazione del territorio, con cartografia ragionata delle potenzialità, delle limitazioni, delle capacità e delle attitudini d’uso dei suoli, con particolare riferimento alle produzioni tipiche e al turismo rurale di qualità;
un protocollo di certificazione integrata della filiera agro-alimentare, da suolo al prodotto finito;
un piano di recupero e riutilizzazione dei residui agricoli vegetali e zootecnici per la produzione e utilizzazione in situ di letami garantiti e/o energia, con completa separazione del ciclo dei rifiuti degli ambiti produttivi agricoli da quello relativo agli ambiti industriali e urbani;
un piano di bonifica e recupero della funzionalità dei suoli agrari degradati e contaminati.
La Casa Museo Laboratorio della Civiltà Rurale di Castel Morrone, nell’ambito delle sue attività scientifiche e istituzionali è impegnata, insieme a Legambiente a sviluppare uno studio sulle risorse della cultura rurale in Terra di Lavoro e a difendere, insieme all’Istituto Studi Filosofici di Napoli e alle Assise di Palazzo Marigliano, l’identità territoriale, culturale e produttivo di un territorio minacciato da un disordinato e incoerente intervento pubblico impegnato sovente su emergenze spesso solo presunte tali.

Cosa chiediamo
1) La nostra proposta
Per tutte le ragioni sopra esposte invitiamo le SSLL, ciascuna per le competenze politiche/istituzionali o di governo rappresentate, a considerare l’idea di istituire nel territorio, così come indicato in premessa, il “Parco Alimentare dell’Unione Europea Campania Felix”, iniziando con Terra di Lavoro recintandolo a guisa di area protetta dove la Regione e l’U.E. investano per il loro futuro, destinandolo alla “fabbricazione” del cibo di domani e luogo di suggestione paesaggistica, culturale e ambientale ove sviluppare un’attività turistica in stretto collegamento con le sue risorse naturali, agricole, zootecniche, monumentali e ambientali.
2) Cosa fare adesso
a) Occorre, intanto, affrontare la tutela e recupero di queste risorse eliminando le minacce (verifica degli atti – assessorato all’ambiente e assessorato alle attività produttive – che approvano in queste aree opifici in contrasto con quanto proposto e programmato dallo stesso ente regione con il PSR) trasferendo e allocando in territori più adatti gli opifici non compatibili e sviluppando le filiere nell’ortofrutta, nella zootecnia e nella forestazione, in un grande disegno di equilibrio e responsabilità.
b) sostenere e incentivare le attività di ricerca relative ai piani di valutazione del territorio, al protocollo di certificazione integrata, al piano di riutilizzo dei residui agricoli ed al piano di recupero dei suoli, affinché, sulla base delle variabili territoriali nel suo complesso, ed economiche in particolare, si possano allocare con equilibrio e consapevolezza le limitate risorse pubbliche.

Siamo certi di un impegno delle SSLL in questa “azione/proposta”, perché il tempo del “faremo” è finito e occorre assicurare non solo la percezione ma anche la certezza che si vuole lasciare un’impronta “ecologica” quanto più leggera possibile e, al tempo stesso, una concreta testimonianza per avere garanzia di successo di quanto proposto.
E’ utile rammentare quanto affermava Gandhi: “Chi dice di lavorare per te ma lo fa senza di te, vuol dire che sta lavorando contro di te”. Chi scrive questo documento costituisce parte significativa degli stakeholders, del mondo scientifico e istituzionale del territorio di provenienza.
Quello che si chiede è la condivisione delle scelte.

F.to Prof. Andrea Buondonno, ord. Pedologia Seconda Università di Napoli
Dr.agr. Giuseppe Messina, Legambiente e resp. Scientifico Casa Museo Laboratorio della Civiltà Rurale
Sig. Cesare Iemma, imprenditore agricolo, resp. Ditta Torre Lupara-Pastorano (allev. e prod. Mozzarella DOP)
Avv. Ernesto Buondonno, imprenditore agricolo (allevatore bufalino)
Dr. Alfonso Cutillo, imprenditore agricolo, titolare della ditta La Baronia (allev. e prod. Mozzarella DOP)
Dr. agr. Giuseppe Liccardo imprenditore agricolo (prod. mela Annurca IGP)

Per le comunità locali di Pastorano, Camigliano, Giano Vetusto, Pontelatone, Sparanise, Vitulazio
Dr. Giovanni Diana, sindaco di Pastorano
Dr. ing. Vincenzo Cenname, sindaco di Camigliano
Dr. Antonio Feola , sindaco di Giano Vetusto
Dr. Antonio Carusone, sindaco di Pontelatone
Dr. Salvatore Piccolo, sindaco di Sparanise
Dr. Luigi Romano, sindaco di Vitulazio

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: