AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

DIOSSINA AD ACERRA, ANALISI FAI DA TE

il manifesto del 18 Settembre 2007

L’iniziativa di un oncologo dopo le strane morti di persone e pecore: «In Campania nessuna area è immune»
Diossina ad Acerra rilevate da analisi fai da te
Fr. Pil.
Napoli
In Campania ci sono 835 laboratori di analisi di cui 700 privati, ma nessuno è in grado di rilevare il livello di diossina nel corpo umano. Dallo scorso marzo ad Agnano, Napoli, è attivo un centro capace di verificare tali valori tossicologici del sangue, ma stranamente non entra in funzione. Un tossicologo-oncologo della Fondazione Pascale, il professor Antonio Marfella, sulla scia dello scandalo di Acerra, dove uomini e pecore continuano ad ammalarsi e a morire, ha optato per il fai da te. Si è sobbarcato le spese (oltre 5 mila euro) e ha inviato quattro prelievi di sangue all’Inrca di Venezia, che monitora gli operai di Porto Marghera, nonché in Canada tramite Benedetto De Vivo, docente di chimica ambientale e geologia della Federico II.
Ad essere sottoposti al biomonitoraggio di diossine, Pcb (policlorobifenili) e metalli pesanti, tre viventi e un morto: lo stesso Marfella, il colonnello dell’esercito Giampiero Angeli e due fratelli, pastori acerrani, Mario e Vincenzo Cannavacciuolo, quest’ultimo deceduto di tumore a maggio poco dopo il prelievo di sangue. I risultati sono stati comunicati domenica dall’Assise di Palazzo Marigliano a Napoli: Angeli 45 whote per picogrammo di grasso, Marfella 74, Mario Cannavacciuolo 47 e suo fratello deceduto 255; il valore medio di un abitante in una metropoli industrializzata dovrebbe essere 10. Questo significa che in tutti e quattro il livello tossicologico presente è di molto superiore a quello riscontrato nelle pecore di Acerra, centinaia di capi morti o abbattuti per sicurezza negli ultimi 10 anni.
Gli animali erano stati monitorati per un lungo periodo da Leopoldo Iannuzzi, un ricercatore del Cnr, che a maggio aveva riscontrato un livello di diossina 13 volte superiore a quello consentito per legge. Ma nonostante lo studio pubblico da brivido l’area non è mai stata messa in sicurezza, anzi al ricercatore sono stati tagliati i fondi e interrotto ogni esperimento. Oggi però si dovrà prendere atto che nella cittadina mai bonificata, dove invece a novembre entrerà in funzione l’inceneritore più grande d’Europa, gli abitanti sono intossicati dallo sversamento di rifiuti illegali e dallo scarico di industrie come la Montefibre o la ditta Pellini. Che i cittadini, malati e non, presentano un livello d’inquinamento pesante delle matrici biologiche con presenza di diossina in alcuni casi in concentrazioni ben superiori a quanto indicato dall’Oms come tollerabili in città industriali. Livelli simili a quanto rintracciabile in aree gravemente inquinate da industrie chimiche, siderurgiche ed inceneritori, o in zone disastrate come Severo o Caffaro.
Ma c’è di più. L’intossicazione è presente ed elevata anche nel professor Marfella, che da decenni vive e lavora al centro storico di Napoli. Perché? «Nessuno è immune dall’inquinamento – spiega – quello che c’è ad Acerra arriva in tutta la Campania tramite le falde acquifere e il ciclo alimentare. E’ inutile pensare di avere il fiume più inquinato d’Europa, il Sarno, e di essere al riparo solo perché non si beve direttamente quell’acqua. I risultati sono sconvolgenti lo dico in maniera colorita, a tutti e quattro la diossina ci esce dalle orecchie». Marfella è da tempo malato cronico di epatite, ed è diabetico: «Con questi livelli di intossicazione è naturale – conclude – perché la diossina non provoca solo il tumore, ma gravi deficienze endocrine». L’Assise di Marigliano denuncia l’indifferenza delle istituzioni e chiede di prendere le dovute precauzioni: «No all’inceneritore in un’area da mettere in sicurezza».

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12 Risposte to “DIOSSINA AD ACERRA, ANALISI FAI DA TE”

  1. Armandrillo said

    Manifestazione nazionale ad Acerra del 13 Ottobre 2007 contro l’inceneritore e il piano rifiuti!
    Per l’immediata bonifica dei territori
    No all’incenerimento dei rifiuti ed alle megadiscariche
    Per lo stop immediato del cantiere di Acerra e la sua riconversione in TMB
    Per la raccolta differenziata porta a porta, il riciclo, il trattamento a freddo e la riduzione a monte dei rifiuti
    Per un piano rifiuti concordato con le comunità, pulito e capace di creare nuova occupazione
    Per la difesa della salute, dei territori e dei beni comuni.
    mobilitazione nazionale ad Acerra il 13 Ottobre 2007 ore 16:00
    Concentramento a Napoli ore 15 Piazza Garibaldi

  2. felice said

    Salve sono uno sfortunato cittadino di Acerra mi chiedo visto le condizioni climatiche ambientali, sia opportuno far partire il termoinceneritore o, come ha decretato l’on.Romano Prodi L’INCENERITORE dando il via libero a bruciare sia ECOBALLE che BALLE ed altro cosa consiglia ai cittadini di questo paese agricolo? cosa devono fare i contadini Acerrani? quali sono i pro di questa situazione ? per una vita discreta dobiamo sperare nell’aldilà? grazie per un eventuale risposta.

  3. Simona said

    marzo 2008
    Sono una cittadina nata ad acerra, ma che per motivi lavorativi adesso vive al nord. Ogni giorno che si parla di spazzatura campana e di diossina a me dispiace della situazione creatasi (che nessun politico di destra e di sinistra sa e vuole risolvere) ma principalmente penso a tutte quelle persone che si ammalano quotidianamente e che purtroppo vengono a mancare a causa della mala gestione da parte del governo e di persone che vogliono solo arricchirsi sulla pelle degli altri. E’ vergognoso che una cittadina come Acerra sia governata da una persona a cui non interessa nulla della salute dei suoi cittadini (vedi sindaco Marletta) abbia anche il coraggio di andare in tv. Spero solo che la situazione migliori, ma con la nascita dell’inceneritore non penso che questo sia possibile e chi ci rimetterà? Solo la salute dei cittadini! Mi chiedo solo che cosa hanno di più queste persone al Nord che riescono a far fronte al problema di rifiuti? Ai posteri l’ardua sentenza!!

  4. antonio auriemma said

    La situazione di Acerra è semplicemente disastrosa. I livelli di diossina che sono presenti oggi, credo che nemmeno la citta di Seveso li aveva ai tempi del disastro, pertanto come è possibile ipotizzare una evacuazione di massa? Mi sembra solo una utopia. Io purtroppo per questo motivo tre anni fa sono andato via con la mia famiglia lasciando il mio lavoro la mia casa e mi hanno preso per pazzo, auguri a chi resta ad Acerra.
    La responsabilita di tale disastro è di tutte le forze politiche affaristiche degli ultimi 25 anni.
    Peccato per la mia citta che con grande sofferenza ho dovuto lasciare, però per i miei figli non ci ho pensato molto e ho abbandonato tutti i beni materiali.
    Non mi fido delle pseudo bonifiche che promettono agli ignari acerrani perché ci vorrebbero somme pari a due manovre finanziarie per bonificare Acerra e i paesi limitrofi . Se potete andate via.

  5. maria damiano said

    Salve a tutti,
    in particolare al Signor Antonio Auriemma che invidio per il suo coraggio. Io non sono di Acerra ma di un paese limitrofo e le dico che mentre lei ha ben aperto gli occhi, ho dei parenti che ancora si nutrono di verdura che viene da Acerra, sostenedo che la zona da cui è presa non è inquinata. Può esistere una zona di Acerra non inquinata? La situazione è la stessa anche per un paese come Marigliano dove comunque ci sono delle terre? Come fare per capire? Dove informarsi? Ci sono siti? Forum? Associazioni? Chi purtroppo è costretto a rimanere qui, come può tutelarsi? I giovani possono ancora andar via..ma chi ha una casa, un lavoro, figli da sposare come fa?

  6. maria damiano said

    Qualcuno può darci un aiuto pratico di come fare la spesa? di dove comprare la verdura? Di come leggere le etichette? Praticamente noi che viviamo in queste zone così inquinate cosa dobbiamo mangiare? é meglio la verdura già sciaquata in buste di palstica, ma piena di consorvanti che troviamo al supermercato?

  7. paolo marconi said

    Se ho un piccolissimo orto, ho la possibilità di far analizzare il mio terreno? In che modo?

  8. Carla said

    Qualche giorno fa sono stata ad Acerra a visitare i miei cari e ho fatto un giro al cimitero a trovare i miei “morti” ed è stato sconvolgente quanti ragazzi della mia età (dai 30 in su) sono morti ed è inutile chiedere come mai perchè già sai la risposta: TUMORE O MALATTIE CARDIOVASCOLARI! Sono sconvolta anche se di tumore si muore ovunque anche al Nord, ma lì è un pò di più la frequenza!
    Secondo me non c’è modo di sapere come fare la spesa “sicura” perchè anche qui al nord arrivano prodotti dal Sud e da Napoli e quindi siamo punto e a capo.
    Mi dispiace per tutto quello che accade e spero solo che il 2009 sia migliore!

  9. […] è che l’Italia ha gravi problemi di gestione dei rifiuti, vedi Napoli o Roma o Acerra https://ambienti.wordpress.com/testi/diossina-ad-acerra-analisi-fai-da-te/, o la Calabria (vi ricordate le navi veleno?) o, per andare al nord, […]

  10. silvia paolicelli said

    Vorrei cortesemente sapere se la diossina emessa da un inceneritore può inquinare i pasti cucinati in un centro cotture. La domanda sorge da una situazione reale che preoccupa me e i miei concittadini: nella zona industriale di Cerignola (FG) convivono un inceneritore, attività agroalimentari e il centro cotture delle mense scolastiche cittadine. Dal mese di agosto l’inceneritore è chiuso perché gli esperti dell’ARPA hanno rilevato livelli di diossina e furani 16 volte più alti del limite consentito. La mensa continua ad opderare. Ci sono rischi?

    • ComEr -Comitato Emergenza Rifiuti said

      Cara Silvia,
      Ti invito a leggere quanto segue per avere un’idea sugli Inceneritori :

      Questo il link e sotto uno stralcio dalla pagina 13 del documento: http://www.napoliassise.it/bollettini/bollettino%20ott.%20nov%2007.pdf

      Patrizia Gentilini
      ISDE Italia
      Effetti nocivi sulla salute umana degli
      impianti di incenerimento di rifiuti:
      i risultati dello studio “Enhance Health” di Forlì

      Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano: incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia.Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro: segnalati aumenti
      di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Studi condotti in
      Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’incenerimento, già ampiamente sperimentate e prive di
      effetti nocivi.
      Premessa
      Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n. 129) e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato
      alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. La formazione di tali inquinanti dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente. Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie:
      Particolato – grossolano (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine (inferiore al 1 micron) – metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio,
      Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) ecc. Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche estremamente basse, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura e nuovi effetti sono stati descritti recentemente per molti di essi. Tali effetti possono essere diversi e più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto pericolosi per gli organismi in accrescimento, i feti e i neonati. Metalli pesanti e diossine rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se un recente articolo richiama l’attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultra fine che si origina dagli inceneritori. I metalli pesanti sono considerati un “tracciante” specifico dell’inquinamento di tali impianti:
      anche il recente studio “ Patos” della regione Toscana – che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio – attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio alla presenza di un impianto di ncenerimento per varie tipologie di rifiuti. Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon, prostata; Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento, riduzione del quoziente intellettivo (Q.I.), iperattività. Si calcola che ogni anno nascano negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di mercurio nel sangue ombelicale superiore a 5,8 mcg/litro, livello che determina diminuzione significativa
      del Quoziente Intellettivo (Q.I.); la perdita di produttività negli U.S.A. conseguente all’aumento di popolazione con minor Q.I. è calcolato in 8,7 miliardi di $. Per il Piombo si è calcolato che nel 1997 il costo per i danni sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari! Per quanto riguarda le diossine gli inceneritori risultano essere la II fonte di emissione di diossine in Europa, dopo le acciaierie ed una recente revisione ne ha ribadito il ruolo. Le diossine, la cui tossicità si misura in picogrammi (miliardesimi di milligrammo), sono liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento Effetti nocivi sulla salute umana degli impianti di incenerimento di rifiuti: i risultati dello studio “Enhance Health” di Forlì
      Patrizia Gentilini ISDE Italia
      7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo), vengono assunte per il 95% tramite la catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini, compreso il latte materno, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La più tristemente nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) (tetraclorodibenzodiossina) che, a 20 anni dal disastro di Seveso, è stata riconosciuta nel 1997 dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a livello I, ossia come cancerogeno certo per l’uomo ed il cui ruolo è stato anche di recente rivisitato. Del tutto recentemente, inoltre è stato individuato e descritto un altro possibile meccanismo di azione di queste sostanze: la formazione di enzimi atipici che interferiscono con i fisiologici meccanismi di degradazione delle proteine. Le diossine, esplicano complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno specifico recettore nucleare – AhR – presente sia nell’uomo che negli
      animali, con funzione di fattore di trascrizione. Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del complesso ARNT/HIF-1B, la trascrizione di numerosi geni – in particolare P4501A1 – viene alterata sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni cellulari, in particolare dell’apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell’apparato riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e, soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza soprattutto di linfomi, sarcomi, tumori dell’apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide, tumori ormono correlati
      quali cancro alla mammella ed alla prostata. Dati di letteratura Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute delle popolazioni residenti in prossimità degli impianti o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché, ricadendo, inquinano il territorio e quindi
      i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia. Questo è il caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti. In diversi paesi europei (Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole
      poste in prossimità di tali impianti. Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è compresa fra 1,2-3.0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamenti superati in diverse realtà e, se
      pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg.day, è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione
      porterebbe facilmente a superare ciò che la stessa Unione Europea raccomanda! La letteratura medica segnala circa un centinaio di lavori
      scientifici a testimonianza dell’interesse che l’argomento
      riveste. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi epidemiologici
      condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni
      residenti intorno a tali impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate
      ed i numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia neoplastici che non.
      Prima di esporre i dati a nostro avviso più eclatanti, appare comunque opportuno ricordare come anche di recente sia stato ribadito quanto pesantemente gli interessi economici influenzino la salute pubblica e come errori negli studi epidemiologici,
      sia nella selezione dei casi come dei controlli, possano sottostimare le conseguenze sulla salute. Di recente questo
      è stato ribadito per i rischi occupazionali, ma non si vede perché ciò non possa anche essere vero in epidemiologia ambientale,
      in cui le variabili in gioco sono ancora maggiori. Gli effetti non neoplastici più segnalati sono ascrivibili soprattutto
      agli effetti di diossine (e più in generale degli endocrin disruptor) ed all’emissione di particolato e ossidi di azoto.
      Sono stati descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni, incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento
      di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, disturbi nella pubertà, ed anche diabete, patologie cerebrovascolari,
      ischemiche cardiache, problemi comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio condotto
      in Giappone ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka – ove sono
      attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) – ed ha evidenziato una relazione statisticamente significativa
      fra vicinanza della scuola all’impianto di incenerimento e sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi
      di stomaco, stanchezza. Ancor più numerose e statisticamente significative sono
      comunque le evidenze emerse per quanto riguarda il cancro e più che analizzare i singoli studi sembra più utile riportare
      quanto segue: – la revisione di 46 studi, selezionati in quanto condotti
      con particolare rigore, evidenzia un incremento statisticamente significativo nei 2/3 degli studi che hanno analizzato
      incidenza, prevalenza, mortalità per cancro (in particolare cancro al polmone, linfomi Non Hodgkin, sarcomi, neoplasie
      infantili). Segnalati anche aumenti di cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella;
      – l’indagine francese Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incenèration d’ordures ménagerer
      dell’Invs. Departement Santè Environnement 2006 ha esaminato 135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-99 su
      25.000.000 persone/anno residenti in prossimità di inceneritori. In questo studio è stato considerato come indicatore
      l’esposizione alle diossine e passando dal minor al maggior grado di esposizione si registra un aumento statisticamente
      significativo (p<0.05) di rischio per: tutti i cancri nelle donne dal +2.8% al +4%, cancro alla mammella dal +4.8%
      al +6.9%, linfomi dal +1.9% al +8.4, tumori al fegato dal +6.8% al +9.7%; per i sarcomi il rischio passa dal +9.1% al
      +13% (p=0.1). Le neoplasie che più appaiono correlate all’esposizione
      ad inquinanti emessi da inceneritori sono i linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed
      i sarcomi; i dati a questo riguardo saranno pertanto analizzati più in dettaglio.
      Linfomi Non Hodgkin Si tratta di patologie di cui si è registrato un preoccupante
      aumento sia di incidenza che di mortalità nonostante i grandi progressi registrati dal punto di vista terapeutico.
      Il ruolo che inquinanti – peraltro normalmente presenti nelle emissioni degli inceneritori – hanno nella loro patogenesi
      è stato anche di recente ribadito. Per quanto attiene i linfomi NH, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale relazione sono:
      – lo studio condotto a Besancon in cui è risultato un RR di incidenza di LNH pari a 2,3 nella popolazione residente in
      prossimità di impianto di incenerimento per rifiuti ed il cui impatto ambientale è stato anche di recente riconsiderato;
      – alcuni studi condotti in Toscana che hanno evidenziato eccessi di mortalità in conseguenza dell’inquinamento da
      diossine per la presenza di inceneritori. Questi risultati sono poi stati confermati in un’analisi condotta su 25 comuni
      d’Italia ove sono attivi impianti di incenerimento: da essa emerge un eccesso di mortalità in media dell’8% nel sesso
      maschile. Nel comune di Forlì ad es., negli anni 1981-2001 si sono riscontrati 80 decessi invece dei 70 attesi.
      Neoplasie polmonari Per quanto attiene le neoplasie polmonari il rischio rappresentato
      dall’inquinamento ambientale è ormai fuori dubbio; esso risulta in particolare correlato all’esposizione a metalli
      pesanti ed al particolato ultrafine: per quest’ultimo si calcola che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3 si abbia un
      incremento del 14% di mortalità per cancro al polmone. Per quanto attiene il Rischio Relativo di mortalità per neoplasie
      polmonari in persone residenti in prossimità di impianti o in personale addetto, esso è risultato variabile da 2 a 6.7.
      Neoplasie Infantili Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, di cui tuttavia si sta registrando un costante
      aumento che non può non destare allarme: secondo i dati riportati su «Lancet» infatti i tumori infantili sono
      aumentati in Europa negli ultimi trenta anni di circa l’1.2%/per anno da 0 a 12 anni e dell’1.5% dai 12 ai 19 anni.
      Numerosi fattori sono stati invocati per spiegare questi dati epidemiologici, non ultimo che si tratti di aumenti “fittizi”,
      legati alle migliori capacità diagnostiche della medicina. Tali osservazioni sono state oggetto di vivaci disquisizioni
      scientifiche, ma, di fatto, l’aumento delle neoplasie infantili è un dato ormai universalmente riconosciuto ed attribuibile,
      verosimilmente, alla sempre maggior presenza nell’ambiente di agenti tossici ed inquinanti.
      Gli studi epidemiologici condotti in Gran Bretagna dal Prof E.G. Knox sulle neoplasie infantili in quel paese sono,
      a questo riguardo, di particolare interesse; in prossimità di impianti di incenerimento segnalano un aumento di mortalità
      per neoplasie infantili con RR variabile da 2 a 2,2. Del tutto recentemente questo ricercatore ha confermato che le
      neoplasie insorte nell’infanzia sono correlate con esposizione a cancerogeni atmosferici noti quali quelli provenienti da combustioni industriali, Composti Organici Volatili (VOCs), composti esausti del petrolio e da altri agenti quali 1-3 butadiene, diossine e benzopirene. Il rischio è risultato statisticamente significativo per i bambini con indirizzo alla nascita entro 1 km dalla fonte di emissione. Sarcomi dei Tessuti Molli Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie “sentinella” del multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati correlati in particolare all’esposizione a diossine. Fra questi ricordiamo l’indagine condotta a Besancòn (Francia) in prossimità di un impianto con emissione di elevati livelli di diossine, che ha riscontrato un aumento di rischio di incidenza di sarcomi del +44% e lo studio condotto a Mantova, in prossimità di un inceneritore per rifiuti industriali che ha evidenziato un Odds Ratio, di incidenza di sarcoma dei tessuti molli nei residenti entro 2 km dall’ impianto pari a 31.4. Di grandissimo interesse risulta poi il recente studio sui sarcomi in provincia di Venezia che ha dimostrato un rischio di sviluppare la malattia 3.3 volte più alto fra i soggetti con più lungo periodo e più alto livello di esposizione ed ha evidenziato inoltre come il massimo rischio sia correlato, in ordine decrescente, alle emissioni provenienti rispettivamente da rifiuti urbani, ospedalieri ed industriali. Dati di Forlì: cosa risulta dallo studio Enhance Health Del tutto recentemente (marzo 2007) è stato presentato a Forlì lo studio Enhance Health, reperibile sul web nel sito di un consigliere comunale. Si tratta di uno studio, finanziato dalla Comunità Europea, i cui obiettivi erano: – dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree ove sono ubicati inceneritori attraverso studi pilota; – sintetizzare i risultati dei 3 studi pilota condotti nelle vicinanze di inceneritori in Ungheria, Italia, Polonia (di quest’ultimo non vengono forniti dati in quanto l’ impianto non è ancora attivo); – fornire spunti valutativi per l’implementazione di un sistema di sorveglianza integrato (ambientale e sanitario) i cui elementi fondanti vengono individuati in: monitoraggio dello stato di salute con dati di mortalità e morbilità e monitoraggio dell’inquinamento dell’aria. Nel Report finale sono disponibili i dati relativi alle indagini effettuate in Ungheria ed in Italia e in entrambe, a nostro avviso, non mancano elementi di preoccupazione. Purtroppo le metodologie usate nei due paesi sono state diverse e questo rende i risultati non confrontabili fra loro (in palese contraddizione con le premesse, che letteralmente recitano: «Il Partner Ungherese, il Partner Polacco, l’ARPA e l’AUSL per l’Italia, hanno condotto l’attività di sperimentazione assicuprimo piano 15 rando la comparabilità dei risultati al fine di garantire la “trasferibilità” nonché correttezza scientifica del progetto». Ungheria: Dorog Per quanto attiene l’Ungheria, l’indagine è stata condotta a Dorog – ove è presente un inceneritore per rifiuti tossici che dal 1980 al 1996 ha trattato 30.000 ton/anno. È stato valutato lo stato di salute della popolazione residente entro 30 km dall’impianto attraverso l’analisi di dati di mortalità e morbidità. Le analisi sono state condotte per anelli concentrici di 5 km rispetto all’impianto, aggiustate per sesso ed età sia per la mortalità che per la morbilità e confrontate con i dati nazionali. Per quanto riguarda la mortalità sono state analizzate le seguenti cause: Tutte le cause, tutti i tumori, cancro al polmone, leucemie, cancro al colon-retto, malattie cerebrovascolari, malattie respiratorie croniche, malattie ischemiche cardiache. I risultati sono:- nel sesso maschile si registrano i seguenti aumenti statisticamente significativi di SMR (standardized mortality ratio): +38% per cancro al colon-retto, +65% per eventi cardiaci, +35% per eventi cerebro-vascolari, +42% per malattie polmonari croniche; – nel sesso femminile si registra un aumento statisticamente significativo di SMR del +49% per eventi cerebrovascolari. Particolarmente significativa è anche la mortalità per patologie polmonari croniche in funzione della distanza, in cui è evidente il progressivo incremento fino a 15 km dall’impianto. Per quanto riguarda la morbilità infantile, in particolare, si registra un incremento di problemi delle alte e basse vie respiratorie, di bronchiti e polmoniti sia in funzione dei livelli di PM10 che di monossido di carbonio. Italia: Forlì Ancor più interessanti sono tuttavia i dati che emergono dallo studio di Forlì, ove sono attivi due impianti: uno per rifiuti ospedalieri ed uno per RSU. L’indagine è stata condotta con metodo Informativo Geografico (GIS) ed ha riguardato l’esposizione a metalli pesanti (stimata con un modello matematico) della popolazione residente per almeno 5 anni entro un’area di raggio di 3.5 km dagli impianti. Sono stati analizzati dati di mortalità (per tutte le cause e per singole cause, per tutti i tumori e per singole neoplasie), di incidenza per i tumori ed i ricoveri ospedalieri per singole cause. Il confronto è stato fatto prendendo come popolazione di riferimento quella esposta al minor livello stimato di ricaduta di metalli pesanti. Per il sesso maschile non emergono differenze per quanto attiene la mortalità complessiva e la mortalità per tutti i tumori, ad eccezione del cancro a colon retto (come già a Dorog) e prostata, che presentano entrambi un RR statisticamente significativo pari a 2.07 nel terzo livello di esposizione. Si fa notare comunque che gli stessi estensori, nella Discussione dei Risultati, letteralmente affermano: «L’analisi dei ricoveri ospedalieri mostra un aumento nella frequenza di angina, BPCO e asma negli uomini residenti nell’area più vicina agli impianti». Per il sesso femminile i risultati che emergono sono invece, a nostro avviso, particolarmente inquietanti. Si registrano infatti eccessi statisticamente significativi sia nella mortalità complessiva che nella mortalità per tumori. Nello specifico risulta nelle donne un aumento del rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposizione a metalli pesanti, tra il +7% e il +17%. La mortalità per tutti i tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con l’aumento dell’esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il cancro della mammella tra il + 10% ed il +116%. Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi (358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le “non” esposte) osservati solo nel periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata. Tali risultati potrebbero essere ancora di maggior rilievo, qualora la popolazione di riferimento fosse realmente non esposta: infatti il livello minimo di esposizione preso come riferimento corrisponde ad una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1.9 ng/m3, valore certo non nullo né trascurabile. Davvero singolari appaiono pertanto le conclusioni dell’indagine in cui letteralmente si afferma: «Lo studio epidemiologico dell’area di CF nell’analisi dell’intera coorte per livelli di esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante metalli pesanti) con aggiustamento per livello socio-economico della popolazione, non mostra eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori». Aggregando insieme il sesso maschile (in cui non si registrano eccessi) ed il sesso femminile si ottiene una “diluizione” dei risultati emersi e una sottostima di quelle che sono le reali condizioni di salute della popolazione esaminata. Le nostre preoccupazioni sembrano tuttavia, almeno in parte, condivise dagli stessi estensori del Report che più oltre affermano: «Tuttavia, analizzando le singole cause, sono stati riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione. Infatti è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco, colon retto mammella e tutti i tumori». Per i sarcomi possono farsi analoghe considerazioni. Anche in questo caso emergono – a nostro avviso – dati inquietanti: sono infatti elencati nella tabella riassuntiva n° 6 ben 18 casi di sarcoma, di cui si perde in qualche modo traccia nelle tabelle generali, in cui sono disaggregati per sesso. Trattandosi di patologie rare, disaggregando per sesso si perde di significatività, con l’effetto di togliere rilievo ad un dato altrimenti particolarmente significativo in quanto riferito a una patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Anche in questo caso, tuttavia, gli stessi estensori dello studio non possono fare a meno di annotare nella discussione (p. 42) che «gli eccessi di mortalità per sarcoma dei tessuti molli sono degni di nota» affermando, a p. 39, che, «si osserva un aumento statisticamente significativo della mortalità nel livello più elevato di metalli pesanti (RR = 10.97, IC 95%=1.14-105.7, 3 casi) per la coorte di tutti i residenti».
      Conclusioni
      L’impressione che rimane, dopo un’attenta lettura del Report di Enhance Health come di tanta altra letteratura, è che le informazioni che di volta in volta potrebbero apparire per lo meno inquietanti, vengano poi immediatamente smentite, attenuate o corrette con intento tranquillizzante: la finalità delle indagini condotte sembrerebbe pertanto non quella di evidenziare i rischi per la salute delle popolazioni esaminate, ma quella di non destare allarme. A nostro avviso, viceversa, i risultati che emergono dallo studio Enhance Health sono fortemente preoccupanti ed in linea con quanto riportato dalla letteratura precedentemente esaminata e soprattutto con l’indagine francese che registra i maggiori danni alla salute proprio nel sesso femminile, che appare essere particolarmente vulnerabile e più sensibile all’inquinamento ambientale. Questi dati sono ancora più allarmanti se li si considera alla luce del contesto geografico del nostro territorio. La Romagna è situata nella Pianura Padana, area fra le più inquinate non solo d’Europa ma dell’intero pianeta: si consideri che il comunicato del 10 ottobre 2007 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente ha stimato una perdita di speranza di vita alla nascita variabile dai 9 ai 36 mesi per i livelli di PM2.5 di origine antropica emesso nel 2000! Nella nostra regione si registra inoltre una delle più alte incidenze di cancro di tutto il paese. Per quanto attiene il sesso maschile la Romagna è al 1° posto per incidenza di cancro nella nostra regione e al 4° posto in Italia dopo Friuli Venezia Giulia, Veneto e Varese. Dai dati del Registro Tumori della Romagna pubblicati e riferiti al quinquennio 1998-2002 risulta infatti una incidenza di 498,2 casi/anno per 100.000 abitanti nel sesso maschile (tutti i tumori escluso cute), contro una incidenza in Italia di 470,3 casi /anno per 100.000 abitanti. Sembra inoltre che da noi non si stia verificando il rallentamento generalmente segnalato nell’incidenza di cancro nel sesso maschile: l’aumento in percentuale nel nostro territorio è infatti del 6,14% rispetto al quinquennio precedente (1992- 1997), contro un incremento medio in Italia dell’1,4%. Per quanto riguarda il sesso femminile si registrano dati per certi versi ancora più preoccupanti: l’incidenza di cancro nelle donne è infatti in Emilia Romagna la più alta d’Italia: la Romagna è al 3° posto in Italia dopo Parma e Ferrara per incidenza di cancro nelle donne con 425,2 casi/anno per 100.000 donne (tutti i tumori escluso cute) vs una incidenza in Italia di 398,70 casi/anno e l’incremento percentuale che si è registrato rispetto al quinquennio precedente (1992-1997) è del 10,50% vs una media in Italia del 4,79%. I dati sopra esposti vengono spesso attribuiti al buon livello di assistenza sanitaria e di diagnosi precoce (certamente presente e di cui non possiamo che rallegrarci), ma ancora una volta sembra che non si voglia indagare su altre possibili cause, in primis l’assenza di efficaci interventi di Prevenzione Primaria che appaiono indifferibili dato l’elevatissimo grado di inquinamento che ci caratterizza. Una buona occasione di fare Prevenzione Primaria è a nostro avviso quella di scegliere metodi di gestione dei rifiuti alternativi all’incenerimento, evitando di costruire impianti che emettono pericolosi inquinanti, tra cui anche sostanze classificate come cancerogeni certi per l’uomo. Sotto questo profilo appare moralmente inaccettabile continuare ad esporre le popolazione a rischi assolutamente evitabili. Tutto quanto sopra ci rammenta e conferma l’amara verità di Irwin Bross: «Quando [il governo e la classe dirigente medica e scientifica] dicono che qualcosa è sicuro e buono per te, ciò che questo significa veramente è che è sicuro
      o buono per loro. A loro non importa quello che succedeate […]. Se c’è qualcuno che proteggerà la tua vita e sicurezza,
      quel qualcuno non potrai essere che tu».

      Massimo Dg
      ComEr -Comitato Emergenza rifiuti -Caserta
      CoReRi Coordinamento Regionale Rifiuti -Campania (www.rifiuticampania.org)

  11. ambienti said

    Le diossine avvelenano tutto ciò con cui si mescolano: l’aria che respiriamo, la terra che produce cibo per gli uomini e per gli animali, l’acqua che beviamo e con cui ci laviamo. Le diossine sono dannose per la salute se vengono respirate, se vengono ingerite, se entrano in contatto con la pelle. Di conseguenza qualunque attività di coltivazione o preparazione di cibi si trovi in una zona inquinata da diossina diventa a rischio. Però senza dati precisi (zona di rilevazione dell’inquinamento, estensione, distanze ecc.) è impossibile calcolare quanto è grave il rischio. Bisognerebbe fare rilievi tecnici nei vari luoghi. Certamente livelli di diossina e furani così alti sono preoccupanti.
    Per tentare di chiarire la situazione fate due richieste ufficiali, possibilmente firmate da comitati, associazioni, o da un numero elevato di cittadini. Una richiesta la rivolgete al sindaco della città (che in questi casi è anche il massimo responsabile sanitario per il territorio del Comune) e un’altra al direttore della ASL locale. In entrambi i casi dovete chiedere: 1) Se ritengono compatibili le attività che hai detto con i livelli di inquinamento accertati; 2) Se sulla questione hanno fatto o intendono fare controlli; 3) Che dicano alla popolazione se ci sono rischi per chi abita e lavora lì intorno e per quanti mangiano il cibo coltivato o lavorato nei pressi dell’inceneritore.
    Le domande speditele per raccomandata con ricevuta di ritorno o, meglio ancora, portatele a mano negli uffici competenti e chiedete una ricevuta di protocollo sulla quale sia specificato che si tratta di una richiesta sulla salute pubblica. Vi devono rispondere.
    Impiantare un inceneritore, con tutti i rischi che comporta, è a nostro avviso una scelta sempre pericolosa e dannosa, per la quale sono possibili alternative non avvelenanti. Piazzare per giunta un inceneritore in una zona industriale destinata a lavorazioni agroalimentari è un vero azzardo. A parte i rischi “correnti”, che sono già abbastanza preoccupanti, bastano un malfunzionamento o un incidente per creare problemi a un’importante risorsa economica del territorio. Per questo è possibile che qualcuno voglia fare finta di non sapere e che qualcun altro diventi nemico di chi solleva la questione. Ma dovete decidere se fare finta di niente, accettando il rischio di veder crescere il numero di malattie terribili, o chiarire la questione e cercare eventualmente rimedi. Per esempio la bonifica dell’area e/o lo spostamento delle lavorazioni coinvolte.

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