AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

VALANGA DI ECOBALLE

IL MATTINO – 04/06/2007
Rifiuti – Valanga di ecoballe nel sito di Giugliano
di Chiara Graziani
L’asfaltatrice liscia la piazzola, i camion quasi seguono a ruota scaricando l’ordinato carico quotidiano di migliaia di ecoballe, sputate dai sei impianti regionali di trattamento. Oltre, fra i campi, gli alberi da frutto sradicati segnano l’avanzare continuo di una necessità impellente, parcheggiare i rifiuti da qualche parte, che non trova altro sfogo – in quest’estate senza discariche e molti tavoli tecnici – che desertificare una zona che fu agricola. Si chiama Taverna del Re, Giugliano, la seconda valvola di sfogo dell’estate delle trattative e dei sofismi per trovare casa – o spostare altrove – i rifiuti campani. La prima, e solo fino al 17 giugno, si chiama Parapoti, Salerno, vecchia discarica temporaneamente riaperta per accogliere la parte meno ingestibile del prodotto scadente degli impianti di lavorazione, la cosiddetta frazione organica. A Giugliano, Taverna del Re, finisce il resto, le perfide ecoballe, che nessun termovalorizzatore potrà distruggere perchè sono, in sostanza, polpettone di immondizia tritata troppo umida. Giugliano, che ha già più di un milione di ecoballe sul groppone a Taverna del Re, ecoballe che dovevano sparire d’incanto il 30 maggio scorso – così aveva ordinato il decreto legge che inaugurò l’epoca del commissario Catenacci – adesso si trova di nuovo in prima linea per tutti. Svanita la scadenza del 30 maggio, si sono invece ripresentate le asfaltatrici a spianare gli ex frutteti, come del resto aveva già programmato il precedente commissario all’emergenza quasi due anni fa. E le ordinate piramidi a gradoni di ecoballe hanno ripreso a sgretolare il paesaggio, disintegrato dalle ruspe e riassemblato come un gigantesco gioco di mattoncini tutto spigoli. Nell’estate dei localismi sgangherati, con i piccoli contro i grandi, le province contro i centri, i salernitani contro i napoletani a rinfacciarsi quanto uno peserebbe sull’altro, Giugliano, Taverna del Re, è la capitale della globalizzazione del rifiuto. Mentre le quattro discariche che il governo credeva di evocare con l’arma finale di un decreto legge che mettesse il commissario Guido Bertolaso finalmente in condizione di prendere decisioni rapide e quindi efficaci sono, se va bene, dei progetti sui tavoli dei presidenti delle provincie (con l’eccezione virtuosa di Caserta)^. La futura discarica regionale di Serre, Salerno, al momento, non ha neppure una localizzazione definitiva: Valle della Masseria, come ritiene opportuno il commissariato di governo e Macchia Soprana, come chiede invece il ministero dell’Ambiente. La gloria si dovrebbe sciogliere il primo luglio, non prima. E sarà dunque necessario, nelle more, riaprire anche la discarica avellinese di Difesa Grande, un altro solito noto fra quelli che, dall’inizio dell’emergenza 13 anni fa, pagano i debiti di tutti i ritardi e tutti i bracci di ferro. Un debito di un milione, e passa, di tonnellate di rifiuti campani da smaltire con urgenza, giusto per mantenersi sopra la linea di galleggiamento. Quasi trecentomila di queste soffocano i sei impianti di Cdr che funzionano (quello di Tufino è sotto sequestro ed il commissariato sta cercando di riottenerlo dalla magistratura). Gli impianti producono duemila e duecento ecoballe al giorno e, visto l’ingolfamento del sistema, spesso restano parcheggiate nei pressi. Discariche improprie, parcheggi di immondizia impacchettata, i Cdr ormai vengono definiti tecnicamente «ex». E le file dei compattatori in attesa di scaricare,in queste ore, si allungano. E, su questo, parte una sollecitazione dura e chiara dal commissariato di governo all’Asìa, che gestisce la raccolta a Napoli: come abbiamo remato tutti insieme per la raccolta straordinaria, che ha un po’ allentato la pressione, occorre continuare a unire gli sforzi quando le difficoltà, fatalmente, si ripresentano. Come dire: continuare ad annunciare l’impossibilità di raccogliere per colpa dei vecchi Cdr rischia di diventare un alibi. Un altro lusso in tempi d’emergenza.

 
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