AMBIENTI

Blog di Resistenza Ambientale

LO UTTARO STORY

aggiornata a maggio 2008

Settembre 2005: La Regione Campania dichiara l’area Lo Uttaro “sito di interesse nazionale” da bonificare, visto il gravissimo stato di degrado ambientale dovuto alla presenza di tre discariche un sito di stoccaggio e uno di trasferenza di rifiuti per un totale di circa 6 milioni di mc di rifiuti.
Ottobre 2006: Il commissario di governo per l’emergenza rifiuti chiede per la Provincia di Caserta un sito idoneo da adibire a discarica per i rifiuti trattati e provenienti dal CDR di Santa Maria Capua Vetere. Il Prefetto di Caserta Elena Stasi costituisce un gruppo di lavoro che individua 6 cave ritenute idonee all’uso richiesto. Viene scelta (?) la cava Mastropietro in località appunto Lo Uttaro. Il 24 ottobre Aniello Mastropietro spara ai suoi nipoti, comproprietari della cava al 25%, ne uccide uno, ferisce l’altro.
Novembre 2006: Viene sottoscritto un Protocollo d’intesa tra commissario, presidente della Provincia e sindaco di Caserta che formalizza la scelta de Lo Uttaro (con previsione di futuri ampliamenti).
Dicembre 2006: Ê pubblicata, sulla G.U. 285 del 7/12/06, la Legge 290 che, di fatto, vieta al commissario di localizzare discariche in siti come Lo Uttaro.
Gennaio 2007: Il commissario Bertolaso, con ordinanza n° 3/2007, indica la cava Mastropietro come discarica, approva il progetto preliminare, ed in 7 giorni nomina una commissione di gara che bandisce, aggiudica ed affida alla ditta vincitrice i lavori, senza evidenza pubblica.
Marzo 2007: Si persevera su Lo Uttaro nonostante uno studio gratuito offerto, in febbraio, dal professor De Medici, dell’Università Federico II, dove venivano indicati diversi siti alternativi a Serre ed a Lo Uttaro e nonostante Berolaso dichiari, durante una audizione alla Camera dei Deputati, che in tutta la Regione ha individuato “solo 665 siti”. A lavori ultimati, lo stesso commissario approva il progetto definitivo con ordinanza n° 75: siamo al 16 Marzo. Il 29 marzo, lo stesso Bertolaso, durante un incontro pubblico con i cittadini casertani, non risponde a nessuno dei 17 quesiti posti dal dottor Giuseppe Messina sul sito, manifestamente abusivo.
Aprile 2007: Collaudo della discarica abusiva, a causa della dichiarazione dell’Arpac che attesta essere sussistenti “le condizioni essenziali richieste per il rispetto dell’ambiente”, mentre il TAR respinge la richiesta di sospensiva dell’Ordinanza Bertolaso, chiesta dall’avvocato Adinolfi in nome e per conto di alcuni cittadini oppressi dai miasmi provenienti da Lo Uttaro. Il Comitato emergenza rifiuti, considerato che diverse marce guidate dai Parroci di San Nicola e la stessa manifestazione del 31 Marzo con in testa il Vescovo di Caserta Nogaro, non ottengono alcun risultato, decide di presidiare il sito con turnazione anche notturna.
Il 24 aprile la Polizia sgombera il sito, dopo che lo stesso commissario aveva militarizzato l’area.
Maggio 2007: si susseguono iniziative e prese di posizione del Comitato e dei cittadini esasperati dal tanfo. Il 13 Maggio grande manifestazione con circa 3000 persone, che viene quasi ignorata dalla Stampa che conta. Il 16 maggio il Comitato offre una proposta operativa per avviare un ciclo dei rifiuti a livello Provinciale mai iniziato. Il 19, il 21 ed il 26 Maggio si alternano nell’ordine Manifestazione Nazionale a Napoli con 10.000 persone, ispezioni del Comitato dei Garanti e denunce alle autorità di polizia per evidenziare le reiterate irregolarità nella gestione del sito Lo Uttaro.
Il 29 Maggio, il Comitato scrive al Presidente della Repubblica perché stimoli la Magistratura sammaritana a valutare rapidamente la fondatezza dei diversi esposti-denuncia già presentati. Nessuna risposta.
Giugno 2007:
In occasione della festività della Repubblica il Comitato Emergenza Rifiuti interviene durante le celebrazioni ricordando alle autorità firmatarie del Protocollo la necessità del rispetto della “legalità”. Il 9 giugno ennesima manifestazione pubblica alla presenza del Vescovo di Caserta con corteo diretto alla discarica. I manifestanti vengono bloccati davanti al sito da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa che gli impediranno di sfilare dinnanzi alla discarica. Nel frattempo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti fa tappa a Caserta ma decide di non ascoltare il Comitato. Entro il 23 giugno sarebbe dovuta iniziare, in base al Protocollo d’Intesa, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza, ma gli impegni non vengono rispettati.
Luglio 2007: Il sindaco di San Nicola la Strada Angelo Pascariello, insieme ai colleghi di San Marco Evangelista e Maddaloni entra a far parte, come Presidente, del Comitato dei Garanti. Il 6 luglio il Comitato Emergenza Rifiuti organizza una fiaccolata di protesta che attraversa il centro della città. Il 7 luglio Guido Bertolaso si dimette dall’incarico di commissario straordinario. Tre giorni dopo, nel corso dell’udienza ex art. 700 c.p.c. svoltasi di fronte al Tribunale di Napoli, il consorzio ACSA, che gestisce il sito, deposita alcune analisi a campione effettuate dalla società Chelab di Treviso incaricata di fare i controlli nella discarica dalla stessa ACSA. La relazione afferma che a Lo Uttaro, discarica autorizzata allo smaltimento di rifiuti non pericolosi, si stanno smaltendo rifiuti pericolosi che non possono essere smaltiti neppure in discariche per rifiuti speciali se non previamente trattati.
Agosto 2007: Nel pieno della puzza da discarica il giudice monocratico Como del Tribunale civile di Napoli accoglie il ricorso dei cittadini casertani e, con un’ordinanza del 3 agosto 2007, decide per la chiusura della discarica giudicandola una “scelta frettolosa a discapito della salute delle persone”. L’ordinanza conferma che a Lo Uttaro “vi è presenza di sostanze altamente pericolose che superano i limiti massimi consentiti” e che “tutta la falda monitorata è inquinata”. Incredibilmente due giorni dopo il commissario straordinario riesce ad ottenere dal Tribunale la sospensione dell’ordinanza, in attesa della discussione del ricorso presentato contro tale decisione, paventando “il rischio igienico e sanitario che si sarebbe generato dalla impossibilità di reperire subito un altro sito per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti”, visto che quello di Lo Uttaro rappresenta l’unico sito per lo smaltimento di tutta la Campania. Il ferragosto dei casertani passa con le finestre chiuse per non respirare la vomitevole puzza de Lo Uttaro. Il 22 agosto, durante la prima udienza del ricorso Commissariale contro l’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, il giudice decide di prendere tempo e nominare un consulente tecnico d’ufficio (CTU) per la verifica della pericolosità della discarica. Nel frattempo il sindaco di San Nicola si dimette dall’incarico di Presidente del Comitato dei Garanti senza aver prodotto alcuna attività.
Settembre 2007: Il 5 settembre il CTU assume l’incarico e gli vengono assegnati 40 giorni di tempo per redigere la relazione. Nel frattempo la discarica è quasi colma. Il Comitato Emergenza Rifiuti organizza assemblee nei quattro comuni della conurbazione ottenendo una partecipazione di pubblico sempre più consistente, anche a causa del persistenze puzzo. Inizia, con molta lentezza, la rimozione dei rifiuti dal sito di trasferenza. Parte intanto anche l’azione di risarcimento danni a favore dei cittadini costretti a subire la presenza della discarica e a vedere comunque in strada i cumuli di spazzatura. Il 29 settembre grande manifestazione popolare per chiedere un nuovo ciclo di gestione dei rifiuti, la chiusura della discarica Lo Uttaro e la bonifica del territorio.

Ottobre 2007: Il giorno 15 il Consulente tecnico, prof. De Rosa, deposita la relazione richiestagli dal Tribunale di Napoli. E’ un ‘ulteriore conferma della pericolosità della discarica. Vi si legge che l’abbanco di ulteriori quantità di rifiuto nell’invaso, risulta aggravare il già elevato grado di rischio di impatto cui sono soggette tutte le componenti ambientali, compresa la salute pubblica, dell’ambito territoriale limitrofo”. E ancora: “Sulla base di quanto riportato si evince che la scelta del sito Lo Uttaro per la localizzazione della discarica per rifiuti solidi, oltre a contravvenire ad indicazioni normative e di merito espresse in più parti, non risulta rispondere ai criteri in base ai quali tale scelta è stata giustificata”. Il giorno 17 il sindaco di Caserta Petteruti, in un intervista al quotidiano Repubblica, dichiara che il protocollo d’Intesa “fu un buon contratto” ma allo stesso tempo, in evidente contraddizione, che non avrebbe tollerato alcun ampliamento della discarica e che avrebbe valutato azioni legali per i danni subiti dalla città. Il 19 ottobre il Comitato Emergenza Rifiuti notifica al sindaco di Caserta, al presidente della Provincia e ai sindaci, assessori e consiglieri dei comuni confinanti la relazione del CTU chiedendo la chiusura immediata della discarica. Il 22 ottobre il commissario Pansa presenta il Piano Regionale Rifiuti della Regione Campania. Il 26 ottobre era fissata l’udienza , presso il Tribunale , per la decisione sul ricorso ex art. 700 c.p.c. poi irnviata al 7 novembre. A distanza di un anno dall’apertura di Lo Uttaro le soluzioni strutturali alternative ancora non ci sono.
Novembre 2007: Il commissario Pansa parla in un’intervista del “Paradosso Caserta”. La città che ospita la discarica illegale e pericolosa è anche quella più interessata dalla presenza di cumuli di rifiuti in strada. Il 6 novembre, durante l’ennesimo consiglio comunale sull’argomento rifiuti, i cittadini vengono a conoscenza dell’ordinanza con la quale il sindaco di Caserta dispone precauzionalmente la chiusura della discarica Lo Uttaro. La decisione viene giustificata in base alle risultanze della relazione di CTU riguardo alla quale sindaco dichiara, non conformemente al vero, che gli stata notificata solo quel giorno. Il 7 novembre si svolge l’udienza per il ricorso ex art. 700 cpc che chiede la chiusura della discarica per danno alla salute, ma il collegio del Tribunale rimanda la decisione di altri dieci giorni. Il 9 novembre il Comitato dei garanti effettua un sopralluogo nel sito di trasferenza di Lo Uttaro accertando che, a distanza di un mese dall’inizio delle operazioni di rimozione, sono state tritovagliate solo 7000 tonnellate di rifiuti che giacciono per buona parte ancora nell’area del sito, a dispetto delle tanto sbandierate bonifiche. Il giorno 10 il commissario di governo, su pressione dei sindaci di alcuni comuni della provincia, utilizzando i poteri straordinari, apre lo scontro istituzionale decidendo, in aperto contrasto con l’ordinanza di chiusura del sindaco di Caserta, di riaprire la discarica ormai quasi colma. Giustifica la sua scelta con la necessità di evitare l’intasamento del CDR di Santa Maria Capua Vetere. A pochi giorni dall’esaurimento della capacità della discarica, però, non ci sono ancora alternative valide per lo smaltimento dei rifiuti. Il 20 Novembre, in contemporanea, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dott. Piccirillo e il Tribunale Civile di Napoli dispongono la definitiva chiusura della discarica. Il provvedimento di sequestro penale viene eseguito dai Carabinieri del NOE che provvedono anche a notificare ben 12 avvisi di garanzia per vari reati, tra cui disastro ambientale, a carico di dirigenti e tecnici che hanno responsabilità nella decisione di aprire la discarica nonchè nella sua gestione. La conferma dell’ordinanza di chiusura emessa nel mese di luglio dal  Giudice del Tribunale civile di Napoli Fausta Como, invece, si fonda sulle risultanze della relazione del CTU Prof. De Rosa confermando appieno le preoccupazioni della popolazione circa la pericolosità del sito.
Proprio il 20 novembre il commissario delegato Pansa è a Bruxelless a spiegare alla Commissone Europea che da noi è tutto in regola. L’amministrazione provinciale di Caserta, in oltre un anno che ha avuto a disposizione, non ha ancora elaborato il piano rifiuti che avrebbe potuto fornire velocemente un’alternativa alla discarica a Lo Uttaro.
Gennaio 2008: A distanza di un anno dall’ordinanza che disponeva l’inizio dei lavori a Lo Uttaro la città di Caserta e quelle con essa confinanti sono sommerse da migliaia di tonnellate di rifiuti che non vengono raccolti dalla prima metà di dicembre. Il 9 gennaio il sindaco di Caserta Petteruti, tra i responsabili di questo disastro, emana un’ordinanza che autorizza lo stoccaggio dei riifuti cittadini in un capannone dismesso di un’azienda nell’area ex UCAR a ridosso di Lo Uttaro.
Febbraio 2008: Il 7 febbraio, su richiesta del commissario straordinario Gianni De Gennaro, il PM del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere Guarriello dispone il dissequestro temporaneo per 30 giorni della discarica allo scopo di consentire i rilievi necessari ad accertare la possibilità di un suo ulteriore utilizzo. Il giorno dopo il CTU nominato dal Procuratore consegna una relazione che ribadisce nelle linee essenziali la preoccupazione sull’inadeguatezza e pericolosità del sito. Il 12 febbraio il commissario De Gennaro, a seguito delle risultanze dei rilievi effetuati dal Genio militare sulle vecchie discariche di Ariano Irpino, Montesarchio, Villaricca e Lo Uttaro,  dichiara, in conferenza stampa, che non intende più utilizzarle e sottolinea per la prima volta le ragioni delle popolazioni che protestavano. In particolare definisce Lo Uttaro  un “pozzo di veleni” e afferma di aver trasmesso alla Procura della Repubblica gli esiti delle indagini effettuate che dimostrerebbero la falsità della documentazione fornitagli dal Commissariato e dall’ARPAC circa la idoneità dei siti ad ospitare ulteriori sversamenti di rifiuti. Il 18 dello stesso mese, però, l’ex commissario Bertolaso scrive all’Avvocatura dello Stato di Napoli per chiedere che il Tribunale civile di Napoli disponga la revoca dell’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro sulla base di una sentenza della Cassazione del dicembre 2007 che, su un caso analogo, attribuisce la competenza al TAR anzichè al giudice civile. Il 22 febbraio, in diretta televisiva alla trasmissione Anno Zero su Raidue,  il presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti Roberto Barbieri parlando di Lo Uttaro la definisce una “bomba chimica”.
Marzo 2008: il 6 marzo l’Avvocatura dello Stato di Napoli deposita la richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura di Lo Uttaro, ma la cittadinanza lo saprà solo un mese e mezzo dopo.
Maggio 2008: Il 5 maggio si tiene l’udienza sulla richiesta di revoca dell’ordinanza di chiusura ma l’Avvocatura dello Stato chiede il rinvio al 16 giugno. Si costitusice, a favore della revoca, anche il Consorzio ACSA CE3, che ha gestito la discarica,  mentre contro la riapertura, dopo oltre un anno di immobilismo, decide finalmente di agire in sede giudiziaria anche il Comune di San Nicola la Strada.

la sentenza definitiva del Tribunale di Napoli con lo stop alla discarica
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