AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

QUEL CHE CI STA A CUORE – Documento Convegno 05/05/2008

Il seguente documento è frutto del comvegno “Dal disastro al piano” organizzato a Caserta il 5 maggio 2008 dalla Caritas Diocesana con la partecipazione di associazioni e comitati per l’ambiente. Molti cittadini di Caserta hanno già manifestato la loro adesione apponendovi la firma. È possibile ancora sottoscriverlo il martedì alle 19 nella Biblioteca della parrocchia Nostra Signora di Lourdes, in via Kennnedy, in coincidenza con le riunioni del comitato Città Viva, o in altri modi che verranno indicati nel blog.

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 “Stasera ho provato a mettere un disco di Beethoven,
per vedere se posso ritornare al mio mondo e alla mia razza
e sabato far dire a Rino: “Il priore non riceve, perché sta ascoltando un disco…
Volevo anche scrivere sulla porta: “I don’t care più”,
ma invece me ne “care” ancora molto.”
Don Lorenzo Milani
Lettera a Francuccio Gesualdi

Documento unitario indirizzato alle istituzioni

CONVEGNO SUI RIFIUTI – CASERTA – 5 MAGGIO 2008

INTRODUZIONE

Questo documento nasce dall’amore e dalla passione che la Caritas diocesana, le realtà parrocchiali di N.S. di Lourdes, di SS. Maria del Carmine e S. Giovanni Bosco e SS. Nome di Maria, le associazioni ambientaliste ed educative di Caserta hanno profuso in questo periodo di grave emergenza che attanaglia la provincia di Caserta e l’intera regione, martoriata e mortificata dalle emergenze, che è oramai sotto i riflettori di tutta l’opinione nazionale, europea e mondiale e per la quale il processo di “ripristino” integrale, diventa sempre più complesso e complicato.

 Con il convegno e con il documento vogliamo ribadire con forza che il nostro “Impegno politico e civile” non solo è un nostro diritto e mantiene tuttora la sua validità, ma rimane profetico richiamando l’utilità di:

  • esprimersi prioritariamente su problemi che ci interpellano da vicino coinvolgendo la nostra coscienza di cristiani, di ambientalisti, di cittadini attivi ed educatori per evidenziarne con preferenza la portata educativa o diseducativa;

  • orientarsi comunque sulla presentazione di contributi originali senza fermarci alla semplice accettazione o firma di documenti redatti da altri;

  • verificare se la “presa di posizione” può innescare un dialogo fecondo con l’ambiente circostante, tale quindi da favorire e non da ostacolare l’azione diretta alla soluzione del problema;

Tutto ciò mentre il contesto sociale e politico di oggi ci sembra spesso non contribuisca alla costruzione di tale modello di partecipazione.

Riscontriamo infatti alcune emergenze che sempre più e con forza interferiscono con la nostra vita quotidiana e il nostro modo di intendere le relazioni sociali e l’appartenenza alla comunità civile:

una mentalità che ha smarrito il senso dello Stato e che lo intende a volte semplicemente come erogatore di servizi da rivendicare e non come luogo di identificazione e di appartenenza;

  • una politica che spesso appare alla gente comune come esercizio del potere per prevalenti interessi personali o corporativi o al massimo come assistenzialismo, che lede la dignità personale;

  • una politica che esce dai luoghi istituzionali e rischia di perdere la sua valenza di partecipazione e di rappresentanza;

  • una modalità di governo delle amministrazioni locali che rischiano di essere legate maggiormente a gestioni personalistiche più che a progettazioni in tempi lunghi;

  • la fatica ad individuare luoghi di dibattito, di confronto, di elaborazione del pensiero politico;

  • una conflittualità e una litigiosità che non contribuiscono a costruire il consenso e a trovare soluzioni risolutive dei problemi del paese;

  • la mancanza di ideali forti, sostituita da una mentalità consumistica e da una ricerca di risposte immediate a falsi bisogni indotti;

  • l’illusione di facili arricchimenti mediante un uso spregiudicato dei meccanismi economico finanziari;

Sulla base di quest’analisi è emersa l’esigenza di rimettere a fuoco il nostro impegno al senso civile e politico. E’ un impegno che proponiamo anche alla società civile e al mondo della politica, nella consapevolezza che la sua condivisione possa rendere più efficace la nostra azione.

Pertanto, come don Lorenzo Milani, diciamo, in particolare sulla questione rifiuti, che ce ne “care” ancora molto”e ci impegnamo a vivere e promuovere una cultura di responsabilità verso la natura e l’ambiente, coscienti che i beni e le risorse sono di tutti, non sono illimitati ed appartengono anche alle generazioni future”.

Pertanto “ci sta a cuore”

  • la promozione di campagne di educazione alla raccolta differenziata e di minor produzione di rifiuti, coinvolgendo i giovani come animatori delle iniziative;

  • una politica di sviluppo urbanistico che tenga in considerazione le esigenze di eco-compatibilità, di spazi verdi per le famiglie ed i bambini e contrasti la speculazione edilizia come reato grave verso la comunità;

  • lo sviluppo di fonti d’energia rinnovabili, ampliando e potenziando la rete dei trasporti pubblici, compatibilmente con la salvaguardia del territorio;

  • la riflessione su: Io come persona: “Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro di te” (P.P.Pasolini) Uno sguardo a se stessi come produttori e come consumatori ed Io come cittadino: “Pensare globalmente ed agire localmente”.

Questo forte richiamo al senso civico ed alla partecipazione dal basso nasce dal forte lavoro di questi mesi(in condizione di supplenza dei livelli istituzionali) in cui ci siamo resi conto che i cittadini casertani, se supportati da una struttura adeguata e da una corretta informazione sono pronti ed anzi desiderano poter effettuare la raccolta differenziata (i risultati raggiunti in termini percentuali lo dimostrano).

Il documento pertanto, pur essendo un atto di denuncia su quanto non fatto, vuole soprattutto essere un grido di allarme perché non si disattendano ancora una volta le aspettative dei cittadini e si proceda alla pianificazione di un corretto “ciclo integrato dei rifiuti”.

Le scelte che le singole amministrazioni devono fare sono fondamentali per il nostro futuro e non possono risolversi in soluzioni temporanee e per nulla incisive (vedi le attuali strutture SCARROZZABILI che, ubicate a distanze talvolta chilometriche dagli agglomerati abitativi, rendono difficile il raggiungimento soprattutto da parte della popolazione più anziana).

Il progressivo aumento dei rifiuti, la variazione della loro composizione, peraltro molto diversificata a seconda delle abitudini di consumo delle popolazioni, contemporaneamente all’affermarsi di una diffusa coscienza di tutela dell’ambiente ha accresciuto le problematiche del loro corretto smaltimento. A tal fine vanno implementate strategie di riorganizzazione della gestione dei rifiuti finalizzate alla minimizzazione della quantità e pericolosità e all’individuazione di corrette modalità di trattamento e smaltimento limitando l’impatto nell’ambiente e valorizzando il recupero di materiali e di energia.

 In questa ottica, mossi da un forte senso di responsabilità verso i nostri concittadini e verso il nostro territorio, noi siamo pronti a fare fino in fondo la nostra parte ma riteniamo che le pubbliche amministrazioni, spesso sorde o assenti, debbano fare la propria.

 I concetti chiave di un rinnovato governo del territorio devono essere: Raccolta differenziata, Gestione integrata dei Rifiuti , Legalità e bonifica dei siti contaminati.

E’ necessario mettere in campo una serie di misure tese a risolvere le emergenze in atto e a garantire una programmatica, duratura e corretta gestione del territorio, indispensabili nell’affrontare la problematica più vasta della sicurezza e del miglioramento della qualità della vita dei singoli cittadini.

LA PREMESSA

la salute è un diritto inalienabile riconosciuto e sancito dalla Costituzione italiana;

– l’Unione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per le sovvenzioni che con le bollette Enel alla voce A3 per le fonti rinnovabili dovrebbero essere destinate alle energie pulite come il solare, l’eolico, il fotovoltaico e, invece, sono utilizzate in gran parte per costruire inceneritori dei rifiuti, raffinerie, ecc. che, invece, inquinano;

è ampiamente documentata la non-soluzione alla gestione rifiuti dei termovalorizzatori (una tonnellata di rifiuti bruciati con la migliore delle tecnologie possibili produce una quantità enorme di fumi altamente inquinanti

– i termovalorizzatori richiedono grosse quantità di rifiuti da incenerire disincentivando di fatto la raccolta differenziata e il riciclaggio, a fronte di una produzione di energia ad alto costo (il doppio del normale) e a basso rendimento (solo il 20% del prodotto bruciato);

– è riconosciuto come la raccolta differenziata e il riciclaggio sono l’unica strada che può risolvere definitivamente il problema dei rifiuti, creando ricchezza e occupazione, nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini

 IL CONTESTO LEGISLATIVO

Gli elementi qualificanti della normativa italiana sui rifiuti, introdotti con il varo del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n. 22 e delle successive modifiche, sono riconducibili tutti ad una concezione innovativa rispetto alla precedente legislazione in materia. Il nucleo fondamentale di questa nuova filosofia è quello di uscire dalle logiche delle gestioni “in emergenza” per affrontare la materia in modo organico e sistematico. In ciò assume rilievo il cosiddetto “ciclo integrato del rifiuto” che implica una gestione dello stesso in tutte le sue fasi, dalla produzione al recupero. Un ciclo messo sotto controllo con un’attenta analisi e valutazione della vita del “prodotto rifiuto” e che prevede, anche a livello locale e delle singole gestioni periferiche, una visione olistica del problema.

La logica sottesa alla gestione del “ciclo integrato dei rifiuti” presuppone che i rifiuti non siano semplicemente smaltiti ma recuperati in tutte le loro forme. Seguendo l’impianto del testo legislativo, lo smaltimento dei rifiuti deve assumere un carattere residuale rispetto alle alternative possibili (riuso, riciclo, recupero energetico), in modo da oltrepassare la “politica ambientale di settore che risulta ancora anacronisticamente incentrata sullo smaltimento finale, ed in particolare sullo stoccaggio definitivo dei rifiuti in discarica”.

Solo specifiche programmazioni, dal punto di vista dell’organizzazione gestionale, potranno permettere il superamento delle “gestioni d’emergenza”. Queste azioni devono essere previste per orizzonti temporali sufficientemente lunghi e devono coinvolgere gli enti territoriali più importanti come Regioni, Province, Comuni.
Le programmazioni, nel rispetto dei principi della salvaguardia e della tutela ambientale, saranno incentrate su obiettivi di:
– raccolta differenziata spinta, per il massimo recupero di materiali;
– ottimizzazione nell’uso delle risorse impiegate.

LA DENUNCIA

Nonostante tutto ciò, in Campania, dopo 14 anni di Commissariato Straordinario e lo spreco di circa 1000 milioni di euro, si continua a vivere di emergenza “straordinaria” senza la elaborazione di piani risolutivi;

Moltissimi comuni, nonostante sia stata fissata dal commissario De gennaro l’11 marzo come data ultima per l’avvio di una corretta raccolta differenziata (pena lo scioglimento dei consigli stessi) non hanno avviato alcuna procedura e tra questi anche il comune capoluogo di Caserta(se si considera come mero palliativo la disposizione di cassettoni in alcune aree decentrate della città).

Anche la data del primo maggio, sbandierata come l’inizio del porta a porta nella città di Caserta, è passata senza che nulla cambiasse.

LA NECESSITA DI CAMBIARE

Le indagini della Magistratura, ma non ancora il buon senso dei politici, chiaramente indicano solo nella voracità illegale di ditte appaltatrici, finanziate con denaro pubblico, l’unico vero motivo “tecnico” per la costruzione di mega-inceneritori di “rifiuti tal quale”, giustificandosi dietro la falsa incapacità “genetica” dei campani alla raccolta differenziata.
Il decisionismo spiccato che si riscontra invece da parte di alcuni amministratori verso la costruzione di mega-impianti, se fosse indirizzato con le medesima veemenza verso la raccolta differenziata, come in tutto il mondo, suonerebbe meno “stonato” in questo disastro provocato da una totale mancanza di vera capacità di programmazione e di controllo da parte della medesima classe di amministratori.
Ed analogo discorso vale pure per le mega-discariche, oggi del tutto esaurite per eccesso di rifiuti tal quale da scaricare!

Il modello di gestione del ciclo dei rifiuti sinora voluto dai diversi commissari va bocciato e ad esso va contrapposto un piano organico di raccolta differenziata dei rifiuti e del loro riciclaggio progettato a monte e a valle con il pieno coinvolgimento dei cittadini.

LE RICHIESTE

(Rivolte alle istituzioni regionali, provinciali e comunali competenti della Campania, ciascuna per le proprie competenze)

  1. rispettare la normativa vigente e, pertanto, l’avvio di una seria raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni, che promuova la riduzione, il riutilizzo, il riuso e il riciclaggio, e sistemi alternativi all’incenerimento come la bio-ossidazione e, prioritariamente al recupero della sostanza organica con la costruzione di adeguati impianti;

  2. riscrivere su base provinciale, in maniera partecipata con le comunità coinvolte, un piano integrato dei rifiuti rispettoso della natura e della salute, attivando pertanto, forme di partecipazione aperte a tutti i soggetti interessati e coinvolti dal processo di sviluppo e dalla sostenibilità ambientale, sociale, economica del territorio con funzioni di consultazione e di validazione dei Piani di Azione;

  3. individuare in tale piano la localizzazione degli impianti di compostaggio, di selezione meccanica delle frazioni e di stabilizzazione dell’umido.

  4. Ridurre al minimo il costo del sistema di gestione dei rifiuti urbani, promovendo l’efficacia, l’efficienza e l’economicità del sistema.

  5. Favorire il passaggio da tassa a tariffa, al fine di ripartire con equità il costo dei servizi fra i diversi utenti nel rispetto del principio “chi inquina paga”.

  6. Favorire la partecipazione ai costi del sistema dei produttori e utilizzatori di imballaggi, nel rispetto del principio di responsabilità condivisa

  7. Bonificare e mettere in sicurezza i diversi siti contaminati (tra cui Lo Uttaro), con conseguente ripristino della legalità.

CONCLUSIONI

Noi proponiamo un nuovo modello per una politica diversa da come siamo abituati a vederla. Una politica strumento a servizio dei cittadini che vogliono riprendersi il loro ruolo di impegno civile e non una politica fine a se stessa.

Per fare questo occorre che le istituzioni si aprino alla società, rendendosi permeabili alle istanze che provengono dal basso, ed elaborando insieme una nuova  pratica dell’azione politica.

La partecipazione ,dunque, come antidoto a quelle forme chiuse ed autoreferenziali dei partiti e dei loro gruppi dirigenti che hanno contribuito non poco ad allontanare dalla politica, intesa come impegno civile, migliaia di  uomini e donne e intere generazioni di giovani nel nostro paese.

Occorre finalmente assumere una grande responsabilità in questa provincia: rendere normale la partecipazione dei cittadini alla politica per cambiare lo stato delle cose esistenti.

L’UTOPIA

Spesso noi dell’associazionismo veniamo definiti sprezzantemente “sognatori”, “utopisti”.

Sì, siamo spiriti ribelli, sognatori, persone senza catene, più semplicemente siamo gente comune di questa società… ed è proprio questa la nostra forza. Non ci identifichiamo nella classe politica che questa cultura contemporanea conosce, non ci riconosciamo in quella classe politica stereotipata, spesso impegnata nell’opera di mantenimento del potere e del consenso ad ogni costo.

Se ciò significa essere fuori dal contesto reale, essere sognatori ebbene sì, siamo sognatori ed utopisti.

IL RE NUDO

Il nostro maestro è il bambino della favola di Andersen, che in mezzo alla folla plaudente grida “IL RE E’ NUDO” . e così, come quel bambino abbiamo il compito di vedere ed annunciare l’OVVIO che la consuetudine ha reso INVISIBILE.

Occorre guardare la realtà con naturalezza, liberi da condizionamenti, con l’innocenza di un bambino e con la consapevolezza del saggio.

E’ con questa naturalezza che vogliamo ed annunciamo l’ovvio che la consuetudine ha reso invisibile come.

  • La mancanza di informazione

  • le discariche abusive

  • il chiedersi dove finisce l’umido senza impianti di compostaggio

  • Gli affari dietro i termovalorizzatori

  • Le gare d’appalto create in funzione delle ditte e non dei cittadini

  • la corsa alla privatizzazione di beni primari

  • la desertificazione dei suoli

  • le bombe ecologiche create nel cuore delle città

  • Il pensare di risolvere il problema con la realizzazione di mega impianti di incenerimento

Niente bugie, niente menzogne, liberi da condizionamenti, finzioni e paure, questo è il nostro agire.

Siamo convinti che solo una profonda trasformazione delle coscienze, degli individui, delle strutture, della società, può far si che la crisi manifesti il suo potenziale evolutivo anziché degenerativo.

Con questi principi, con queste condizioni e presupposti speriamo di aprire stasera una nuova stagione per la Provincia di Caserta.

Sulla base di questa piattaforma chiediamo l’adesione e la partecipazione di associazioni, comitati, coordinamenti, enti locali, forze politiche e sociali, singoli cittadine e cittadini!

Caserta, 5 MAGGIO 2008

I FIRMATARI:

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vai all’annuncio del convegno del 5 maggio ^

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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