AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

LO UTTARO STORY

aggiornata ad aprile 2010

Settembre 2005: La Regione Campania dichiara l’area Lo Uttaro “sito di interesse nazionale” da bonificare, visto il gravissimo stato di degrado ambientale dovuto alla presenza di tre discariche un sito di stoccaggio e uno di trasferenza di rifiuti per un totale di circa 6 milioni di mc di rifiuti.
Ottobre 2006: Il commissario di governo per l’emergenza rifiuti chiede per la Provincia di Caserta un sito idoneo da adibire a discarica per i rifiuti trattati e provenienti dal CDR di Santa Maria Capua Vetere. Il Prefetto di Caserta Elena Stasi costituisce un gruppo di lavoro che individua 6 cave ritenute idonee all’uso richiesto. Viene scelta (?) la cava Mastropietro in località appunto Lo Uttaro. Il 24 ottobre Aniello Mastropietro spara ai suoi nipoti, comproprietari della cava al 25%, ne uccide uno, ferisce l’altro.
Novembre 2006: Viene sottoscritto un Protocollo d’intesa tra commissario, presidente della Provincia e sindaco di Caserta che formalizza la scelta de Lo Uttaro (con previsione di futuri ampliamenti).
Dicembre 2006: Ê pubblicata, sulla G.U. 285 del 7/12/06, la Legge 290 che, di fatto, vieta al commissario di localizzare discariche in siti come Lo Uttaro.
Gennaio 2007: Il commissario Bertolaso, con ordinanza n° 3/2007, indica la cava Mastropietro come discarica, approva il progetto preliminare, ed in 7 giorni nomina una commissione di gara che bandisce, aggiudica ed affida alla ditta vincitrice i lavori, senza evidenza pubblica.
Marzo 2007: Si persevera su Lo Uttaro nonostante uno studio gratuito offerto, in febbraio, dal professor De Medici, dell’Università Federico II, dove venivano indicati diversi siti alternativi a Serre ed a Lo Uttaro e nonostante Berolaso dichiari, durante una audizione alla Camera dei Deputati, che in tutta la Regione ha individuato “solo 665 siti”. A lavori ultimati, lo stesso commissario approva il progetto definitivo con ordinanza n° 75: siamo al 16 Marzo. Il 29 marzo, lo stesso Bertolaso, durante un incontro pubblico con i cittadini casertani, non risponde a nessuno dei 17 quesiti posti dal dottor Giuseppe Messina sul sito, manifestamente abusivo.
Aprile 2007: Collaudo della discarica abusiva, a causa della dichiarazione dell’Arpac che attesta essere sussistenti “le condizioni essenziali richieste per il rispetto dell’ambiente”, mentre il TAR respinge la richiesta di sospensiva dell’Ordinanza Bertolaso, chiesta dall’avvocato Adinolfi in nome e per conto di alcuni cittadini oppressi dai miasmi provenienti da Lo Uttaro. Il Comitato emergenza rifiuti, considerato che diverse marce guidate dai Parroci di San Nicola e la stessa manifestazione del 31 Marzo con in testa il Vescovo di Caserta Nogaro, non ottengono alcun risultato, decide di presidiare il sito con turnazione anche notturna.
Il 24 aprile la Polizia sgombera il sito, dopo che lo stesso commissario aveva militarizzato l’area.
Maggio 2007: si susseguono iniziative e prese di posizione del Comitato e dei cittadini esasperati dal tanfo. Il 13 Maggio grande manifestazione con circa 3000 persone, che viene quasi ignorata dalla Stampa che conta. Il 16 maggio il Comitato offre una proposta operativa per avviare un ciclo dei rifiuti a livello Provinciale mai iniziato. Il 19, il 21 ed il 26 Maggio si alternano nell’ordine Manifestazione Nazionale a Napoli con 10.000 persone, ispezioni del Comitato dei Garanti e denunce alle autorità di polizia per evidenziare le reiterate irregolarità nella gestione del sito Lo Uttaro.
Il 29 Maggio, il Comitato scrive al Presidente della Repubblica perché stimoli la Magistratura sammaritana a valutare rapidamente la fondatezza dei diversi esposti-denuncia già presentati. Nessuna risposta.
Giugno 2007:
In occasione della festività della Repubblica il Comitato Emergenza Rifiuti interviene durante le celebrazioni ricordando alle autorità firmatarie del Protocollo la necessità del rispetto della “legalità”. Il 9 giugno ennesima manifestazione pubblica alla presenza del Vescovo di Caserta con corteo diretto alla discarica. I manifestanti vengono bloccati davanti al sito da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che gli impediranno di sfilare dinnanzi alla discarica. Nel frattempo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti fa tappa a Caserta ma decide di non ascoltare il Comitato. Entro il 23 giugno sarebbe dovuta iniziare, in base al Protocollo d’Intesa, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza, ma gli impegni non vengono rispettati.
Luglio 2007: Il sindaco di San Nicola la Strada Angelo Pascariello, insieme ai colleghi di San Marco Evangelista e Maddaloni entra a far parte, come Presidente, del Comitato dei Garanti. Il 6 luglio il Comitato Emergenza Rifiuti organizza una fiaccolata di protesta che attraversa il centro della città. Il 7 luglio Guido Bertolaso si dimette dall’incarico di commissario straordinario. Tre giorni dopo, nel corso dell’udienza ex art. 700 c.p.c. svoltasi di fronte al Tribunale di Napoli, il consorzio ACSA, che gestisce il sito, deposita alcune analisi a campione effettuate dalla società Chelab di Treviso incaricata di fare i controlli nella discarica dalla stessa ACSA. La relazione afferma che a Lo Uttaro, discarica autorizzata allo smaltimento di rifiuti non pericolosi, si stanno smaltendo rifiuti pericolosi che non possono essere smaltiti neppure in discariche per rifiuti speciali se non previamente trattati.
Agosto 2007: Nel pieno della puzza da discarica il giudice monocratico Como del Tribunale civile di Napoli accoglie il ricorso dei cittadini casertani e, con un’ordinanza del 3 agosto 2007, decide per la chiusura della discarica giudicandola una “scelta frettolosa a discapito della salute delle persone”. L’ordinanza conferma che a Lo Uttaro “vi è presenza di sostanze altamente pericolose che superano i limiti massimi consentiti” e che “tutta la falda monitorata è inquinata”. Incredibilmente due giorni dopo il commissario straordinario riesce ad ottenere dal Tribunale la sospensione dell’ordinanza, in attesa della discussione del ricorso presentato contro tale decisione, paventando “il rischio igienico e sanitario che si sarebbe generato dalla impossibilità di reperire subito un altro sito per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti”, visto che quello di Lo Uttaro rappresenta l’unico sito per lo smaltimento di tutta la Campania. Il ferragosto dei casertani passa con le finestre chiuse per non respirare la vomitevole puzza de Lo Uttaro. Il 22 agosto, durante la prima udienza del ricorso Commissariale contro l’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, il giudice decide di prendere tempo e nominare un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per la verifica della pericolosità della discarica. Nel frattempo il sindaco di San Nicola si dimette dall’incarico di Presidente del Comitato dei Garanti senza aver prodotto alcuna attività.
Settembre 2007: Il 5 settembre il CTU assume l’incarico e gli vengono assegnati 40 giorni di tempo per redigere la relazione. Nel frattempo la discarica è quasi colma. Il Comitato Emergenza Rifiuti organizza assemblee nei quattro comuni della conurbazione ottenendo una partecipazione di pubblico sempre più consistente, anche a causa del persistenze puzzo. Inizia, con molta lentezza, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza. Parte intanto anche l’azione di risarcimento danni a favore dei cittadini costretti a subire la presenza della discarica e a vedere comunque in strada i cumuli di spazzatura. Il 29 settembre grande manifestazione popolare per chiedere un nuovo ciclo di gestione dei rifiuti, la chiusura della discarica Lo Uttaro e la bonifica del territorio.

Ottobre 2007: Il giorno 15 il Consulente tecnico, prof. De Rosa, deposita la relazione richiestagli dal Tribunale di Napoli. E’ un ‘ulteriore conferma della pericolosità della discarica. Vi si legge che l’abbanco di ulteriori quantità di rifiuto nell’invaso, risulta aggravare il già elevato grado di rischio di impatto cui sono soggette tutte le componenti ambientali, compresa la salute pubblica, dell’ambito territoriale limitrofo”. E ancora: “Sulla base di quanto riportato si evince che la scelta del sito Lo Uttaro per la localizzazione della discarica per rifiuti solidi, oltre a contravvenire ad indicazioni normative e di merito espresse in più parti, non risulta rispondere ai criteri in base ai quali tale scelta è stata giustificata”. Il giorno 17 il sindaco di Caserta Petteruti, in un intervista al quotidiano Repubblica, dichiara che il protocollo d’Intesa “fu un buon contratto” ma allo stesso tempo, in evidente contraddizione, che non avrebbe tollerato alcun ampliamento della discarica e che avrebbe valutato azioni legali per i danni subiti dalla città. Il 19 ottobre il Comitato Emergenza Rifiuti notifica al sindaco di Caserta, al presidente della Provincia e ai sindaci, assessori e consiglieri dei comuni confinanti la relazione del CTU chiedendo la chiusura immediata della discarica. Il 22 ottobre il commissario Pansa presenta il Piano Regionale Rifiuti della Regione Campania. Il 26 ottobre era fissata l’udienza , presso il Tribunale , per la decisione sul ricorso ex art. 700 c.p.c. poi irnviata al 7 novembre. A distanza di un anno dall’apertura di Lo Uttaro le soluzioni strutturali alternative ancora non ci sono.
Novembre 2007: Il commissario Pansa parla in un’intervista del “Paradosso Caserta”. La città che ospita la discarica illegale e pericolosa è anche quella più interessata dalla presenza di cumuli di rifiuti in strada. Il 6 novembre, durante l’ennesimo consiglio comunale sull’argomento rifiuti, i cittadini vengono a conoscenza dell’ordinanza con la quale il sindaco di Caserta dispone precauzionalmente la chiusura della discarica Lo Uttaro. La decisione viene giustificata in base alle risultanze della relazione di CTU riguardo alla quale sindaco dichiara, non conformemente al vero, che gli stata notificata solo quel giorno. Il 7 novembre si svolge l’udienza per il ricorso ex art. 700 cpc che chiede la chiusura della discarica per danno alla salute, ma il collegio del Tribunale rimanda la decisione di altri dieci giorni. Il 9 novembre il Comitato dei garanti effettua un sopralluogo nel sito di trasferenza di Lo Uttaro accertando che, a distanza di un mese dall’inizio delle operazioni di rimozione, sono state tritovagliate solo 7000 tonnellate di rifiuti che giacciono per buona parte ancora nell’area del sito, a dispetto delle tanto sbandierate bonifiche. Il giorno 10 il commissario di governo, su pressione dei sindaci di alcuni comuni della provincia, utilizzando i poteri straordinari, apre lo scontro istituzionale decidendo, in aperto contrasto con l’ordinanza di chiusura del sindaco di Caserta, di riaprire la discarica ormai quasi colma. Giustifica la sua scelta con la necessità di evitare l’intasamento del CDR di Santa Maria Capua Vetere. A pochi giorni dall’esaurimento della capacità della discarica, però, non ci sono ancora alternative valide per lo smaltimento dei rifiuti. Il 20 Novembre, in contemporanea, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dott. Piccirillo e il Tribunale Civile di Napoli dispongono la definitiva chiusura della discarica. Il provvedimento di sequestro penale viene eseguito dai Carabinieri del NOE che provvedono anche a notificare ben 12 avvisi di garanzia per vari reati, tra cui disastro ambientale, a carico di dirigenti e tecnici che hanno responsabilità nella decisione di aprire la discarica nonchè nella sua gestione. La conferma dell’ordinanza di chiusura emessa nel mese di luglio dal  Giudice del Tribunale civile di Napoli Fausta Como, invece, si fonda sulle risultanze della relazione del CTU Prof. De Rosa confermando appieno le preoccupazioni della popolazione circa la pericolosità del sito.
Proprio il 20 novembre il commissario delegato Pansa è a Bruxelless a spiegare alla Commissone Europea che da noi è tutto in regola. L’amministrazione provinciale di Caserta, in oltre un anno che ha avuto a disposizione, non ha ancora elaborato il piano rifiuti che avrebbe potuto fornire velocemente un’alternativa alla discarica a Lo Uttaro.
Gennaio 2008: A distanza di un anno dall’ordinanza che disponeva l’inizio dei lavori a Lo Uttaro la città di Caserta e quelle con essa confinanti sono sommerse da migliaia di tonnellate di rifiuti che non vengono raccolti dalla prima metà di dicembre. Il 9 gennaio il sindaco di Caserta Petteruti, tra i responsabili di questo disastro, emana un’ordinanza che autorizza lo stoccaggio dei riifuti cittadini in un capannone dismesso di un’azienda nell’area ex UCAR a ridosso di Lo Uttaro.
Febbraio 2008: Il 7 febbraio, su richiesta del commissario straordinario Gianni De Gennaro, il PM del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Guarriello dispone il dissequestro temporaneo per 30 giorni della discarica allo scopo di consentire i rilievi necessari ad accertare la possibilità di un suo ulteriore utilizzo. Il giorno dopo il CTU nominato dal Procuratore consegna una relazione che ribadisce nelle linee essenziali la preoccupazione sull’inadeguatezza e pericolosità del sito. Il 12 febbraio il commissario De Gennaro, a seguito delle risultanze dei rilievi effetuati dal Genio militare sulle vecchie discariche di Ariano Irpino, Montesarchio, Villaricca e Lo Uttaro,  dichiara, in conferenza stampa, che non intende più utilizzarle e sottolinea per la prima volta le ragioni delle popolazioni che protestavano. In particolare definisce Lo Uttaro  un “pozzo di veleni” e afferma di aver trasmesso alla Procura della Repubblica gli esiti delle indagini effettuate che dimostrerebbero la falsità della documentazione fornitagli dal Commissariato e dall’ARPAC circa la idoneità dei siti ad ospitare ulteriori sversamenti di rifiuti. Il 18 dello stesso mese, però, l’ex commissario Bertolaso scrive all’Avvocatura dello Stato di Napoli per chiedere che il Tribunale civile di Napoli disponga la revoca dell’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro sulla base di una sentenza della Cassazione del dicembre 2007 che, su un caso analogo, attribuisce la competenza al TAR anzichè al giudice civile. Il 22 febbraio, in diretta televisiva alla trasmissione Anno Zero su Raidue,  il presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti Roberto Barbieri parlando di Lo Uttaro la definisce una “bomba chimica”.
Marzo 2008: il 6 marzo l’Avvocatura dello Stato di Napoli deposita la richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, ma la cittadinanza lo saprà solo un mese e mezzo dopo.
Maggio 2008: Il 5 maggio si tiene l’udienza sulla richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura ma l’Avvocatura dello Stato chiede il rinvio al 16 giugno. Si costitusice, a favore della revoca, anche il Consorzio ACSA CE3, che ha gestito la discarica,  mentre contro la riapertura, dopo oltre un anno di immobilismo, decide finalmente di agire in sede giudiziaria anche il Comune di San Nicola la Strada. Il 23 maggio si tiene il Primo Consiglio dei Ministri del Governo Berlusconi a Napoli: vengono individuati 10 siti da destinare a discariche per la regione Campania ma il governo decide di tenerli segreti fino alla pubblicazione del decreto. Si diffondono comunque voci sull’utilizzo della Cava Matroianni in località Torrione del Comune di Caserta, confinante con la discarica Lo Uttaro dalla quale la divide solo un muro di tufo. Il 25 maggio viene pubblicato il decreto e si scopre che le voci erano fondate: tra le dieci discariche del piano Bertolaso (nel frattempo nominato sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti in Campania) è presente anche la cava Mastroianni che ha una volumetria di circa 1.500.000 mc (più di quattro volte quella di Lo Uttaro). Il decreto consente di sversare nelle nuove discariche anche rifiuti pericolosi (ceneri leggere e pesanti e fanghi industriali). Assai singolare è che tra i limiti cui deroga il decreto vi sono anche quelli relativi agli “idrocarburi totali” rintracciati in concentrazioni molto elevate proprio nella discarica Lo Uttaro. Evidente poi è il tentativo di demolire l’operato della magistratura prevedendo lo spostamento delle competenze in materia di rifiuti al Tribunale e alla Procura di Napoli e la necessità che i provvedimenti cautelari, sia civili che penali (cioè sia l’ordinanza civile di chiusura che il sequestro penale), siano riconfermati rispettivamente entro 20 e 30 giorni dal TAR Lazio e dal Giudice per le indagini preliminari (in composizione collegiale). Mentre si levano forti critiche sull’incostituzionalità del decreto, il 28 maggio il GIP presso il Tribunale di Napoli fa eseguire 25 ordinanze di custodia cautelare a carico di funzionari del Commissariato e dirigenti della FIBE ed emette un avviso di garanzia a carico del Prefetto di Napoli Pansa per illeciti nello smaltimento dei rifiuti che riguardano, tra l’altro, anche la discarica di Lo Uttaro.
Giugno 2008: Il GIP collegiale di Napoli conferma il decreto di sequestro penale della discarica emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’invaso è pieno di percolato che quasi certamente ha già interessato la falda. Fallisce il tentativo di smantellare i provvedimenti giudiziari su Lo Uttaro.
Luglio 2008: Il TAR Lazio, invece, non conferma l’ordinanza di chiusura del Tribunale civile adducendo la singolare motivazione secondo la quale non essendo la Cava Mastropietro inclusa nelle discariche previste dal Decreto 90/2008 (ma c’è invece la confinante Cava Mastroianni) vengono meno le esigenze cautelari per la salute della popolazione. Come se i rifiuti sversati nella discarica non fossero ancora lì.
Settembre 2008: La Giudice Fausta Como del Tribunale di Napoli è costretta a prendere atto della propria sopravvenuta incompetenza (a causa del nuovo decreto che trasferisce la giurisdizione al TAR) e pertanto non prende alcuna decisione in merito alla richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura della discarica proveniente dalla Avvocatura dello Stato per conto del sottosegretario Bertolaso. Nello stesso periodo l’ARPAC redige, su richiesta del sottosegretariato all’emergenza rifiuti, il Piano di caratterizzazione di Lo Uttaro. L’area presa in considerazione include la vecchia discarica Ecologica Meridionale, la discarica del Commissariato con essa confinante, il sito di trasferenza, il sito di stoccaggio, la discarica Lo Uttaro e la confinante Cava Mastroianni per una superficie complessiva di mq 202.000. Nonostante il sequestro penale e la relazione del CTU del Tribunale dicano esattamente il contrario, l’ARPAC continua a sostenere che la discarica è in regola e non è pericolosa per la salute.
Novembre 2008: Il giorno 11 presso la Direzione Generale per la qualità della vita del Ministero dell’ambiente si tiene la Conferenza di servizi decisoria per l’approvazione del Piano di caratterizzazione di Lo Uttaro. In quell’occasione il Direttore Generale Mascazzini mette a verbale che “l’area oggetto del piano di caratterizzazione …… non è in sicurezza e pertanto potrebbe essere causa di una diffusione della contaminazione verso potenziali bersagli ambientali sensibili” e che “è adiacente ad aree con destinazione agricola”. Per cui ritiene necessario che “il Commissario di Governo, il Comune, gli Enti Locali di controllo (ARPAC, Provincie e ASL)”provvedano con urgenza a controllare “lo stato qualitativo delle acque di falda” emunte dai pozzi “ad uso agricolo e/o potabile” e, “nel caso in cui fosse riconosciuta contaminazione delle acque di falda” ad emanare provvedimenti per vietarne l’utilizzo nonché procedano alle ”analisi sui campioni di prodotti agricoli coltivati nelle aree a ridosso delle discariche al fine di verificare l’eventuale trasferimento dell’inquinamento alla catena alimentare” e di conseguenza emettano un “divieto di coltivazione/commercializzazione, a fini alimentari, dei prodotti agricoli risultati contaminati”.
Febbraio 2009: Vengono rinviati a giudizio tutti e 25 gli indagati dell’inchiesta “Rompiballe”. Stralciate invece le posizioni del prefetto di Napoli Pansa e del sottosegretario Bertolaso che, nonostante il tentativo di mantenere segreta la notizia, è anch’egli indagato nella stessa inchiesta. Lo stralcio sarà causa di forti tensioni e spaccature tra i pubblici Mmnisteri Noviello e Sirleo, titolari dell’indagine e contrari allo stralcio, e il procuratore capo Giandomenico Lepore.
Settembre 2009: Nell’inchiesta Rompiballe la Procura della Repubblica di Napoli chiede l’archiviazione per le accuse più gravi che riguardano il sottosegretario Guido Bertolaso, il prefetto Alessandro Pansa e l’ex commissario Corrado Catenacci. Resta in piedi invece il rinvio a giudizio per Marta De Gennaro, all’epoca di Lo Uttaro vice di Bertolaso, indagata per le balle contententi rifiuti di ogni tipo che venivano rotte e portate in discarica, soprattutto a Lo Uttaro.
Novembre 2009: Il 13 novembre i mezzi d’informazione danno la notizia della conclusione delle indagini sulla realizzazione e gestione della discarica Lo Uttaro. Diciotto gli indagati, ma di alcuni di essi viene mantenuta riservata l’identità. Indagini partite dalla denunce dei cittadini che dimostrano che le preoccupazioni circa l’inquinamento del sito di Lo Uttaro erano e sono più che fondate. I magistrati napoletani definiscono quello di Lo Uttaro un “disastro ambientale” provocato da un “inquinamento irreversibile”.
Dicembre 2009: Il giorno 23 l’Assessore all’Ambiente delle Regione Campania Walter Ganapini, nel corso di una conferenza stampa, presente il Sindaco di Caserta Petteruti, annuncia l’intenzione di procedere alla bonifica della zona Lo Uttaro e contestualmente lancia l’allarme sul pericolo che l’inquinamento delle matrici ambientali di tale area costituisce per la salute della popolazione che vive nei dintorni. Ganapini finalmente parla dei segnali allarmanti, provenienti dai medici di base, sull’insorgenza, soprattutto tra i bimbi, di leucemie e tumori che potrebbero avere una causa scatenante nell’inquinamento delle falde acquifere del territorio, in particolare nel quartiere Acquaviva di Caserta.
Lo stesso Ganapini riferisce alla stampa circa la presenza di “percolato proveniente dai rifiuti” che “incrocia la falda acquifera che passa a una profondita’ di 27 metri per cui per almeno 3 metri, 75mila metri quadrati, ci sono dei rifiuti nell’acqua che traslano i loro componenti direttamente nella falda diretta verso il mare”. La confinante Cava Mastroianni, però, continua a far parte dell’elenco dei siti da attrezzare a discarica, previsti dal decreto 90/2008.
Nello stesso mese di dicembre il Tribunale di Napoli si dichiara incompetente a giudicare gli indagati nel processo Rompiballe. I fascicoli vengono spostati al Tribunale di Roma e tutto dovrà ricominciare d’accapo. L’impressione che si sia voluto affossare l’indagine è molto forte.
Gennaio 2010: Il Comitato Emergenza Rifiuti, preoccupato per la grave situazione in cui si trova la discarica Lo Uttaro e per il rischio concreto di inquinamento delle falde acquifere e di contaminazione della catena alimentare chiede formalmente ai sindaci dei quattro comuni interessati di emanare, in via precauzionale, delle ordinanze che vietino la coltivazione e l’allevamento del bestiame in un raggio di 2 chilometri dalla discarica. Risponderà solo il Comune di Maddaloni che rimetterà ogni decisione ad un mai convocato tavolo tecnico con le altre amministrazioni coinvolte.
Marzo 2010: Il giorno 25 viene firmato presso la Sala Giunta della Regione Campania il Protocollo d’intesa con il Comune di Caserta che prevede la bonifica e la riqualificazione ambientale dell’intera area in località Lo Uttaro, comprendente discarica, sito di stoccaggio (“panettone”) e sito di trasferenza da realizzare, in base al crono programma degli eventi, entro il 30 maggio 2011. Stanziati 30 milioni di Euro, ma sarà possibile ampliare la somma a disposizione fino a 60 milioni. Il Sindaco di Caserta parla di “avvio della fase esecutiva”, ma la discarica, mai messa neppure in sicurezza, continua a produrre percolato che trasuda, attraverso la parete di tufo, all’interno della confinante cava Mastroianni, come documenterà efficacemente un servizio del TG3 nazionale andato in onda nell’edizione serale di sabato 27. Il 30 marzo il Prof. Ortolani, geologo dell’Università di Napoli già autore della relazione sull’inidoneità della Cava Mastroianni ad ospitare un’altra discarica, pubblica un articolo sulla annunciata bonifica di Lo Uttaro nel quale, argomentando dell’impossibilità tecnica di procedere ad una vera bonifica dell’area secondo i criteri con cui è stata annunciata, avverte del rischio che la bonifica possa diventare l’ennesimo business per i soliti noti.
Aprile 2010: Il GIP del Tribunale di Napoli dissequestra per 60 giorni l’area di Lo Uttaro per consentire la rimozione dei rifiuti depositati nel sito di trasferenza e nel sito di stoccaggio (panettone). I mezzi di comunicazione danno ampio risalto alla notizia parlando impropriamente di bonifica della discarica. Ma, a fronte dei circa 300.000 mc di rifiuti stoccati nella discarica (e dei 6 milioni di mc complessivamente presenti nell’area), la rimozione (che è cosa diversa dalla bonifica) riguarda appena 18.000 tonnellate.
Nel frattempo la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, nell’ennesima indagine sugli sprechi dell’emergenza, scopre che a Lo Uttaro, nonostante la chiusura dovuta al sequestro del 2007, sono occupati quasi un centinaio di lavoratori di cui una parte sono dipendenti di una società di servizi di vigilanza cui nel 2007 era stato revocato l’appalto per carenze del servizio e che tuttavia aveva continuato ad operare. Per questo e per altri scandali, legati alle immotivate promozioni di una buona parte dei lavoratori del Consorzio, vengono indagate sette persone, tra cui il direttore generale del Consorzio, Antonio Scialdone.
A tutt’oggi, 20 aprile 2010, la discarica Lo Uttaro è in condizioni peggiori di quelle in cui si trovava al momento del sequestro: enormi quantità di percolato non captato affiorano nell’invaso, e la fermentazione della sostanza organica determina la produzione di gas che si liberano nell’aria, i teli di polietilene che contengono i rifiuti sono lacerati e il percolato si disperde nel terreno trasudando attraverso la parete di tufo. Tutto ciò determina una situazione di grave pericolo per la salute della popolazione a causa dell’inquinamento della falda acquifera e delle sostanze volatili che si liberano nell’aria. Ma, nonostante i ripetuti annunci di imminenti bonifiche, fino ad oggi non si è provveduto né alla messa in sicurezza né all’eliminazione della confinante cava Mastroianni dai dieci siti previsti dal decreto 90/2008 che il governo intende utilizzare come discariche.

la sentenza definitiva del Tribunale di Napoli con lo stop alla discarica
in formato PDF immagine ^

discariche e salute ^

Vedi anche it.wikipedia.org/wiki/Lo_Uttaro ^

3 Risposte to “LO UTTARO STORY”

  1. […] che molti considerano la piu’ pericolosa discarica illegale della Campania (Lo Uttaro), una lunghissima battaglia ha opposto la cittadinanza a Comune, Provincia, Regione e persino il […]

  2. […]  Ripercorriamo alcune tappe delle vicende della discarica di Lo Uttaro, tratte da Lo Uttaro story […]

  3. […] della ditta CasertaAmbiente, responsabile del ritiro dei rifiuti, sia a causa della discarica Lo Uttaro, sorgente nella cava Mastropietro, molto contestata e creata nel 2007 dal commissario di governo […]

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: