A Caserta non ci ha fatto piacere leggere ieri su Il Sole 24 ore che il sindaco Nicodemo Petteruti è, tra i sindaci dei capoluoghi di provincia italiani, il meno amato dai suoi cittadini e tra quelli che hanno maggiormente perso il consenso di chi li ha votati. Secondo i risultati di un sondaggio realizzato per il quotidiano da IPR Marketing ^ che colloca Petteruti in centodecima posizione, l’ultima.
Certo non ci siamo sorpresi. Per i problemi dell’ambiente, in particolare per quello dei rifiuti, uno dei peggiori che ha avuto la città da quando Petteruti è sindaco, glielo abbiamo detto in ogni modo che stava sbagliando tutto. Ma lui, con crescente arroganza, come rivolgendosi a suoi sempre più immaginari fan’s club ^ , ha persino dichiarato che avrebbe spazzato via i “rifiuti morali” rappresentati dai cittadini che si permettevano di criticarlo.
Non ci ha fatto piacere leggere i risultati del sondaggio perché esso mostra in modo ancora più evidente che a Caserta siamo ormai fuori da ogni logica di ragionevole amministrazione politica. Sappiamo che è inutile aspettarsi da Petteruti un sussulto di senso della decenza che dovrebbe indurlo a vere dimissioni, non simulate come quelle che ha finto di dare qualche volta. Ma gli altri che, tra varie peripezie, hanno contribuito a tenere insieme la sua giunta, possibile che siano tutti ineluttabilmente soggiogati dal fetente incantesimo che è stato l’amministrazione Petteruti? Un’amministrazione non solo pessima in generale, ma spudoratamente ingannevole nei confronti della maggioranza di elettori che l’aveva scelta per un desiderio di riscatto in cui era essenziale la questione dell’ambiente.
Con quali altri affari in pentola riesce a tenere gli altri legati questo sindaco? Perché non si dimettono tutti e non lo lasciano solo con le sue fisime? Se restano complici di questo disastro evidente, con che facce e con che speranze si presenteranno - loro e i movimenti politici a cui appartengono – a una prossima competizione elettorale? O contano sulla possibilità che a Caserta i voti si riescano a ottenere con metodi molto diversi dalla ricerca del consenso per una buona amministrazione a vantaggio della generalità dei cittadini?
UN SINDACO DA SMALTIRE
Pubblicato da ambienti su gennaio 12, 2010
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LA BATTAGLIA DEI SINDACI
Pubblicato da ambienti su gennaio 12, 2010
I sindaci dei comuni della Campania riuniti questa mattina nella Sala delle armi del Maschio Angioino continuano a contestare il decreto legge 195 ^ che prescrive per la Campania il passaggio alle province della gestione dei rifiuti e della corrispondente riscossione della Tarsu o Tia. I sindaci hanno chiesto un incontro con tutti i parlamentari della regione.
I cittadini che hanno seguito la vicenda sono sempre più preoccupati. Molti sindaci nel corso della lunga emergenza rifiuti hanno dato pessime prove, ma il decreto governativo non lascia intravedere vie già concrete per una gestione alternativa efficiente. Altro che fine dell’emergenza. E minaccia salassi economici per tutti i residenti nella regione, per coprire le spese smisurate di cui è almeno corresponsabile la gestione commissariale governativa durata 15 anni.
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IL SOTTOSEGRETARIO INVISIBILE
Pubblicato da ambienti su gennaio 8, 2010
Il sottosegretario Guido Bertolaso oggi è scomparso. In contrasto con il suo solito presenzialismo, stamattina non si è presentato all’appuntamento con i sindaci campani a Napoli per discutere del decreto-legge 195 ^ da lui fortemente ispirato. A ricevere i sindaci a palazzo Salerno c’erano il generale Mario Morelli e i consulenti giuridici del Commissariato ai rifiuti che, secondo il decreto-legge, dovrebbe passare le consegne a Regione e Province per la gestione post-emergenza.
I sindaci hanno sottolineato le incongruenze evidenti del decreto e i problemi gravi che il tentativo di applicarne le norme potrà creare. Ne riparleranno riuniti tutti in assemblea al Maschio Angioino di Napoli lunedì prossimo 11 gennaio.
La riunione di con i sindaci stamattina era stata indetta anche per sondare gli umori e diffondere inviti alla calma. In quanto a questo è stata un fiasco. I sindaci sono più che mai bellicosi. E i prevedibili effetti sui cittadini di questa “fine dell’emergenza” sono – come abbiamo spiegato altrove ^ – molto preoccupanti.
Affiora un problema politico serio. Si può permettere questo governo di fare un clamoroso flop sulla fine dell’emergenza rifiuti mettendosi contemporaneamente contro gli amministratori locali – di ogni colore politico – e tutti i cittadini potenziali elettori?
Dopo le prime reazioni al decreto-legge 195 , in alcuni rappresentanti della maggioranza governativa – edotti sulla questione da amministratori locali della loro parte politica – stanno finalmente diventando consistenti i dubbi sulla competenza di Bertolaso. Qualcuno ha cominciato a chiedersi: «Ma i consulenti giuridici non si potevano consultare prima di avviare questo casino?». Ciò spiega probabilmente l’assenza di stamattina.
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UN DECRETO O UNA BARZELLETTA?
Pubblicato da ambienti su gennaio 8, 2010
L’IMMEDIATA GESTIONE PROVINCIALE DEI RIFIUTI
E I SUOI EFFETTI SULLE TASCHE DEI CITTADINI.
DAL COMER DI CASERTA ECCO UN COMMENTO
ALLE STRANE TROVATE DEL DECRETO-LEGGE 195.
CI SAREBBE DA RIDERE SE LE NUOVE NORME
NON MINACCIASSERO ALTRI GUAI IN CAMPANIA.
Il commento evidenzia gli aspetti più incongrui e allarmanti del recente decreto-legge, in particolare riguardo alla gestione della Tarsu. L’autore è Francesco Silvestre del Comitato Emergenza Rifiuti di Caserta.
Nel decreto legge 195 del 30 dicembre 2009 ^, pubblicato nello stesso giorno sulla Gazzetta Ufficiale, si sancisce la “fine” dell’emergenza ed il ritorno alla gestione ordinaria da parte delle articolazioni territoriali del servizio di gestione integrata del ciclo dei rifiuti. Non si vuole qui entrare nel merito dell’origine della crisi dei rifiuti, e dell’attuale situazione insoddisfacente nella Regione Campania, che, al di là di poche realtà virtuose, è ancora agli ultimi posti in Italia nelle percentuali di raccolta differenziata. Ma appare evidente che nessuno può veramente credere alla decretata fine dell’emergenza, che probabilmente nasconde, e neanche tanto bene, lo scopo di santificare la coppia Berlusconi-Bertolaso come le “divinità” in grado di superare i ritardi e le colpe degli amministratori locali, che pure ne hanno avute parecchie. Va ricordato che tutte le responsabilità sono ben condivise con la struttura commissariale, che in sedici anni non è stata in grado di dare una svolta all’intero sistema della produzione e dello smaltimento dei rifiuti, e con la legislazione nazionale, che ha dato contributi per incenerire i rifiuti senza badare alla necessità di diminuire la produzione dei rifiuti stessi.
Il decreto 195 prevede importanti novità per la gestione dei rifiuti e probabilmente per le tasche dei cittadini. Infatti con l’affidamento alle Province, o meglio ai presidenti delle Province, di ogni funzione e compito del servizio di gestione integrata dei rifiuti (art. 11 comma 1) viene rivoluzionato l’intero sistema delle autonomie locali, viene eliminata la capacità impositiva dei Comuni e vengono abrogati i poteri ordinatori dei sindaci in materia. Tutto quello che prima era attribuito ai sindaci, alle giunte comunali ed ai consigli comunali di tutte le province della Campania ora viene affidato direttamente nelle mani del presidente della Provincia. Come altre bizzarrie della recente legiferazione sui rifiuti campani, anche questo spostamento di poteri è effetto di una “deroga” alla legislazione vigente, in questo caso agli articoli 42,48 e 50 del T.U. 267/2000, che affidavano agli organi del Comune il potere di intervenire sia per la gestione ordinaria del servizio sia per eventi straordinari verificatisi nel proprio territorio.
Ciò significa, tanto per fare un esempio, che se si verifica un’emergenza o una anomalia nel servizio di igiene non interviene più il sindaco ma deve intervenire il presidente della Provincia, con tutte le conseguenze del caso, a cominciare da un prevedibile allungamento dei tempi di intervento. Fra le altre novità è prescritta la creazione delle “società provinciali” per il servizio rifiuti. Tali società, potrebbero anche essere a totale partecipazione pubblica, in base alla legge regionale n. 4/2007 come modificata dalla legge regionale 4/2008. Ciò a dispetto della conclamata privatizzazione dei servizi pubblici che all’art. 15 del D.L. 135/09 prevede invece l’impossibilità della gestione del servizio idrico e dei rifiuti da parte di soggetti totalmente pubblici, anzi prevede un limite di partecipazione del “pubblico” nelle società gestionali. Dunque una prima essenziale contraddizione emergerà dall’obbligo di rispettare la legge regionale, competente in materia, e di contemperarla con la legge nazionale, in contrasto con la legge regionale. Ci sarebbe da ridere se tutto questo non minacciasse di complicare ulteriormente la soluzione del problema rifiuti. Leggi il seguito di questo post »
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RIFIUTI A MEZZOGIORNO
Pubblicato da ambienti su gennaio 8, 2010
OGGI I SINDACI CAMPANI INCONTRANO BERTOLASO
I sindaci campani minacciano una rivolta contro il decreto-legge 195 sulla fine dell’emergenza rifiuti. Il sottosegretario Bertolaso li convoca per discuterne: l’incontro è previsto per oggi, venerdì 8 gennaio, alle 12 a Napoli, a Palazzo Salerno in piazza Plebiscito. A Bertolaso sarà sottoposto un documento articolato in 3 punti principali: le competenze per la Tarsu (imposta sui rifiuti solidi urbani), che il ora il decreto assegna alle province, la costituzione delle società provinciali, la questione dei debiti contratti dai Comuni.
Al prossimo post Ambienti propone un commento al decreto-legge.
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DOVE VAI SE LA TARSU NON CE L’HAI?
Pubblicato da ambienti su gennaio 3, 2010
L’ennesima fine dell’emergenza rifiuti non è ancora ben chiaro tutto quel che ci porterà e già vediamo moltiplicarsi i pasticci. Togliere la gestione della TARSU ai comuni per raggiungere efficienza? Niente di male, dal punto di vista del cittadino, se ci fosse un affidabile sistema alternativo per la gestione. Ma a Caserta, per esempio, la Provincia che dovrebbe subentrare ha dato variamente prova, nel corso di molti anni, di completa inefficienza sul fronte dei rifiuti (non solo). E chi e come verserà i corrispettivi per i contratti con le imprese a cui è stata affidata la rimozione dei rifiuti urbani? Intorno al Decreto-legge 195 ^ , stilato per segnare la fine dell’emergenza, crescono le preoccupazioni e si annunciano conflitti istituzionali.
il testo integrale del Decreto-legge 195 in formato PDF stampabile ^
Così Il Mattino.it annuncia che i sindaci sono sul piede di guerra
Rifiuti, con la chiusura dell’emergenza
i Comuni perdono la Tarsu per decreto
La norma governativa assegna la riscossione della tassa alle Province. La protesta dei sindaci: è anticostituzionale
di Adolfo Pappalardo
NAPOLI (3 gennaio) – La sorpresa si materializza in 5 commi di un articolo (l’11) del decreto legge che chiude l’emergenza in Campania: la Tarsu, la tassa di scopo sui rifiuti, verrà riscossa e, soprattutto, gestita non più dai Comuni ma dalle Province a cui tocca la gestione dell’immondizia.
Sorpresa. Rabbia dei primi cittadini che annunciano ricorsi se il testo non verrà modificato nella sua conversione in legge: «Senza quest’entrata in bilancio, se non vengono modificati i parametri sforeremo tutti i patti di stabilità. Si tratta di una norma anticostituzionale», dicono allarmati mentre studiano come fare pressing sul governo per le modifiche o, in alternativa, si materializzeranno i ricorsi. Da una parte i primi cittadini, dall’altra i presidenti che avranno ora poteri enormi. Compreso quello di nominare, così prevede sempre il decreto, un commissario liquidatore per riscuotere i debiti contratti in questi anni dai comuni nei confronti della struttura commissariale per lo smaltimento dell’immondizia. Cifre da capogiro: solo Napoli deve 130 milioni.
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AUGURI
Pubblicato da ambienti su gennaio 1, 2010

BUON 2010
Quest’anno cerchiamo di salvare la tigre.
E possibilmente non solo la tigre.
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VIGILARE SULLA BONIFICA A LO UTTARO
Pubblicato da ambienti su dicembre 28, 2009
Per la discarica a Caserta l’assessore regionale Ganapini e il sindaco PetterutiE’ il caso di ricordare che già nel 2005, infatti, la Regione Campania aveva inserito la discarica Lo Uttaro nel piano regionale di bonifica come sito di interesse nazionale. Ma allora non se ne fece nulla. Anzi, nonostante fosse stato informato dettagliatamente della gravità della situazione dai comitati civici, nel 2007 il Commissario Guido Bertolaso, d’intesa con il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis e il sindaco del capoluogo Nicodemo Petteruti ^, decise di realizzare proprio lì una nuova discarica. Quella stessa discarica chiusa dalla magistratura 7 mesi dopo per “disastro ambientale” ^dovuto ad “inquinamento irreversibile”. Quella stessa discarica che il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, il senatore Robero Barbieri aveva definito, nel corso di una puntata della trasmissione AnnoZero, un “bomba chimica” ^.
Ci aspettiamo che la magistratura faccia piena luce sulle responsabilità di chi ha avvelenato il territorio e di chi glielo ha consentito, sia con riferimento alla vecchia discarica privata Ecologica Meridionale, sia con riferimento alla discarica Lo Uttaro, voluta dal Commissariato e gestita dal Consorzio ACSA CE3. Per questo motivo il ComER si costituirà parte civile nel processo che dovrebbe iniziare nei prossimi mesi presso il Tribunale di Napoli.
Oggi Lo Uttaro necessita innanzitutto di una messa in sicurezza d’urgenza che preveda l’aspirazione del percolato, presente per migliaia di tonnellate nell’invaso, e ne impedisca l’ulteriore formazione e dispersione nella falda sottostante. Poi ci auguriamo possa arrivare finalmente la bonifica che è operazione assai complessa e delicata.
Ci preoccupa, però, che sia l’ARPAC a doversi occupare della caratterizzazione di Lo Uttaro. Quella stessa ARPAC che nel 2007 aveva ritenuto sussistenti le condizioni ambientali necessarie per la realizzazione della nuova discarica nonostante lo scempio già realizzato con l’Ecologica Merdionale. Quella stessa ARPAC che, dopo il sequestro penale della discarica, ancora negava la gravità della situazione nell’elaborare il piano di caratterizzazione del sito. Come ci preoccupa che ad occuparsi del progetto esecutivo sia l’ASTIR, il carrozzone regionale una volta denominato RECAM, lo stesso che era stato incaricato della mai avvenuta bonifica dei Regi Lagni.
Per questi motivi manterremo gli occhi aperti, affinché questa volta la bonifica si faccia davvero. A tal proposito chiederemo all’assessore Walter Ganapini di consentire ai tecnici che indicammo nel 2007 alla struttura commissariale come componenti del comitato dei garanti della discarica, e che hanno avuto un ruolo decisivo nel consentirci di denunciare l’illecita gestione dell’impianto ^, poi provata dalla magistratura, di poter vigilare sulla corretta esecuzione delle attività di caratterizzazione, di messa in sicurezza e di bonifica dell’intera area.
Già nei primi mesi del 2007 avevamo lanciato l’allarme, anche sulla base di uno studio dell’Organizzazione mondiale della Sanità commissionato proprio dalla protezione civile, sui rischi per la salute delle opolazione che vive nei dintorni de Lo Utttaro. Oggi le nostre preoccupazioni vengono raccolte dall’assessore Ganapini, che parla di segnali allarmanti, provenienti dai medici di base, dell’insorgenza, soprattutto tra i bimbi, di leucemie e tumori che potrebbero avere una causa scatenante nell’inquinamento delle falde acquifere del territorio, in particolare nel quartiere Acquaviva di Caserta. È però necessario, a questo punto, che gli enti competenti (Ministero della Salute, Regione Campania e Aziende Sanitarie Locali) si facciano carico una buona volta di impostare studi scientifici epidemiologici che ci mettano nelle condizioni di monitorare dal punto di vista sanitario la popolazione in queste zone, con particolare riferimento alle malattie tumorali e alle malformazioni congenite per le quali è dimostrato un nesso di causalità con l’inquinamento del territorio.
È paradossale che nonostante tutte le denunzie, e nonostante il sequestro preventivo della magistratura, proprio nello stesso sito il governo con il decreto legge 90/2008, poi legge 123/2008 ^ , abbia pianificato una nuova discarica (la famigerata cava Mastroianni, in “località Torrione”), e che ora, dopo tutte le incriminazioni e gli stessi annunci di bonifica, a nessuno sia venuto in mente di stralciare quella cava tra le discariche da aprire. Ed è ancora più paradossale che il sindaco di Caserta – lo stesso che quella discarica ha fortemente voluto nel 2007 – sia oggi al fianco di Ganapini per annunciare la bonifica dell’area mentre la sua amministrazione ha intenzione di localizzare proprio in quella zona, appena fuori dell’area da bonificare, nell’ex macello della città di Caserta (costato più di 6 milioni di euro e mai utilizzato a causa della presenza dei rifiuti) un impianto di digestione anaerobica per la cui realizzazione ha chiesto un finanziamento proprio alla Regione Campania.
Sarebbe un grave errore se l’assessore Ganapini avallasse tali scelte inserendo l’impianto di digestione anaerobica nell’area Lo Uttaro tra quelli finanziabili. Come a suo tempo la discarica non è servita a risolvere l’emergenza, ma solo ad aggravare la devastazione ambientale di un’area già fortemente compromessa, con prevedibili conseguenze sulla salute di migliaia di persone che abitano nei dintorni, così quell’impianto non servirà a risolvere i problemi della gestione dei rifiuti della conurbazione casertana ma impedirà ancora una volta la bonifica dell’area de Lo Uttaro.
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ZERO IN RIFIUTI
Pubblicato da ambienti su settembre 13, 2009
L’EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA E LE POSSIBILI SOLUZIONI IN 8 MINUTI
a cura del Co.Re.Ri. e con la voce di Patrizio Rispo
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L’IMPRONTA ECOLOGICA
Pubblicato da ambienti su giugno 15, 2009
A Caserta martedì 16 giugno, alle 17.30 nella libreria Pacifico di piazza Vanvitelli a Caserta, ci sarà un incontro con Giuseppe Messina per la presentazione del suo libro
Indicatori per una pianificazione territoriale ecosostenibile
Il Caso Campania
La scuola di Pitagora editrice, 7 euro
Introduce: Prof. Nicola Capone, responsabile collana editorale “I Quaderni” promossa dalla Società di studi politici ed economici
Presenta: Arch. Raffaele Cutillo – Docente di Estetica c/o la Facoltà di Architettura “Luigi Vanvitelli” SUN, Aversa
Come ci si deve approcciare alla pianificazione territoriale? Nel ricercare una corretta risposta ad una questione cruciale per la salvaguardia e la valorizzazione del territorio in cui si vive, l’autore ci propone un indicatore aggregato – l’impronta ecologica – e altri tre indicatori: la sostenibilità, la desertificazione e l’energia. Su questi indicatori Messina articola la sua analisi, avanza proposte, presenta esempi su come si dovrebbe pianificare. Prospetta, inoltre, un “Manifesto per il recupero della frazione organica dei rifiuti” e presenta il “Metodo Dialogico” quale strumento utile, specie per la pubblica amministrazione, per coinvolgere nelle scelte che riguardano la localizzazione di impianti con un sensibile impatto ambientale tutti i soggetti interessati, al fine di giungere alla scelta più giusta e quanto più condivisa.
Giuseppe Messina ^ , agronomo, lavora al Ministero dello Sviluppo Economico, è un esperto ambientalista, fondatore di Legambiente Campania e membro del Comitato scientifico di Legambiente. Da anni è impegnato per la difesa del territorio, del paesaggio agrario e delle produzioni tipiche. Esperto in pianificazione ambientale, si è occupato del Piano rifiuti in provincia di Caserta, del Piano Regionale Attività Estrattive in Campania e del Piano di recupero delle aree di cava abbandonate abusive e dismesse in provincia di Caserta.
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PUNTI DI VISTA
Pubblicato da ambienti su giugno 5, 2009
Di monnezza in strada a Caserta quanta ce n’è? Non ce n’è? E dove finisce o non finisce? Il Comune è la Saba hanno raggiunto davvero il 51% per cento di raccolta differenziata, come ha strombazzato il Comune, in modo da rendere il territorio meno inquinato e la Tarsu più leggera o meno pesante di come potrebbe prossimamente diventare?
Sembra che la risposta a queste domande sia questione di punti di vista. Dal punto di vista del Comune, ovvero del sindaco Nicodemo Petteruti e dell’assessore addetto Luigi Del Rosso, tutto va a meraviglia. Dal punto di vista dei cittadini, come stanno le cose lo ha raccontato ieri anche un articolo – che di seguito riportiamo – del giornale on line interno18.it ^ .
Caserta, torna lo spettro dei rifiuti
Un mese fa il dato ufficiale sul 51% di differenziata, oggi tra via De Nicola e via Fabricat si avvistano nuove mini discariche a cielo aperto
04/06/2009 - Carlo jr. Desgro

Un’immagine di via Enrico De Nicola (foto interno18.it)
Caserta – Lo spettro dell’emergenza rifiuti torna ad aleggiare su Caserta. Critica la situazione che si registra da qualche giorno nell’area adiacente via Enrico De Nicola. Desolante lo spettacolo che si offre a chi transiti lungo quella strada, costeggiando il campo di calcetto sul lato sinistro della Chiesa Ss. Nome di Maria: buste di plastica abbandonate sul marciapiede da cui fuoriescono rifiuti di ogni genere, cassette di legno, pezzi di elettrodomestici in mezzo a stracci e vecchi indumenti ai piedi di un contenitore del tessile e del vetro.
Interpellati telefonicamente, i responsabili della sede centrale napoletana della SA.BA, l’azienda preposta al servizio di raccolta differenziata in città, hanno affermato che interverranno al più presto, sta di fatto che per adesso i rifiuti continuano ad accumularsi ora dopo ora e il risultato è che sembra di essere tornati indietro nel tempo, all’emergenza di due anni fa con le strade di Caserta sommerse dalla spazzatura.
Una situazione analoga si registra infatti a poche centinaia di metri da via De Nicola: in via Fabricat, nei pressi dell’incrocio in cui è localizzato l’ufficio postale di zona, si sta creando da qualche giorno un’ulteriore discarica a cielo aperto, con rifiuti di diversa natura accumulati disordinatamente vicino ad altri raccoglitori di tessile e vetro.
Solo un mese fa la comunicazione di ‘dati ufficiali’ sulla differenziata da parte del Comune di Caserta con cui si gridava al successo della percentuale del “51%” di differenziata realizzata in città. La settimana scorsa, poi, l’annuncio, sempre da parte dall’assessorato all’ecologia del Comune di Caserta, che sarebbero stati intensificati controlli e sanzioni per i trasgressori degli obblighi in tema di raccolta differenziata.
Ma ora, invece, più pragmaticamente ecco parlare i fatti: e i cumuli di rifiuti riversati lungo i marciapiedi e abbandonati ormai da giorni parlano da soli.
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SMALTIMENTO AL TOP
Pubblicato da ambienti su giugno 3, 2009
La notizia è di stamattina e si trova già in tutta la rete. Per una panoramica e per aggiornamenti si può consultare Lo Uttaro Google News ^ . Riportiamo qui dal Corriere della Sera on line ^ un articolo che ci sembra, anche per la titolazione, tra i più chiari.
Intanto all’inceneritore di Acerra “non c’è controllo per le emissioni” denuncia Tommaso Sodano, ex presidente della commissione Ambiente al Senato, e chiede il sequestro dell’impianto ^.
Hanno attestato l’idoneità degli impianti di smaltimento
Campania, 15 arresti per il caos rifiuti
Ai domiciliari l’attuale presidente della Provincia di Benevento Cimitile (Pd), docenti universitari, funzionari
NAPOLI – C’è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile (Pd), tra le 15 persone arrestate dalla Guardia di finanza e dalla Dia di Napoli nell’ambito dell’operazione “Green” sulla gestione dei rifiuti in Campania durante il commissariamento. Le ordinanze di custodia cautelare, tutte ai domiciliari, hanno raggiunto anche alcuni professori universitari e funzionari della Regione. L’indagine è stata condotta dai pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita.
COLLAUDO IMPIANTI – Nell’elenco figura un solo politico, Cimitile appunto, eletto nel 2008 a capo della Provincia di Benevento con una coalizione di centrosinistra. All’epoca dei fatti contestati era docente e membro della commissione collaudo degli impianti di smaltimento. Dal 2000 al 2006 è stato rettore dell’università del Sannio. L’inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti CDR (combustibile derivato dai rifiuti) campani, in grado di produrre ecoballe di combustibile dalla spazzatura. Le persone arrestate sono accusate di falso: avrebbero attestato la conformità degli impianti, e quindi la capacità di produrre CDR e FOS (frazione organica stabilizzata) a norma, quando le aree erano già sotto sequestro.
ECOBALLE IRREGOLARI – Tra gli arrestati ci sono anche Claudio De Biasio, ex-subcommissario del sottosegretario Guido Bertolaso, e Giuseppe Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo, all’epoca dei fatti direttore dei lavori nei CDR. Altri arrestati sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione, ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco Scalingia. L’attività dei CDR, dal 2005 fino a circa un anno fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di smaltimento, poiché non essendo a norma non possono essere bruciate nei termovalorizzatori di ultime generazioni. Attualmente i CDR continuano a trattare i rifiuti, ma in modo diverso da quanto previsto dalla normativa. (Corriere della Sera on line, 3 giugno 2009)
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VI PROTEGGERÒ SENZA SCAMPO
Pubblicato da ambienti su maggio 30, 2009
Un altro intoccabile si aggira per l’Italia. Ora in Campania, poi in Sardegna, un intermezzo a Roma, una gita in Abruzzo. No, non è quello che racconta barzellette. Questo che diciamo non cerca mai facili consensi, anzi si può considerare uno specialista nello scatenare dissensi. Tanto lui passa indenne attraverso ogni governo – come gli piace ricordare – e non ha da combattere con avversari e alleati politici o con una moglie scontenta.
Tra i cittadini arriva quasi sempre insieme alle disgrazie: il suo compito dovrebbe essere trovare rimedi. Ma quanti ne ha trovati davvero finora? Difficile stabilirlo: il suo operato è insindacabile, all’occasione segreto di stato e segreto militare. Quando non diventa un segreto di Pulcinella ^.
Una volta si è dimesso clamorosamente, però solo parzialmente: limitatamente a un incarico che con ogni evidenza non era in grado di gestire e che era diventato per lui una patata bollente.
In genere chi si dimette clamorosamente da incarichi di alta responsabilità torna a casa, almeno per un po’, a meditare sui propri errori o sull’ingratitudine umana. Lui no, neanche un giorno. Comodo. Ha mantenuto intatto il suo impero che dovrebbe proteggerci e che protegge certamente e soprattutto lui e la sua corte. Alla prima occasione, quando ha ottenuto di poter agire oltre ogni rischio di critica, oltre le leggi che lo avevano infastidito, si è ripreso l’incarico in cui aveva dato pessima prova, per giunta potenziato.
Decide su questioni gravi, che spesso riguardano la salute e la vita dei cittadini. In pratica ha potere di vita e di morte sulla popolazione. Dovrebbe essere un motivo in più per sottoporre a regolari e pubblici esami il suo operato, ascoltando anche i cittadini interessati. Ma lui ha chiesto e ottenuto la rassicurazione di prove d’esame stabilite da lui stesso. E’ riuscito a farsi scrivere leggi su misura, piene di “deroghe” alle norme che tutelavano l’ambiente e la salute pubblica. Quasi una patente di infallibilità e di impunità. Un po’ in ritardo rispetto ai suoi desideri. Ma a quel che è stato si può rimediare con gli stralci.
L’agiografia incoraggiata dai suoi fedeli lo rappresenta come un eroe o un santo. O forse è quasi un papa, come ha azzardato un personaggio autorevole ^.
Con lui si ripropone una questione che per una moderna democrazia dovrebbe essere centrale, uno dei nodi in cui si decide se ci sarà o no ancora una democrazia. La magistratura è al servizio delle leggi e dei cittadini o è al servizio dei governanti di turno, sottosegretari compresi?
PRIMA DELL’EMERGENZA RIFIUTI
Un breve profilo di Guido Bertolaso datato 13 gennaio 2005 ^
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MESSAGGI CONFUSIONALI
Pubblicato da ambienti su maggio 29, 2009
Dopo le notizie sul superamento dei valori di sicurezza per le emissioni inquinanti nell’area di Acerra ^ , l’ARPAC ha diffuso il comunicato che segue. Con precisazioni che intendono frenare le polemiche ma potrebbero invece riattizzarle. Se l’area di Acerra era già tanto inquinata l’anno scorso, e probabilmente nei precedenti, perché andarci ad aggiungere un inceneritore? Avevano ragione gli “ambientalisti” a dire che se un inceneritore fa danni comunque, lì ne avrebbe fatti anche di più?
Con riferimento alle notizie di stampa relative al superamento dei limiti di concentrazione media giornaliera di PM10, si ritiene opportuno precisare che i dati, registrati nel periodo marzo/maggio 2009 dalle tre centraline ARPAC dell’area acerrana, non si discostano da quelli misurati nel corso delle campagne di monitoraggio ex-ante della qualità dell’aria, effettuate negli anni 2006/2007 in ottemperanza alle prescrizioni della competente Commissione Ministeriale di Valutazione Impatto Ambientale.
Si rileva, altresì, che alcuni dei superamenti dei limiti di PM10, riscontrati nello stesso periodo marzo/maggio 2009 dalle centraline ARPAC, sono stati registrati anche durante i periodi di fermo dell’impianto di termovalorizzazione di Acerra.
ARPAC ha, comunque, programmato per le prossime settimane una specifica attività di controllo e monitoraggio finalizzata all’individuazione della incidenza percentuale delle molteplici fonti di emissione presenti in zona, anche attraverso la speciazione del particolato.
(aggiornamento ARPAC 28 maggio 2009)
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MA CHE BRUTTO AMBIENTE
Pubblicato da ambienti su maggio 29, 2009
dall’edizione on line della rivista Valori
AMBIENTE, UE: L’ITALIA IL PAESE MENO RISPETTOSO DELLE LEGGI COMUNITARIE
L’Italia è il Paese europeo più indisciplinato dal punto di vista delle politiche ambientali. Lo dimostra il rapporto annuale sullo stato di attuazione della legislazione ambientale europea che per l’Italia registra il record di 45 infrazioni. Il documento, non ancora definitivo, è stato distribuito dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europa per consultazione, prima della versione ufficiale.
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CARA, TROPPO CARA
Pubblicato da ambienti su maggio 29, 2009
È ORA DI RIDURRE LA TARSU !
A CASERTA UN’INIZIATIVA DI:
CITTADINI AUTOCONVOCATI, COMITATO EMERGENZA RIFIUTI, COMITATO RIONE TESCIONE, COMITATO PARCO ARANCI, COMITATO RIONE ACQUAVIVA, GLI AMICI DI ELEONORA
Il volantino:
CASERTA HA LA TASSA SUI RIFIUTI TRA LE PIÙ ALTE D’ITALIA. Eppure il servizio è stato carente negli anni passati ed oggi ancora stenta a decollare il tanto atteso sistema del “porta a porta”. Per questo, dopo una serie di riunioni nei vari quartieri di Caserta, in cui abbiamo raccolto il malcontento e le giuste lamentele di buona parte della cittadinanza, ti invitiamo a richiedere con forza la riduzione della Tarsu 2009 e la compensazione della Tarsu 2007 e 2008 a causa della carenza del servizio.
FIRMA ANCHE TU ! la petizione popolare che inoltreremo al Comune per la riduzione della Tarsu e la sospensione delle procedure di fermo amministrativo per quei cittadini che ancora non hanno provveduto ai pagamenti della relativa tassa per un servizio inesistente o quasi. In Consiglio comunale la petizione dovrà essere discussa ai sensi dell’art. 32 dello Statuto Comunale.
Vieni presso i sottoindicati punti di raccolta firme e chiedi con noi la riduzione della Tarsu:
Comitato Rione Tescione – Sede Venerdì 29 maggio
dalle ore 16.00 alle ore 18.00
Piazzetta s. Matteo di Tredici – Sabato 30 e Domenica 31 maggio
dalle ore 10.30-12.30
Rione Acquaviva – Parrocchia N.S. Lourdes Venerdì 29
dalle ore 18 alle ore 20
Parco Aranci – Parrocchia Maria SS. Del Carmine e San Giovanni Bosco Via dei Ginepri – Sabato 30 maggio dalle ore 10 alle ore 12
qui il testo completo della petizione per la riduzione della Tarsu
in formato pdf scaricabile ^
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SOFFRIRE E PER GIUNTA PAGARE
Pubblicato da ambienti su maggio 29, 2009
TRA LE VERITÀ UFFICIALI RIFILATE AI CITTADINI SULLA CRISI DEI RIFIUTI
A CASERTA ARRIVANO CARTELLE TARSU TRA LE PIÙ ALTE D’ITALIA
I rifiuti ricominciano ad accumularsi vistosamente in vari luoghi della Campania, da Ercolano ad Aversa. L’inceneritore di Acerra è avvolto da una nube di mistero oltre che di sostanze inquinanti. Il sottosegretario Guido Bertolaso dice che dei problemi di raccolta sono responsabili i sindaci e promette di punire i colpevoli con il commissariamento. Bertolaso dice che comunque la situazione è sotto controllo e avverte che gli interrogatori della magistratura intralciano i suoi collaboratori, possono spaventarli e intimidirli.
Bertolaso pretende mani libere e impunità per eventuali imprevisti. Tipo il sequestro della discarica e l’accertamento di un disastro ambientale a Lo Uttaro, Caserta. Un impianto a suo tempo garantito da Bertolaso come ”a basso impatto ambientale”, gestito con criteri molto diversi da quelli che nel novembre 2006 aveva garantiti. Al contrario di quanto promesso, arrivarono rifiuti da tutta la regione e vennero sversati appena un po’ frullati, infinitamente puzzolenti e inquinanti, senza adeguate coperture periodiche, senza adeguati controlli di quel che avveniva “sotto”, in fondo al pentolone tossico della discarica. A Caserta e in comuni vicini, per mesi avvolti nella puzza asfissiante de Lo Uttaro, Bertolaso è noto come un emerito bugiardo. Il che provoca, evidentemente, anche danni di credibilità per ogni legittimo governo e ogni legittima autorità. Danni alle istituzioni prodotti dall’ex commissario per i rifiuti ora sottosegretario, non dai cittadini.
Bertolaso sostiene che le verità sui rifiuti stanno tutte nel sito ufficiale per l’Emergenza Rifiuti (il terzo o quarto, ognuno differente dagli altri). A Bertolaso piace l’ufficialità perché , ora che è anche sottosegretario, probabilmente ritiene di esserne il padrone. Sembra non sfiorarlo il dubbio che i magistrati stiano cercando verità oltre quelle ufficiali, per dar conto ai cittadini di un sistema di gestione dei rifiuti folle, che ha provocato immensi danni alla Campania e all’Italia e i cui autori vengono ancora definiti “eroi” in discorsi ufficiali.
Tra i danni da rifiuti per molti cittadini campani ci sono le tariffe, o tasse, tra le più alte d’italia per il servizio di smaltimento. Nonostante la qualità scadentissima del servizio fornito. Le bollette pesanti non sono i danni peggiori se paragonati con quelli possibili alla salute, ma per molte famiglie le richieste economiche esose aggiungono alle sofferenze e alla paura altri disagi, ai danni la beffa. Perciò a Caserta un coordinamento di comitati e associazioni lancia un’appello per la riduzion della Tarsu e chiede ai cittadini di firmare una petizione da inoltrare al Comune e da discutere in Consiglio comunale, ai sensi ell’articolo 32 della Statuto comunale.
Al prossimo post la petizione e il volantino con tutti gli appuntamenti per firmarla.
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CRISI DIOSSINA NEL CASERTANO 1
Pubblicato da ambienti su maggio 28, 2009
DOPO L’INCENDIO ALLA ECOREC DI MARCIANISE
UN APPELLO DEL SI.A.A.B
Sindacato Agricoltori Allevatori Bufalini e Bovini
IL SECONDO GIORNO DELL’INCENDIO DEI PNEUMATICI AVEVAMO LANCIATO IL GRIDO “VERGOGNA”. ADESSO SI STA OLTREPASSANDO LA MISURA. SIAAB E ALTRAGRICOLTURA CHIEDONO PER CASERTA L’IMMEDIATA COSTITUZIONE DI UNA UNITA’ DI CRISI.
NEW la lettera inviata dalla ASL agli allevatori ^
una mappa del nuovo disastro ^
Non solo gli incomprensibili ritardi con cui si è provveduto a domare un incendio di pneumatici al centro dell’interporto Marcianise Maddaloni, costringendo per giorni, tutti gli agricoltori dell’area, non solo gli allevatori, a lavorare barrandosi la bocca con i fazzoletti quasi come i banditi del Far West; poi nessun aiuto, nessun incontro di orientamento, nessuna iniziativa, nessun impegno visibile per salvaguardare lavoro e risorse; solo il solito mezzo sbrigativo che può anche assumere l’ultimo impiegato di un qualsiasi ufficio pubblico: “vi diffidiamo a somministrare ai propri animali alimenti provenienti dalle zone che ricadono entro il raggio di 10 km dall’epicentro dell’incendio”
Dopo il massacro dei poveri nigeriani a Castelvolturno vi è stata la solita gara di big nazionali e rappresentanti di grandi istituzioni, tutti con la frase di rito: Lo Stato c’è.
Lo Stato c’è per chi, per le banche, le imprese in fallimento ad opera di eccellenti truffatori? Perché non c’è mai più per l’agricoltura, i coltivatori, le bufale? Anzi quando si è chiesto di andare fino in fondo per indagare sulla effettiva presenza della brucellosi, hanno fatto finta di non sentire trincerandosi dietro il procedimento amministrativo; alla data attuale solo il 12% degli indennizzi è stato erogato per la mattanza bufalina e quando abbiamo lanciato il pericolo usura magari hanno pensato a qualche trovata propagandistica-corporativa fino a quando non hanno dovuto prendere atto del primo caso eclatante di Francolise.
Da questa ultima vicenda sulla diossina emergono numerose domande e quesiti a cui pretendiamo avere una risposta:
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